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title: Increduli
description: Si chiama Chiara la 21enne, ora indagata per omicidio volontario, che avrebbe ammesso di aver ucciso i suoi due neonati
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date: 2024-09-18
author: Annalisa Grandi
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categories: [Cronaca]
tags: [Italia]
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# Increduli

![Chiara neonati Parma](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/09/Chiara-neonati-Parma.jpg)

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2024-09-18 07:41:31

2024-09-18 05:41:31

Scrivere due giorni di seguito di fatti di cronaca - ancorché incredibilmente dolorosi e sconcertanti - è singolare per chi come me ha un rapporto non sempre facile con casi simili

Scrivere due giorni di seguito di fatti di cronaca - ancorché incredibilmente dolorosi e sconcertanti - è singolare per chi come me ha un rapporto non sempre facile con casi simili.

Perché troppe volte ci si improvvisa, pur con le migliori intenzioni, giudici, medici, psicologi, sociologi o comunque specialisti. Lì dove non si possono avere competenze specifiche o semplicemente non si conoscono i fatti.

La vicenda della mamma che si sarebbe lasciata morire con la figlioletta in braccio e il caso della ragazza che avrebbe partorito due volte in casa per seppellire poi i neonati a pochi metri di distanza lascia un tale vuoto in chiunque abbia ancora la voglia e la forza di interrogarsi sull’animo umano da non poterci però far esimere.

Proprio perché non abbiamo risposte da dare e neppure ci sogniamo di azzardarle, abbiamo deciso di tornare a scriverne.

Se è vero, come scrivevamo appena ieri per la vicenda che ha trovato una triste conclusione nel fiume Piave, che l’insondabilità dell’animo umano arriva spesso a essere spaventosa per quanto ci lasci attoniti e impotenti, delle domande siamo pur chiamati a farcela. Il rischio - in caso contrario - è quello di scivolare nell’apatia.

Sia scritto con tutta la prudenza di questa terra e senza riferirci in modo specifico a parenti, amici, congiunti di vario ordine e grado, ma si può non vedere mai nulla in casi estremi come quelli che ci hanno angosciato negli ultimi giorni? Si può restare completamente ciechi e sordi davanti, non diciamo neppure a segnali, ma almeno ad accenni, stranezze, qualsiasi cosa possa metterci sull’avviso? Sul chi va là, permettendoci di accendere una luce da qualche parte nel nostro cervello o nel nostro cuore e correre in aiuto del prossimo.

Un conto è non farci gli affari altrui, non immischiarci, rispettare la privacy anche delle persone a noi più vicine, cosa completamente diversa è girare la testa dall’altra parte. Ribadiamo: senza occuparci in modo diretto e specifico dei due casi in questione, quante volte abbiamo avvertito il disagio, l’umanissimo dubbio che si sarebbe potuto fare qualcosa di più in episodi sconcertanti e dolorosi. Ci si poteva almeno porre qualche domanda prima che fosse troppo tardi?

Lo scriviamo per gli innocenti, non per gli eventuali colpevoli le cui responsabilità non spetterà mai a noi definire. Un pensiero è doveroso.

Al pari di un richiamo a un minimo di vigile attenzione sul mondo che ci circonda. Se non altro quello più vicino a noi.

di Fulvio Giuliani

L’angoscia e le domande da farsi

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2024-09-18 11:44:45

2024-09-18 09:44:45

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2024-09-17 18:01:44

2024-09-17 16:01:44

Dal caso di Parma, della studentessa 22 che avrebbe partorito e seppellito due neonati in giardino, al delitto di Treviso

Col passare delle ore, la storia del doppio infanticidio di Traversetolo assume i contorni di una tragedia. La 22enne che avrebbe dato alla luce due neonati per poi sotterrarli nel giardino di casa, avrebbe anche effettuato specifiche ricerche in rete su come indursi il parto e avrebbe agito da sola. Il secondo bimbo sarebbe nato il 7 agosto, a termine di gravidanza, nella villetta a Vignale di Traversetolo in provincia di Parma in cui la studentessa viveva con i genitori e il fratello minore. Una volta dato alla luce il piccolo, lo avrebbe sepolto sotto un sottile strato di terra, notato poi da un vicino che avrebbe dato l’allarme, permettendone il ritrovamento due giorni dopo, quando la giovane era già partita per New York con la famiglia. Dieci giorni lontano dall’Italia, dopo un gesto che lei non avrebbe ancora motivato agli inquirenti. Sempre lei avrebbe agito da sola in precedenza, se le analisi confermeranno che anche gli altri resti appartengono a un bimbo nato almeno un anno fa, poi deceduto e seppellito. «In ogni caso di cronaca ogni storia è una storia a sé, che ha un suo sviluppo e un suo percorso. Premesso questo, sarebbe importante prima di tutto imparare ad ascoltare le donne e il loro disagio, anche se questo riguarda un tema così polarizzante e delicato come la maternità. Ma nella società della performance sappiamo che anche la maternità ha i suoi diktat e "un solo modo giusto" di farlo”», spiega Paola Calvello Cornejo, psicologa clinica e criminologa.

Ma cosa può aver spinto a un gesto tanto drammatico una giovane che non vive in un contesto di apparente disagio, né economico né psicologico? La studentessa universitaria, fidanzata (ma il ragazzo sarebbe estraneo alla vicenda), in passato era stata volontaria in parrocchia, accompagnava i bambini nella piscina di un centro vicino, in provincia di Reggio, e aveva anche fatto saltuariamente la baby sitter in paese. «Sappiamo che gli aspetti ormonali hanno influenze fortissime sullo stato di salute: la chimica agisce sul cervello – osserva l’esperta - Ma soprattutto va prestata attenzione al senso di solitudine che può essere provato in casi di maternity blues (la depressione post partum) e di vergogna. Questo è un aspetto ancora più complicato, che ha a che fare con l'idealizzazione della maternità e la pressione sociale rispetto alla "performance materna"».

Eppure gli infanticidi non sono così rari. Secondo il rapporto Eures, dal 2010 al 2022 in Italia sono stati commessi 268 figlicidi. Significa una media di quasi uno ogni due settimane: nel 55,6% dei casi (149 episodi) si tratta di bambini con meno di 12 anni. Quanto più le vittime sono grandi, maggiori sono i casi nei quali l’autore del figlicidio è il padre, mentre il rapporto si ribalta quando i bambini hanno tra 0 e 5 anni, quando a compiere il gesto estremo sono soprattutto le madri (61 casi, pari al 57,5%, contro i 45 commessi dai padri, pari al 42,5%). Intanto, solo pochi giorni fa un’altra madre, Susanna Recchia di 45 anni, si è tolta la vita gettandosi in un fiume nel trevigiano, insieme alla figlia di 3 anni. «Questi episodi non sono rari, ma rientrano spesso in casi di “depressione rabbiosa”. Accade quando si pensa di aver perso risorse fondamentali (materiali o psicologiche), in un quadro di fallimento personale o in una perdita di "status". Allora si rischia di scivolare verso il risentimento, la frustrazione e le pretese, che possono portare a commettere reati. La disfunzione sta proprio nelle pretese che abbiamo verso noi stessi e verso gli altri», conclude l’esperta. Di Eleonora Lorusso

Le donne e il dramma dell’infanticidio, parla la criminologa e psicologa Cornejo

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2024-09-18 09:24:08

2024-09-18 07:24:08

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