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Jacques Moretti, proprietario del locale di Crans-Montana: “Non è colpa mia, io non c’entro niente”

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Non si può trattenere un sussulto a leggere le dichiarazioni che Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans-Montana

Jacques Moretti

Jacques Moretti, proprietario del locale di Crans-Montana: “Non è colpa mia, io non c’entro niente”

Non si può trattenere un sussulto a leggere le dichiarazioni che Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans-Montana

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Jacques Moretti, proprietario del locale di Crans-Montana: “Non è colpa mia, io non c’entro niente”

Non si può trattenere un sussulto a leggere le dichiarazioni che Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans-Montana

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Non si può trattenere un sussulto a leggere le dichiarazioni che Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans-Montana in cui è avvenuta la strage di Capodanno, ha fatto davanti a magistrati e avvocati. La sostanza è un insieme di “non è colpa mia io non c’entro niente”.

A cominciare dalla questione della porta di uscita di sicurezza, a suo dire bloccata con una sedia da un cliente la sera prima. Colpa di un cliente. Le candele scintillanti? Una iniziativa del personale e dei camerieri, lui ne era al corrente ma non era una sua idea. Altra colpa altrui. E ancora, sulla schiuma fonoassorbente, sostiene di non essere stato al corrente che fosse infiammabile. Che nessuno glielo avesse detto.

Peccato che ci sia scritto sulle confezioni. Non serve che qualcuno lo dica.

Ancora, sulla sicurezza del locale, sostiene che dopo i controlli (l’ultimo ben cinque anni fa) era tranquillo, eppure i dossier in realtà avevano evidenziato le lacune della sicurezza del locale. Per finire, ciliegina sulla torta, Jacques Moretti è riuscito a sostenere che pure lui e sua moglie in fondo sono vittime. Vittime.

Dichiarazioni persino difficili da leggere, immaginiamo per chi in quella strage ha perso un figlio. Non bastasse, guarda caso, sul conto dei Moretti al 31 dicembre risultavano esserci circa 550 euro. 550 euro. Eppure il loro tenore di vita non pare fosse da indigenti anzi. Un’altra delle note stonate di questa storia. E sono tante, troppe. Come se non bastasse la terribile strage, come se non bastassero tutti quei genitori che hanno perso i loro ragazzi.

Di Annalisa Grandi

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