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La droga di cui non si parla

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Duecentomila morti in tre anni. Nella sola New York l’81% dei decessi per overdose negli ultimi dodici mesi è stato causato dal Fentanyl
Fentanyl

La droga di cui non si parla

Duecentomila morti in tre anni. Nella sola New York l’81% dei decessi per overdose negli ultimi dodici mesi è stato causato dal Fentanyl
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La droga di cui non si parla

Duecentomila morti in tre anni. Nella sola New York l’81% dei decessi per overdose negli ultimi dodici mesi è stato causato dal Fentanyl
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Duecentomila morti in tre anni. Derivato della morfina, ma fra le 30 e le 80 volte più potente. In una sola parola: Fentanyl. La sua storia è simile a quella di altri farmaci antidolorifici e anestetici autorizzati dalla Food and Drug Administration americana e diventati poi la causa di una strage. Come l’OxyContin (l’ossicodone), altro antidolorifico oppioide che fra il 1990 e il 2019 causò almeno mezzo milione di persone morte tra overdose e generico abuso, come raccontato di recente anche nella serie tv “Painkiller” (tratta dall’omonimo libro di Barry Meier).  
Proprio come l’OxyContin, anche il Fentanyl nasce per essere prescritto come antidolorifico. Il suo effetto così enormemente superiore alla morfina è però molto meno duraturo. Si può assumere in diversi modi (attraverso un cerotto, con una normale pasticca, per inalazione oppure tramite endovena) e questo lo rende una soluzione pratica per il paziente. Con un piccolo, terribile dettaglio: nonostante per anni si sia detto il contrario, crea una dipendenza fortissima (esattamente come accadeva con l’ossicodone). Chi comincia ad assumerlo non riesce più a farne a meno. Ed è pronto a percorrere qualsiasi strada pur di procurarsene ancora. Di qui l’inevitabile fiorire di commerci illegali alimentati da un’autentica ‘epidemia’ i cui numeri sono impressionanti: nella sola New York, secondo il Dipartimento di Polizia locale, l’81% delle morti per overdose negli ultimi dodici mesi è stato causato dal Fentanyl. Parliamo più o meno di 3mila morti in un anno. In una sola città. E in un’epoca lontana dall’orrore delle immagini delle strade americane degli anni Novanta, nel pieno della strage dei morti per overdose da ossicodone.  
La verità è che la strage da oppioidi non è mai finita. Ma ancora oggi si fa fatica a parlarne: un po’ perché non è chiaramente un bel biglietto da visita per il sistema americano. Ma soprattutto perché la questione inevitabilmente tocca i colossi del farmaco: risale al 2019 la storica decisione di un giudice dell’Oklahoma di infliggere a Johnson & Johnson una sanzione da 572 milioni di dollari per aver indirettamente contribuito a causare la strage di morti per overdose, in particolare mettendo in atto una campagna di disinformazione nei confronti dei medici sui rischi del farmaco. È in pratica quanto si contestò anche alla Purdue Pharma, multata per 8 miliardi di dollari per aver fatto lo stesso con l’OxyContin.  
Per rendersi conto delle dimensioni del fenomeno, basta ricordare che proprio alcuni giorni fa sul Fentanyl si è stretto un accordo fra Cina e Stati Uniti affinché il Paese asiatico freni l’esportazione dei componenti necessari a produrre l’oppioide. Questo perché fino al 2019 proprio la Cina ne era il principale fornitore. In seguito si arrivò a una stretta che ne bloccò l’esportazione, ma il problema non fece altro che spostarsi in Messico. Col risultato che la situazione non si risolse, essendo cambiati soltanto i fornitori negli Usa: i cartelli della droga messicani. La verità è che oggi arginare il fenomeno è tutt’altro che semplice. In Italia dal 2020 il Fentanyl e i suoi derivati sono stati inseriti nella tabella I delle sostanze psicotrope, al pari dell’eroina.
Di Annalisa Grandi

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