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title: La giustizia non è un sondaggio d’opinione
description: Facciamo chiarezza sul processo dei ragazzi Finnegan Elder e Natale Hjorth, accusati dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega
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date: 2024-07-26
author: Roberto Gazzini
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categories: [Cronaca]
tags: [cronaca, giustizia]
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# La giustizia non è un sondaggio d’opinione

![La giustizia non è un sondaggio d’opinione](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/07/Evidenza-sito-3-3.jpg)

Facciamo chiarezza sul processo dei ragazzi americani Finnegan Elder e Natale Hjorth, accusati dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega

Ho seguito per lavoro **il processo riguardante i ragazzi americani Finnegan Elder e Natale Hjorth, accusati dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega**. Gli articoli feroci sulla concessione degli arresti domiciliari a uno dei due mi spingono a riflettere sul valore e sull’importanza di una corretta narrazione giornalistica, spesso invece influenzata da avvocati e Procure che ne approfittano per raccontare la loro versione dei fatti, talvolta ignorando le leggi e la Costituzione.

**A titolo esemplificativo ripercorro le tappe mediatiche di questa tragica vicenda**.** Nel 2020, in primo grado, i due ragazzi vengono condannati all’ergastolo**: la massima pena è giustificata dall’aggravante della resistenza a pubblico ufficiale, dunque i giovani sapevano di avere di fronte due carabinieri. Nessuna possibilità di patteggiamento, ma processo ordinario e massima pena. La stampa riprende il commento dell’avocato della vedova: «Sentenza esemplare per chi ha ucciso un servitore dello Stato».

**Nel 2022, in appello, inizia a emergere l’incertezza sull’identificazione dei carabinieri.** Ma le pene restano elevate: 24 anni per Elder e 23 per Hjorth. La difesa ricorre allora in Cassazione che, nel 2023, evidenzia le lacune delle sentenze precedenti: per Elder deve essere rivalutata l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, mentre per Hjorth va rivista la sua volontarietà nella partecipazione all’omicidio.

**Il nuovo processo del 3 luglio 2024 chiarisce che i carabinieri non hanno avuto il tempo di qualificarsi, quindi i ragazzi non potevano sapere che erano tutori dell’ordine**. Questo fa cadere l’aggravante per Elder, mentre per Hjorth l’accusa viene derubricata da concorso morale a concorso anomalo. Le pene vengono ridotte a 15 anni e due mesi per Elder e 11 anni e due mesi per Hjorth. Di fatto le stesse pene già comminate in appello, ma ridotte di un terzo come previsto dal rito abbreviato (che è stato concesso perché sono venute a mancare le aggravanti).

**L’unico commento fuori dal coro mediatico che urla allo scandalo è quello di Davide Giacalone su questo giornale** che, basandosi sui fatti e sulla conoscenza della materia, scrive: «Non c’è stata alcuna riduzione arbitraria della pena. Nessun favoritismo abituale perché gli imputati sono cittadini americani. La legge è stata semplicemente applicata».

**Quando gli avvocati di Hjorth, a seguito della sentenza, chiedono e ottengono gli arresti domiciliari per il ragazzo,** i *media* danno ampio spazio ai commenti negativi degli avvocati di parte civile, dei politici e della stessa Procura generale che fa ricorso contro i domiciliari sottolineando il rischio di fuga e la possibilità di reiterazione del reato (nonostante il passaporto del ragazzo sia stato ritirato, lui abbia accettato il braccialetto elettronico e i giudici con la nuova sentenza abbiano riqualificato il reato da doloso a colposo, quindi non sussiste più il pericolo che commetta un reato analogo a quello per cui è stato condannato). Vedremo come andrà a finire.

**Dopo 5 anni e cinque gradi di giudizio, è emerso che i ragazzi non sapevano di avere di fronte due carabinieri**. Aspettavano il *pusher* a cui avevano rubato lo zainetto, non due carabinieri. E questo cambia di molto la lettura dell’evento. Una persona è morta e chi ha sbagliato deve pagare, ma l’analisi dei fatti può portare a giudizi diversi in termini legali, mediatici e di reputazione. Limitarsi a riferire di volta in volta cosa dicono le parti non è più sufficiente per fare del giornalismo. La mancanza di giudizio critico non permette ai lettori di farsi una corretta opinione.

**Questa storia mi ricorda un articolo di Valentina Stella dal titolo quanto mai attuale (“Le sentenze *choc* che non piacciono all’opinione pubblica”)**, secondo cui la giustizia non dovrebbe essere applicata in funzione di un sondaggio d’opinione, ma dopo un processo.

*di Roberto Gazzini*
