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title: "La morte assurda di Bergamo e chi guarda dall&#8217;altra parte"
description: Riconoscere uno schema, un meccanismo tribale - nel suo peggior significato - per il quale i colori valgono più della persona.
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date: 2025-05-05
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/la-morte-assurda-di-bergamo/
categories: [Cronaca]
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# La morte assurda di Bergamo e chi guarda dall&#8217;altra parte

![La morte assurda](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/La-morte-assurda-1024x639.jpg)

Riconoscere uno schema, un meccanismo tribale - nel suo peggior significato - per il quale i colori valgono più della persona

Adesso qualcuno dirà che il calcio non c’entra niente, che il pallone è vittima di due bande di balordi o del caso.
Il che in qualche misura è anche vero, ma rischia di diventare soprattutto una scusa. Una comoda scusa, davanti a una tragedia ai limiti dell’inconcepibile.

Una di quelle ben note, che mille volte abbiamo usato per girarci dall’altra parte e non guardare la realtà.

Perché il calcio c’entra eccome, il calcio quando si divide per bande (armate all’occorrenza). Sono bande pronte a sfidarsi per il territorio, per un malinteso senso di appartenenza e di controllo del proprio feudo.
E così il gruppo “straniero” in terra “straniera“ è il nemico, va allontanato, espulso. Costretto a riconoscere chi comanda e dove. La banda regna e gestisce il proprio territorio.

Qui non si tratta di descrivere quanto accaduto nella notte fra ieri e l’altro ieri a Bergamo, per quello ci sono le forze dell’ordine e la cronaca (aberrante).
Si tratta di riconoscere uno schema, un meccanismo tribale - nel suo peggior significato - per il quale i colori valgono più della persona.

L’appartenenza al clan è insieme garanzia e condanna. Dire che il calcio non c’entri nulla è veramente troppo, se anche si ha solo voglia di ricordare anni e anni di tragedie e altre solo sfiorate per buona sorte e pura casualità.

Non è semplicemente accettabile, non è da Paese che voglia dirsi civile.
Rifletteteci, però: sembra quasi non ci sia più neppure la forza di meravigliarsi e indignarsi.

Di *Fulvio Giuliani*
