La pochezza del male
| Cronaca
Immaginare summit in stile cinematografico è molto più consolante che dover ammettere la presa ferrea della criminalità organizzata sul nostro Paese
La pochezza del male
Immaginare summit in stile cinematografico è molto più consolante che dover ammettere la presa ferrea della criminalità organizzata sul nostro Paese
| Cronaca
La pochezza del male
Immaginare summit in stile cinematografico è molto più consolante che dover ammettere la presa ferrea della criminalità organizzata sul nostro Paese
| Cronaca
AUTORE: Fulvio Giuliani
Matteo Messina Denaro è morto portando nella tomba tutto il suo disonore, l’eco di una vita ignobile e di azioni raccapriccianti. Anche qualche polemica vagamente surreale sul rifiuto del funerale religioso, escluso dallo stesso criminale in una nota di suo pugno, in segno di protesta contro la Chiesa ‘corrotta’. Anche se, a sua volta, la stessa Curia siciliana ha reso noto di non volergli concedere il conforto dell’ultimo saluto. Una questione che attiene alla sfera della fede e della Chiesa, su cui non ci sentiamo di dover aggiungere nulla.
Un altro aspetto, invece, ci coinvolge tutti: la sfera dei misteri o presunti tali. Lungo i decenni della latitanza e nel tutto sommato breve periodo di detenzione dopo la cattura, le dietrologie hanno costantemente accompagnato la carriera criminale di un uomo tanto spietato e rivoltante quanto dai limitatissimi orizzonti. Ha conosciuto e praticato soltanto la violenza di stampo mafioso, trattando lo Stato e i suoi servitori neppure come dei nemici – cosa che avrebbe presupposto l’idea abietta, ma comunque un’idea, di anti-Stato – ma solo come un intralcio all’unica cosa che abbia inseguito per tutta un’esistenza: il potere locale e i soldi. La fine della lunghissima latitanza di un soggetto del genere, le modalità stesse della cattura in una giornata apparentemente come un’altra, in un’atmosfera quasi surreale e di incredibile distanza fra la ‘mitologia’ perversa del superboss e la realtà di un quasi vecchio malato e senza alcun apparato di protezione intorno a sé, sembrano fatte apposta per alimentare la leggenda. Se escludessimo la malattia.
Ecco, la malattia: quasi certamente lo snodo della fine della latitanza e – almeno in parte – del potere di Matteo Messina Denaro. Secondo chi ha lavorato alla cattura del boss, indiscutibilmente l’esigenza di cercare di sottoporsi a cure specialistiche ha ristretto le opzioni del latitante e indirizzato l’indagini. Lui stesso, conscio dell’approssimarsi della fine, può aver consapevolmente scelto di correre rischi prima inconcepibili pur di farsi curare per quanto possibile. C’è anche l’ipotesi ‘estrema’ di una sorta di resa non allo Stato (mai neppure compreso da Messina Denaro) ma alla realtà e alla necessità di farsi curare. Ogni ipotesi è teoricamente valida, forse lo sono tutte in parti diverse. Non c’è bisogno di cercare a tutti i costi burattinai, manovratori e poteri che nell’ombra hanno prima favorito la lunghissima libertà e poi ne hanno determinato la fine. In tutta franchezza non c’è nulla di misterioso anche nell’inconcepibile latitanza, resa possibile soltanto da una diffusa rete di connivenze e protezioni. Fatta di tanta gente apparentemente ‘normale’. È sufficiente non chiedere per farsi complici, senza neppure provare il fastidio di doverlo ammettere a sé stessi. Il potere, la paura, la convenienza, i soldi – tanti soldi – spiegano molto più degli infiniti misteri.
Tutto sommato, immaginare grandi vecchi o summit in stile cinematografico (e anche ragionare di impossibili ‘perdoni’) è molto più consolante che dover ammettere la presa ferrea e soffocante della criminalità organizzata su interi pezzi del nostro Paese, abitanti compresi.
Di Fulvio Giuliani
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Milano-Cortina, vigilante 55enne muore di freddo durante il turno notturno in cantiere per le Olimpiadi
10 Gennaio 2026
Morire di freddo, con la temperatura che arriva a circa -12°, in Italia, nel 2026, è quanto presum…
Crans-Montana: 140 secondi per mettersi in salvo. Ecco la ricostruzione 3D (non ufficiale) dell’incendio – IL VIDEO
10 Gennaio 2026
Nell’incendio di Crans-Montana dall’innesco dei pannelli fonoassorbenti al flashover sarebbero pas…
Crans-Montana, la vicesindaca chiede scusa alle famiglie: “Mancanze sui controlli”. Aperta l’inchiesta della procura di Roma: fissata l’autopsia per Galeppini; riesumazione per Tamburi; sospese le tumulazioni di Costanzo e Barosi
10 Gennaio 2026
“Porgiamo le nostre scuse e chiediamo perdono a tutte le famiglie in lutto e afflitte dal dolore”…
Stéphane Ganzer, membro del Consiglio di Stato del Canton Vallese: “La tragedia si poteva evitare”
09 Gennaio 2026
Tragedia Crans-Montana, parla Stéphane Ganzer: “Il Comune ha dichiarato di non aver effettuato i c…
Iscriviti alla newsletter de
La Ragione
Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.