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L’abisso della depressione

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La vicenda terribile di Susanna Recchia, trovata morta insieme alla figlia di tre anni, e l’abisso della depressione

L’abisso della depressione

La vicenda terribile di Susanna Recchia, trovata morta insieme alla figlia di tre anni, e l’abisso della depressione

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L’abisso della depressione

La vicenda terribile di Susanna Recchia, trovata morta insieme alla figlia di tre anni, e l’abisso della depressione

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La vicenda terribile di Susanna Recchia, trovata morta insieme alla figlia di tre anni, ci induce ancora una volta a riflettere sul tema – sempre difficile da affrontare – del disagio psicologico. Come può una mamma di quattro figli non solo scegliere di morire ma portare con sé la sua bambina? Una madre non dovrebbe innanzitutto proteggerli, i propri figli? Anche da se stessa? 

La verità è che giudicare è sempre più facile che provare a capire e la verità è anche che sempre più spesso assistiamo a fatti tragici che derivano da disagi sottovalutati o ignorati. Certo col senno del poi puntare il dito è semplice ma la realtà è che ancora oggi, nel 2024, per molti ammettere di avere un problema è difficile se non impossibile. Ancora andare da uno psicologo, andare in analisi, è qualcosa da non raccontare. Oppure qualcosa di cui ci si vergogna.

E invece un grande passo sarebbe se, a cominciare dal modo in cui si parla del disagio e della malattia mentale, si iniziasse a capire che il vero problema non è averlo, il problema. Ma ignorarlo. Per sé ma anche per chi ci sta accanto. Perché storie come quella di Susanna e della sua bambina fanno rabbrividire ma la depressione può colpire chiunque. Capirlo, saperla riconoscere, saper chiedere aiuto, può davvero fare la differenza. E non c’è proprio nulla, di cui vergognarsi.

di Annalisa Grandi

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