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title: "L&#8217;antisemitismo fra noi"
description: "Da Firenze a Napoli, un'aria mefitica nei confronti di Israele si sta diffondendo a macchia d'olio in tutta Italia."
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date: 2024-03-16
modified: 2024-03-18
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Cronaca]
tags: [guerra, israele, Italia, politica, scuola, università]
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# L&#8217;antisemitismo fra noi

![L'antisemitismo in Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Lantisemitismo-in-Italia.png)

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2024-01-18 07:51:32

2024-01-18 06:51:32

I terroristi di Hamas rifiutano la soluzione dei due popoli e dei due Stati per una futura, pacifica convivenza fra Israele e la Palestina

I terroristi di Hamas rifiutano la soluzione dei due popoli e dei due Stati per una futura, pacifica convivenza fra Israele e la Palestina. A dire no a questa ipotesi è stato ieri il leader di Hamas all’estero, Khaled Meshal: «Il nostro popolo palestinese chiede liberazione, libertà dall’occupazione e la nascita di uno Stato palestinese». Ha soprattutto aggiunto che, dopo l’attacco sferrato a Israele lo scorso 7 ottobre, «la stragrande maggioranza del popolo palestinese» ha rinnovato la speranza di «una Palestina dal mare al fiume e dal Nord al Sud». Nelle parole di Meshal è compreso pure il rifiuto dei «confini del 1967» che a suo parere «sono praticamente un quinto della Palestina e non possono essere accettati».

Si potrebbero fare molte puntualizzazioni in merito alle sue parole ma una le riassume tutte: lui e Hamas non sono i palestinesi. È vero. Il dramma di questa guerra è però che l’Anp, che dovrebbe rappresentare i palestinesi meno belligeranti, oggi è ininfluente o quasi. E con una guerra in corso la cosa non è certo laterale. Anche perché dal versante israeliano del conflitto il primo ministro Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che la guerra in corso nella Striscia di Gaza fra Israele e Hamas potrebbe continuare fino al 2025. Per lui la durata del conflitto rappresenta probabilmente una garanzia di durata politica ma stavolta – viste le posizioni sul versante palestinese – la previsione ha anche una certa vicinanza con la realtà. Speriamo di sbagliare.

Di Jean Valjean

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Hamas dice no a due Stati e due popoli

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2024-01-27 16:36:56

2024-01-27 15:36:56

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2023-12-30 11:00:36

2023-12-30 10:00:36

L’eccidio del 7 ottobre, giorno cruciale nello scontro tra Israele e Hamas, ha letteralmente distrutto gli equilibri precari del Medio Oriente

Un momento fondamentale del mito bellico di Israele è stato la sua rapida vittoria nella Guerra dei sei giorni del 1967. Oggi Gerusalemme è invece impegnata da 85 giorni in un conflitto aperto che il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha ritratto nella sua relazione alla Knesset come una «Guerra dei sette fronti». Gaza, Cisgiordania, Iran, Yemen, Siria, Iraq e Libano sono i nemici individuati da Gallant, che ha confermato come Israele abbia già reagito contro sei di loro. È ormai chiaro che l’eccidio compiuto da Hamas contro cittadini israeliani il 7 ottobre scorso – 1.200 morti e 7.771 feriti, in stragrande maggioranza civili, e 242 ostaggi rapiti (fra cui 30 bambini) – abbia scardinato irreparabilmente i precari equilibri dell’area.

L’offensiva nella Striscia di Gaza è infatti in pieno svolgimento. Le colonne delle Forze di difesa israeliane (Idf) sono penetrate nel Sud (città di Khan Yunis) e nel Centro della Striscia (zona di Bureij), continuando la loro tattica di accerchiare le zone urbane per poi ripulirle progressivamente dalla presenza dei miliziani di Hamas e delle loro strutture. Secondo le Idf questa operazione di bonifica è stata già conclusa nel Nord, portando al ritiro delle truppe d’invasione dalle località di Beit Hanun, Beit Lahia, Jabalia, Nazla e da parte di Shuja’iyya. Continuano però nel resto della Striscia i bombardamenti sui presunti nascondigli dei militanti di Hamas, che hanno già provocato numerose vittime civili a causa dell’alto potenziale degli ordigni utilizzati e della nota pratica dell’organizzazione terroristica di confondersi fra la popolazione.

In Cisgiordania il punto più caldo è sicuramente la città di Jenin, che rappresenta un’enclave fedele ad Hamas nel territorio teoricamente amministrato da al-Fatah e dove sono quindi frequenti le incursioni delle Idf per disarticolare cellule radicali ritenute pronte a compiere nuovi attacchi. Queste operazioni tendono tuttavia a creare più morti che detenuti, esacerbando il sentimento antisraeliano che anima Jenin.

Contro l’Iran si gioca invece una partita più remota: recentemente le pompe di benzina iraniane sono state bloccate da un attacco informatico, in uno scenario che ricorda da vicino i cyber-attacchi alle installazioni di Teheran dedite all’arricchimento dell’uranio. Probabilmente si è trattato di una ritorsione trasversale per il supporto degli ayatollah agli Houthi, i suprematisti islamici dello Yemen occidentale che stanno tentando di bloccare i trasporti marittimi passanti per il Canale di Suez e i cui missili raggiungono talvolta il porto israeliano di Eilat. Questi ultimi finora, fortunatamente, senza danni.

Siria e Iraq pagano invece lo scotto di essere devastate da più di un decennio di guerre che le hanno rese terra franca per le milizie filoiraniane. Gerusalemme colpisce questi territori esclusivamente per contenere l’Iran, come nel caso della recente uccisione a Damasco del generale Seyed Razi Mousavi del Corpo dei Pasdaran iraniani o dei numerosi convogli di armi distrutti prima che arrivassero a Hezbollah.

E sono proprio i miliziani di Hezbollah – e il Sud del Libano sotto il loro esclusivo controllo – a rappresentare il prossimo punto a rischio di scontro aperto. Per gli israeliani è divenuto intollerabile che le forze dei suprematisti sciiti di Hassan Nasrallah siano tornate a presidiare il confine, in spregio alla risoluzione Onu 1701 del 2006. Ed è qui che si avvicina la possibilità di una nuova invasione, un drone alla volta.ù

di Camillo Bosco

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Israele e Hamas nella guerra dei sette fronti

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2023-12-30 09:20:51

2023-12-30 08:20:51

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2023-12-08 03:00:34

2023-12-08 02:00:34

Gli errori di Hamas e i motivi per cui dovrebbe essere perseguito per la distruzione causata alla popolazione di Gaza con l’attacco del 7 ottobre

Gerusalemme – Ahmed Al-Jarallah, direttore del noto quotidiano kuwaitiano “Al-Siyassa”, ha coraggiosamente dichiarato sulle pagine del suo giornale che Hamas dovrebbe essere perseguito per la distruzione causata alla popolazione di Gaza con l’attacco del 7 ottobre. «È necessario un dibattitto onesto per discutere la rovina e la morte che Gaza, il suo popolo e tutti i palestinesi stanno vivendo. Per 75 anni il popolo palestinese è stato vittima dell’ipocrisia di tutto il mondo arabo, che ha promosso false pretese di vittoria contro Israele, le quali sono utilizzate dai leader di Hamas per rafforzare la loro presenza politica e acquisire ricchezze, mentre la popolazione viveva di stenti in campi profughi» ha scritto senza perifrasi Al-Jarallah.

Secondo il giornalista kuwaitiano, nonostante Hamas stia cercando nuovamente di far credere al mondo che sta vincendo la guerra in corso contro lo Stato ebraico, in realtà ha già perso. Al-Jarallah ha infatti aggiunto: «Tutto ciò che i leader di Hamas stanno dicendo sui loro successi è privo di qualsiasi significato e politicamente insulso… Speravamo che nel mondo arabo prevalesse la ragione e che ci fosse una certa visione politica per costruire il futuro, in modo da evitare che il sangue palestinese fosse sfruttato, come vediamo oggi, da ogni opportunista».

L’errore più grande di Hamas, a detta di Al-Jarallah, è stato proprio quello di cercare il sostegno del regime degli ayatollah di Teheran, a cui ben poco interessa la sorte della popolazione palestinese. Appena «è arrivato il momento della verità», tutti gli «opportunisti» – ovvero l’Iran e i suoi alleati sciiti in Medio Oriente – hanno preferito abbandonare Hamas e sacrificare Gaza. «L’Iran, che per quattro decenni ha preteso di essere il portabandiera della liberazione della Palestina e della moschea di Al-Aqsa, ha ceduto il 7 ottobre alle minacce americane e israeliane. Lo stesso vale per Hezbollah, che questa volta ha agito in modo razionale, dopo che i suoi leader si sono resi conto che quest’onda era troppo grande per loro da cavalcare. Invece di rafforzare l’idea dell’“unità di tutti i fronti della resistenza” – lo slogan che ha attirato i palestinesi nella trappola di lanciare questo attacco – Hezbollah ha preferito usare la guerra per ottenere maggiore potere politico in Libano… Anche la Siria si è comportata in modo razionale, perché è cosciente di non poter sostenere un confronto militare contro gli Stati Uniti e Israele» ha scritto il giornalista kuwaitiano.

Per Al-Jarallah i più grandi opportunisti sono proprio i leader di Hamas che, mentre la popolazione palestinese è utilizzata come scudo umano, rimangono tranquilli in abitazioni lussuose in Qatar. «In queste lunghe settimane di guerra, Khaled Mashal e il resto dei leader di Hamas sono rimasti nascosti. Di fatto, tutti i leader del cosiddetto asse della resistenza sono rimasti nascosti, temendo per la propria pelle, e hanno cercato di trarre profitto dal sangue palestinese che scorre nelle strade di Gaza» ha ribadito il giornalista kuwaitiano, che ha poi suggerito di perseguire penalmente tutti i leader di Hamas. «Se gli arabi riescono a vedere la realtà, allora i responsabili devono essere portati davanti a un tribunale arabo competente, perché è inconcepibile che un movimento possa condurre milioni di persone al massacro in nome di un’agenda dubbia» ha concluso Al-Jarallah.

 

Traduzione di Anna Mahjar-Barducci

I leader di Hamas devono essere condannati da un tribunale arabo

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2023-12-08 11:15:38

2023-12-08 10:15:38

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2024-03-15 07:24:36

2024-03-15 06:24:36

Che brutto spettacolo ieri sera al Franchi di Firenze, in occasione della partita di Conference League fra la Fiorentina e gli israeliani del Maccabi Haifa

Che brutto spettacolo ieri sera al Franchi di Firenze, in occasione della partita di Conference League fra la Fiorentina e gli israeliani del Maccabi Haifa. Non certo per le bandiere palestinese esposte in curva Fiesole, ma per quella marea di insulti piovuti sui giocatori del Maccabi, in quanto israeliani o con sulle spalle una maglietta di una squadra israeliana. 

Una manifestazione di puro odio nei confronti di un Paese intero, uno schierarsi senza sé e senza ma dalla parte di una sola ragione e di un solo torto, dimenticando con sorprendente agilità (mica troppo sorprendente, siamo in definitiva sin troppo abituati al pacifismo unilaterale) i lutti causati dai terroristi di Hamas fra i civili israeliani. Quelli non valgono, non esistono, vige la libertà di insulto solo nei confronti degli israeliani. Tutti indistintamente colpevoli della folle politica del premier Benjamin Netanyahu.

In questi spazi, sulle pagine de La Ragione abbiamo perso il conto degli interventi dedicati alla mancanza di visione, alla follia umanitaria dell’intervento militare a tappeto di Tel Aviv nella Striscia di Gaza. Un’operazione senza alcuna possibilità di eradicare completamente il bubbone di Hamas, ma foriera della terrificante certezza di aver creato un muro d’odio, una rabbia, un astio, un desiderio di vendetta con cui Israele sarà costretto a fare i conti per generazioni.

Questo, però, nulla ha a che vedere con l’assoluta incapacità di discernere le colpe dei singoli governi da quelli di un intero popolo. Ancora più radicale e sconfortante cecità nei confronti del regime di terrore instaurato da Hamas ai danni di 2 milioni di cittadini palestinesi della Striscia. Chi ieri ha insultato i giocatori del Maccabi si è messo di fatto dalla parte di chi ritiene comprensibile, in qualche misura giustificabile, la politica della rabbia per la rabbia, della distruzione dello Stato di Israele, dell’antisemitismo di fatto. 

Quanto è facile dimenticare la molteplicità di sentimenti, sensibilità, pensieri politici dei cittadini israeliani. Una brutta serata.

di Fulvio Giuliani

L’odio contro i calciatori del Maccabi è odio contro tutto Israele

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2024-03-16 08:39:30

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