Le tasche piene di sassi
| Cronaca
Un padre che muore quando i figli sono adolescenti crea un vuoto enorme che si riempie di esperienze che hanno tutte una cosa in comune: l’assenza
Le tasche piene di sassi
Un padre che muore quando i figli sono adolescenti crea un vuoto enorme che si riempie di esperienze che hanno tutte una cosa in comune: l’assenza
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Le tasche piene di sassi
Un padre che muore quando i figli sono adolescenti crea un vuoto enorme che si riempie di esperienze che hanno tutte una cosa in comune: l’assenza
| Cronaca
Le favole antiche iniziano sovente con una perdita. Un genitore muore lasciando i figli con vuoti enormi da colmare e difficoltà improvvise da superare. Affrontare mostri e paure ataviche attraverso le favole rappresenta da sempre una tappa importante della crescita dei bambini che li aiuta a conoscere ed elaborare le proprie emozioni, anche le più cupe.
Le favole moderne spesso riprendono questo schema, analizzando con ancora più profondità gli aspetti psicologici e le conseguenze. Oltre alle fiabe questa struttura è utilizzata a volte anche dai moderni romanzi d’appendice.
Un esempio è la pluripremiata serie televisiva americana “This is Us”. Nelle oltre 80 puntate finora andate in onda, la trama ruota intorno alla tragica scomparsa del pater familias e alle conseguenze pratiche –ma soprattutto psicologiche – a cui devono far fronte i tre figli, la moglie e le persone che gravitano intorno alla famiglia.
Può sembrare strano e difficile costruire una storia così lunga intorno a un singolo episodio, per di più drammatico. Chiunque abbia avuto la sventura di perdere un proprio caro prematuramente sa però che non è così complicato. Un papà –“il” papà, come in questo caso –rappresenta una figura fondamentale per la crescita e la formazione dei figli.
Insegna ad amare, senza aspettarsi nulla in cambio, trasferisce valori, insegnamenti, educa senza imporre, è sempre presente anche con uno sguardo. E un padre che muore quando i figli hanno 17 anni, come in questa fiction, crea un vuoto enorme che si riempie piano piano di esperienze che hanno tutte un comune denominatore: la mancanza. Le tappe principali della vita non saranno mai complete.Il trofeo di tennis, la recita scolastica, la laurea, il matrimonio, la nascita dei figli. Saranno tutti giorni meravigliosi. Ma saranno tutti giorni “senza”.
E così la vita, come nella serie “This is us”, sarà un continuo alternarsi di gratitudine per aver avuto un genitore così prezioso e di rabbia, anche quella irrazionale nei suoi confronti, per essere stati abbandonati troppo presto. Pregi e difetti di chi non c’è più diventeranno sempre più sfumati per costruire nella memoria una figura rispondente ai propri bisogni e ai propri ideali. Quando il pilastro a cui ruota tutto intorno non c’è più si perde la direzione.
Si cerca una nuova strada per tentativi ed errori. Da una parte tutto deve essere come lui, come avrebbe fatto lui. Dall’altra si cerca di allontanarsi perché bisogna trovare il modo di andare avanti, per non continuare a soffrire così nel e dal profondo. “This is us” è riuscita a trasmettere tutto questo.
A creare una linea narrativa forte e credibile, consentendo di immedesimarsi e di vivere con diversi livelli di coinvolgimento le vicende della famiglia Pearson. E soprattutto a raccontare la storia complessa e avvincente di un papà speciale. Forse troppo.
di Federica Marotti
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