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title: Liliana Segre alla Statale per la laurea honoris causa
description: "L'Università Statale di Milano ha conferito la laurea magistrale honoris causa alla Senatrice Liliana Segre."
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date: 2024-01-27
modified: 2024-01-28
author: Claudia Burgio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/liliana-segre-alla-statale-per-la-laurea-honoris-causa/
categories: [Cronaca]
tags: [israele, Italia, viral]
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# Liliana Segre alla Statale per la laurea honoris causa

![Liliana Segre alla Statale per la laurea honoris causa](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Liliana-Segre-alla-Statale-per-la-laurea-honoris-causa.png)

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2023-10-25 16:50:06

2023-10-25 14:50:06

Molte persone nei cortei con bandiere della Palestina non erano a favore della popolazione di Gaza ma contro un popolo - quello di Israele - e contro gli ebrei. L'antisemitismo

C’è qualcosa di osceno nella fotografia di Anna Frank con la kefiah esibita da un manifestante pro-Hamas a Milano. Perché quei quattromila (sempre troppi a mio parere) in corteo con bandiere della Palestina non erano a favore della popolazione indubbiamente, drammaticamente sofferente di Gaza, ma contro un popolo – quello di Israele – e in particolare contro gli ebrei. Che fra loro, a Milano come a Torino e Roma e in altre città italiane, ci fossero frequentatori musulmani delle locali moschee lo posso anche mettere in conto. Sono nettamente contrario alla decisione francese di vietare queste manifestazioni, pur essendo consapevole della particolare situazione della Francia, diversa rispetto a quella italiana. Mi colpisce, mi offende, mi turba che fra questi militanti in servizio permanente ci fossero però anche italiani: giovani, signore e signori di una certa età che – del tutto ignoranti della storia del decennale conflitto in Medio Oriente – inneggiavano ad Hamas e soprattutto facevano emergere il loro ancestrale odio per gli ebrei.

Del resto, temo che nel Dna di molti connazionali – e non è un fatto di sinistra o di destra (ci vedo però anche un certo cattolicesimo che sa tanto di vecchie sacrestie) – ci sia il gene dell’antisemitismo, che ci portiamo dentro e ogni tanto riemerge da tempi lontani di cui tutti noi ci dovremmo a dir poco vergognare. È facile rievocare e mettere in atto i rituali culturali della deportazione degli ebrei nei lager. Pensiamo ipocritamente che in fondo quelli furono i nazisti: noi che cosa c’entriamo? Dimentichiamo che in Italia il 10 novembre 1938 (una data che dovremmo ricordare ogni anno, soprattutto nelle scuole, con un senso di profonda vergogna) il Consiglio dei ministri approvava le leggi razziali fasciste, annunciate la prima volta da Mussolini il 18 settembre 1938 a Trieste. Una serie di provvedimenti legislativi e amministrativi, in vigore poi fino al 1945, rivolti contro gli ebrei e applicati in maniera capillare grazie alla meticolosa macchina burocratica del regime.

Vorrei ricordare, arrossendo dalla vergogna, la sottoscrizione da parte di numerosi scienziati e docenti universitari del famoso “Manifesto degli scienziati” sotto l’egida del Ministero della Cultura che aveva lo scopo dichiarato di «cancellare la comunità ebraica» in Italia, in quanto – testuale – «gli ebrei non appartengono alla razza italiana». Milioni di italiani non alzarono un dito, anzi moltissimi denunciarono i propri vicini, i negozianti, la gente con cui avevano pacificamente convissuto per anni, in una ignominiosa ancorché silenziosa caccia all’ebreo. Né più né meno di quanto nei giorni scorsi abbiamo sentito, purtroppo, fra quei disgraziati in piazza. No, non possiamo, non dobbiamo dimenticare da dove veniamo, cosa siamo stati e perché.

 

di Andrea Pamparana

Antisemitismo in Europa, oscenità italiana

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2023-10-25 13:07:29

2023-10-25 11:07:29

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2024-01-24 10:48:49

2024-01-24 09:48:49

L'inconcepibile parallelo fra l’attacco militare alla Striscia di Gaza con la Shoah. Le conseguenze del 7 ottobre hanno avvelenato l'atmosfera nella settimana del Giorno della Memoria

Non si poteva arrivare in condizioni peggiori alla settimana del Giorno della Memoria, sabato 27 gennaio. Le conseguenze nefaste, in buona misura ampiamente prevedibili e previste, dello scellerato attacco dei tagliagola di Hamas a Israele dello scorso 7 ottobre hanno avvelenato l’atmosfera, forse persino più di quanto preventivato all’indomani della mattanza. Bisogna dolorosamente riconoscere che uno degli obiettivi strategici dei terroristi – sanguinari ma tutt’altro che sprovvisti di acume politico – era proprio quello di alienare le simpatie internazionali nei confronti di Israele, puntando tutto sull’incapacità politica del premier Benjamin Netanyahu e sulla sua più che scontata decisione di scatenare una reazione militare senza limiti, strategia e costrutto. Obiettivo raggiunto. Detto che il più longevo premier della storia di Israele si è dimostrato l’‘utile idiota’ di sovietica memoria dal punto di vista di Hamas nella sua cinica e rivoltante strategia (i terroristi almeno ne hanno una, ricordiamolo), il cascame di ignobili atti e parole a cui abbiamo assistito in uno sconfortante crescendo di antisemitismo strisciante interroga ciascuno di noi. Le nostre società, la nostra capacità di distinguere, azioni, uomini e volontà. Che l’aria mefitica seguita al 7 ottobre sia perfetta per rinvigorire antiche antipatie – se non odi – nei confronti di Israele e degli ebrei è lapalissiano. Che si sia potuti cadere in questa trappola psicologica lo è molto meno. Sempre più persone non riescono a imporsi lo sforzo di contestualizzare quanto accaduto in Israele e nella Striscia di Gaza, inserendolo in un contesto secolare. Al contempo, di riconoscere la specificità del 7 ottobre, devastante per l’anima profonda di un Paese e di un intero popolo al punto da rievocare i peggiori incubi. Non c’è vittoria in un derby ideologico fra chi la risolve con un pro Palestina e chi con un pro Israele. Siamo fermamente al fianco di Israele ma questo non ci impedisce di riconoscere errori e mancanze, talune gravi.

La Storia, la memoria delle colpe del nostro Paese (che non furono solo di un regime ma anche di troppi ‘volonterosi carnefici’ precipitati nella ‘banalità del male’, per dirla con Hannah Arendt) ci impongono di alzare la voce e il livello di allarme sociale nei confronti di gente che non si fa alcuno scrupolo di parlare di “genocidio”. Di tentare un inconcepibile parallelo fra l’attacco militare alla Striscia di Gaza – che abbiamo criticato in ogni modo – con la Shoah. La Shoah, il più efferato crimine nella storia dell’umanità. Il male assoluto pianificato con la spietata lucidità di mettere nero su bianco prima l’idea e poi la realizzazione dello sterminio di un intero popolo. Oggi, in pieno Terzo millennio, c’è chi paragona lo Stato di Israele allo Stato che seppe partorire quell’ignominia. Lo dicono, lo scrivono, anche consapevoli di coperture politiche sempre disponibili. Sono altri volenterosi carnefici (di natura diversa) convinti di operare per il bene, la pace fra i popoli e in favore degli oppressi ma che finiscono per offrire sponde a chi non vede l’ora di

presentarsi a una Fiera del profondo Nord-Est per chiedere il boicottaggio di Israele in quanto Israele. Degli ebrei in quanto ebrei. Sarà un caso, il giorno dopo le castronerie dette con sconcertante leggerezza dalla leader del principale partito d’opposizione, incapace di distinguere propaganda da realtà storica e responsabilità istituzionale e politica. Le parole pesano, parlare di «crimini di guerra» di Israele non è una chiacchiera da pausa pranzo del conclave di Gubbio del Pd: ha effetti deleteri su orecchie e cervelli poco preparati e carichi di preconcetti. La tragedia del 7 ottobre ci ‘eviterà’ una quota del diluvio di retorica tipico del 27 gennaio ma abbiamo il dovere morale di farne un’occasione di riflessione seria sulla storia e sull’attualità. Non un inverecondo Carnevale di luoghi comuni e rigurgiti della peggior specie.

Di Fulvio Giuliani

Coltivare la Memoria, contro l'odio

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2024-01-24 22:08:07

2024-01-24 21:08:07

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2024-01-25 15:00:24

2024-01-25 14:00:24

La memoria non è un giorno del calendario, non si può piegarla a convenienze politiche o a rivalse da perdenti

La memoria non è un giorno del calendario. La colpa per il male che si è fatto non ha nulla a che vedere con i tanti mali che sono esistiti ed esistono. Non mi piace la definizione di “male assoluto”, quando si parla della Shoah. Non c’è una graduatoria. Ma per la colpa sì. E la colpa più grave è quella che hai commesso, che ha commesso il tuo mondo, covata nella tua cultura. Il fascismo è la nostra colpa. Aggiungere che anche in Cambogia ci furono genocidi o che ci sono zone in cui i cristiani sono perseguitati è segno di un certo buio nell’animo, della viltà che fa scappare innanzi alla colpa propria e cerca alibi nelle colpe altrui. La memoria è fare i conti con la propria storia. Sempre, non in una ricorrenza che diventa sterile produttrice di inutile retorica.

È una faccenda così dolorosa e profonda che non si può piegarla a convenienze politiche o a rivalse da perdenti. Dopo una guerra, in particolare dopo una guerra civile, possono esserci il perdono e la pacificazione – come provarono in Sudafrica per chiudere l’orrida pagina dell’Apartheid – ma non può esserci l’oblio. Ciascun caduto è una vita persa, ma neanche i morti sono tutti uguali. I ‘ragazzi di Salò’ furono gli attivi realizzatori del rastrellamento degli ebrei. Nel solo 16 ottobre 1943, nella sola Roma, ne furono acchiappati e con la violenza deportati 1.023. Che erano 1.023 italiani. Ne tornarono 16. E no, la loro morte non sta sullo stesso piano di quella dei repubblichini che persero la vita in battaglia, perché quegli italiani ebrei morirono senza colpa, mentre quelli di Salò morirono con una colpa talmente grande da riflettersi su tutto intero un Paese che già aveva assistito alle leggi razziali (1938) senza prendere d’assalto i fascisti e consegnare il regime a una fine meritata e anticipata.

Dire «Mussolini fu uno statista», facendo la faccia ottusa di chi crede d’essere furbo nell’avere accompagnato quel cognome a una qualifica non negabile, è solo un mezzuccio da cacasotto per non fare i conti con la storia, per cancellare la memoria: Mussolini è una colpa italiana.

Certo che noi antitotalitari siamo antifascisti quanto siamo anticomunisti. E certo che anche il marxismo è figlio del mio mondo culturale, dei figli di Hegel. Ma non il comunismo sovietico, che si realizzò lontano dalle condizioni immaginate da Marx, che di suo era un esagerato cantore del capitalismo e lo immaginò capace di compiersi e crollare. Non ne azzeccò una, il presunto scienziato. Ma quel che accadde e accade in Russia è il trasfondersi nell’assolutismo euroasiatico e nell’imperialismo zarista di una presunta causa sociale. Esecrabile, ma non è roba nostra. E benché si sia cresciuti fra gente che guardava a Mosca come al paradiso, è oggi troppo facile condannare quel che era evidente a chiunque volesse vederlo. Facile perché altro da noi e dalla nostra storia.

Non così il fascismo. Quella è roba nostra. C’è una vicinanza mentale fra i propalatori woke del politicamente corretto e i relativizzatori degli orrori: gli uni e gli altri decontestualizzano gli accadimenti, adottano un moralismo senza morale supponendo di potere cancellare il tempo e lo spazio. Per i primi il male è sempre ovunque, per i secondi non si trova da nessuna specifica parte. Entrambi provano a dividere il male dalla colpa: i primi per condannare tutto il male e i secondi per cancellare ogni responsabilità. Non funziona così.

Cancellando Mussolini dal mondo non si è cancellato il male dal mondo. Ovvio. La morte di nessuno dei grandi carnefici ha fatto sparire il male dalla storia. Ma se ti tieni il suo testone a portata di carezza, se ti ritrovi e commemori con il braccio teso, quel male ce lo hai in casa. E dire che anche in altre case ci sono altri mali serve soltanto a certificare che non hai il coraggio di misurarti con la storia.

Questa è la ragione per cui la Memoria ha un senso solo se è dolore, se indirizzata a ricordare le colpe proprie. Personali e collettive. Il problema non sono le vittime, ma i carnefici.

di Davide Giacalone

Memoria è fare i conti con la propria storia

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2024-01-26 07:58:38

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