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Liliana Segre, Chiara Ferragni, la memoria e noi

Nell’incontro al Memoriale della Shoah di Milano fra la senatrice a vita Liliana Segre e Chiara Ferragni è stata ancora una volta l’anziana reduce dai campi di sterminio a spiegare il senso di tutto

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Liliana Segre ha parlato di ‘passaggio di testimone’, di ‘generazioni’, di ‘nonne e nipoti’, spazzando via con la semplicità di sempre le polemiche vuote e insulse seguite al suo invito rivolto alla giovane influencer per una visita al Memoriale del binario 21 della Stazione Centrale di Milano. La senatrice ha capito con molta più chiarezza di troppi, arroganti Soloni quanto sia fondamentale piantare il seme della memoria nei più giovani. Sa, almeno al pari della Ferragni, che la comunicazione è un’arte complessa, in cui muoversi con sufficienza e sussiego genera solo disinteresse e repulsione.

Liliana Segre ha consacrato la vita al racconto dell’indicibile e la sua ultima missione è ricordare a noi tutti un dovere preciso: tramandare e raccogliere il testimone dei reduci. C’è qualcosa di sacro in questo, un confine fra l’essere degni dell’eredità di una donna incredibile e mancare a un impegno che ci definirà come esseri umani.

Chiara Ferragni è stata invitata a prendere coscienza di tutto ciò e ha avuto l’umiltà di portare a scuola (la più severa e terribile che ci sia, quella della vita) se stessa, il suo mondo, i suoi leggendari 27 milioni di follower. Di mettere a disposizione di una donna fiera, ma consapevole dello scorrere del tempo, la forza che l’ha resa una celebrità di caratura mondiale.

Molti continueranno a non capire e a banalizzare, ma non è di loro che dobbiamo curarci. La nostra ossessione devono essere i nostri ragazzi, chi potrà provare per la prima volta l’esigenza di sapere cosa accadde a Liliana Segre, alla sua famiglia e a milioni di donne, uomini e bimbi come lei. La voglia di porre delle domande a mamma e papà. Prima di criticare, chiediamoci se saremmo in grado di rispondere alle domande dei nostri figli.

Di Fulvio Giuliani

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