AUTORE: Gaia Bottoni
Di lui e del suo braccio in silicone avevano scritto e parlato tutti. L’odontoiatra di Biella che all’hub si era presentato con un arto finto per sfuggire all’inoculazione ha deciso di vaccinarsi, questa volta sul serio e senza protesi. Alla fine ha ceduto, anche perché era l’unico modo per tornare a esercitare la sua professione. Di nuovo operativo, si è visto revocare la sospensione che gli era stata comminata esclusivamente in relazione alla mancata vaccinazione.
Resta aperto il procedimento disciplinare a suo carico, così come la questione della tentata truffa ai danni dello Stato. Sta di fatto che comunque può ricominciare a vedere i pazienti, anche se viene da chiedersi in quanti decideranno ancora di rivolgersi a lui dopo che il suo nome, la sua foto e la storia del braccio finto sono stati raccontati in lungo e in largo.
Di tutti gli espedienti per cercare di evitare il vaccino anti Covid il suo è a oggi sicuramente uno dei più fantasiosi e onestamente va riconosciuto che l’inventiva non gli manca. Certo, qualche dubbio rispetto all’etica professionale invece rimane, anche perché ha candidamente ammesso di aver ceduto alla vaccinazione soltanto perché senza non avrebbe potuto più lavorare.
Da parte sua non vi è stato alcun pentimento per l’escamotage pittoresco messo in atto in un primo momento. L’odontoiatra ha, o perlomeno aveva, una sua schiera di sostenitori tra le fila dei no-vax. Sarebbe interessante capire se ora quelli che l’avevano tanto festeggiato lo considereranno un ‘traditore’.
di Gaia Bottoni
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