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Lonate Pozzolo (Varese): “Rubare era il suo lavoro, aveva due figli piccoli da crescere”, parla il cugino del ladro morto

Lonate Pozzolo (Varese): Adamo Massa, 37 anni, si fingeva poliziotto e tecnico del gas per svaligiare le case degli anziani

 

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Lonate Pozzolo, Varese. Si vestiva da poliziotto, tecnico del gas (o dell’acquedotto) e poi metteva a segno il colpo approfittando della fragilità delle sue vittime: anziani soli e indifesi. Questo è il curriculum di Adamo Massa, 37enne di etnia rom residente in un campo nella periferia sud di Torino, deceduto all’ospedale di Magenta dopo un colpo andato male. Le parole del cugino di Massa, intercettato dai microfoni di Ore 14 Sera, raccontano il dramma dal peculiare punto di vista della comunità Sinti: “Lascia tre figli, uno di pochi mesi, uno di 15 e l’altro di 18. Non è vero che hanno picchiato il proprietario di casa, sono bugie. Adamo era un tipo normale, come tutti, era lì per lavorare come fanno tutti”.

I fatti sono avvenuti la mattina di mercoledì 14 gennaio a Lonate Pozzolo (Varese)

La mattina di mercoledì 14 gennaio, alle ore 11, in casa Rivolta qualcuno suona insistentemente il citofono. Il copione era lo stesso di sempre, dopo vari appostamenti fuori dalla villetta a due piani di Via Montello i tre malviventi avevano deciso quando entrare in azione. Nessuno dei ladri ne è al corrente, ma in camera da letto, al piano di sopra, sta riposando Jonathan Rivolta (33 anni).

Svegliato di soprassalto dall’insistenza degli scampanellii, l’uomo si alza per scendere le scale: in quell’istante sente infrangersi il vetro della porta finestra al pianterreno. Qualcuno ha fatto irruzione in casa.

Ai piedi della scala c’è lo zaino che usa quando va a fare trekking, al suo interno si trova il kit di sopravvivenza. Il padrone di casa, preso dal panico, estrae il coltello da escursione e lo tiene saldo nella mano sinistra con la lama rivolta verso il basso, teme che qualcuno possa fargli del male. Sente rovistare in cucina e lì, chinato su una cassapanca, trova Adamo Massa che, non appena lo vede, gli si scaglia contro colpendolo ripetutamente al volto. Poi lo afferra con l’intento di tramortirlo, la testa di Jonathan sbatte contro lo stipite della porta.

Il momento in cui l’uomo ha colpito il ladro

Di riflesso l’uomo alza la mano sinistra per difendersi e il fendente colpisce l’addome dell’aggressore. Dopo la colluttazione i due complici di Adamo sono fuggiti in auto diretti all’ospedale Fornaroli di Magenta, che dista circa 20 chilometri. Una volta giunti a destinazione lo hanno abbandonato fuori dal pronto soccorso, forse lo avevano visto fare in qualche film di spionaggio. Quando i medici hanno trovato Adamo, l’uomo era già spacciato, non hanno neppure fatto in tempo a metterlo sotto i ferri. Ne scaturisce un’adunata di parenti e amici del ladro morto che nelle ore successive hanno cinto d’assedio il presidio ospedaliero accusando i medici e le autorità di non aver fatto abbastanza per salvarlo. “L’hanno ammazzato” grida a più riprese un cugino arrivato da Verona. I due complici sono ancora ricercati.

Successivamente, le tracce ematiche rilevate dai carabinieri sulla scena del crimine hanno confermato la versione dei fatti fornita da Jonathan Rivolta. La Procura di Busto Arsizio vaglia l’ipotesi della legittima difesa e al momento ha aperto un fascicolo contro ignoti in cui Jonathan Rivolta risulta parte offesa. La pm Nadia Calcaterra, infatti, non ha iscritto la vittima nel registro degli indagati; nemmeno per atto dovuto, come abbiamo visto procedere in molti altri casi affini. Intanto, per voce dell’assessore Romano La Russa – che invoca alla legittima difesa – la Regione Lombardia si è detta pronta a pagare le spese legali del 33enne di Lonate Pozzolo “non debba subire, come già accaduto in passato ad altri nella sua stessa posizione, lunghi procedimenti penali, tramutandosi da vittima a carnefice”.

di Angelo Annese

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