AUTORE: Nicola Sellitti
Libero, in anticipo di tre mesi per buona condotta, dopo nove anni di carcere e quattro di libertà vigilata in Nevada. Riecco OJ Simpson, l’ex stella della National Football League sempre in fuga, sul campo e nella vita.
Nel 2007 fu arrestato a Las Vegas per furto di cimeli sportivi e sequestro di persona. Venne condannato a 33 anni di carcere: una sentenza sproporzionata e riparatrice, secondo una fetta dell’opinione pubblica americana. OJ avrebbe scontato in ritardo quella fuga dalla polizia sulle highway di Los Angeles nel 1994 – in auto un passaporto e un revolver 357 Magnum – che, trasmessa in diretta tv sui network americani (95 milioni di telespettatori), aveva ulteriormente agitato le tensioni razziali negli Stati Uniti.
Si credeva avesse pugnalato a morte la sua ex moglie (Nicole Brown) e il suo presunto amante. Il processo del secolo, così fu definito dagli americani. Non colpevole sul piano penale ma responsabile su quello civile con risarcimento milionario (mai saldato, dichiarò bancarotta) ai familiari delle vittime, Simpson riuscì, anni prima dell’arrivo dei social, a catalizzare l’interesse minuto per minuto di giornali e tv, tra colpevolisti – soprattutto bianchi – e innocentisti, specie tra gli afroamericani, che cavalcarono al pari del suo collegio difensivo (definito dalla stampa “The Dream Team”) il filone della persecuzione razziale ai danni di un nero da parte della polizia.
Lo stesso sentiment che avrebbe portato, venti anni dopo, alla nascita del movimento Black Lives Matter.
di Nicola Sellitti
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