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Marche, sanità in barella: al Pronto soccorso per un tumore ma non ci sono letti, la storia di un 60enne

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Sanità in barella: nelle Marche ogni discussione sui tagli alle spese per la sanità si può allegramente saltare a piè pari grazie ai numeri. Ecco perché

Sanità

Marche, sanità in barella: al Pronto soccorso per un tumore ma non ci sono letti, la storia di un 60enne

Sanità in barella: nelle Marche ogni discussione sui tagli alle spese per la sanità si può allegramente saltare a piè pari grazie ai numeri. Ecco perché

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Marche, sanità in barella: al Pronto soccorso per un tumore ma non ci sono letti, la storia di un 60enne

Sanità in barella: nelle Marche ogni discussione sui tagli alle spese per la sanità si può allegramente saltare a piè pari grazie ai numeri. Ecco perché

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In questo Paese dall’indignazione di default con ignavia incorporata, l’immagine del 60enne disteso sul pavimento dell’ospedale di Senigallia, sdraiato su un fianco col catetere che gli spunta da sotto i pantaloni, avrà suscitato (nell’ordine) scandalo, poi schifo, poi ancora un commento populista a caso (“In galera!”), infine uno sbadiglio rassegnato. Dopo tutto, a storie come quella di quest’uomo – malato di cancro al colon, al Pronto soccorso per i dolori dettati dall’impossibilità di urinare, costretto a restare cinque ore su una sedia per l’indisponibilità di una barella e infine a cercare in terra un minimo di conforto – ci siamo dovuti abituare. Anche perché, a furia di cercare i responsabili ‘sbagliati’, il problema continua a ripetersi.

La responsabilità della vicenda di Senigallia (almeno per quanto si è saputo fin qui) non è da ascriversi né agli infermieri né ai medici di quell’ospedale: sono in sotto-organico cronico e documentato, lavorano in una struttura sottoposta a circa 2.400 accessi al mese (nei periodi ‘calmi’) a fronte di circa 170 posti letto più 6 di terapia intensiva. Ma soprattutto non decidono certo il numero dei letti disponibili o delle barelle da acquistare o del personale da assumere. Potere che non ha neanche il primario, cui compete solo l’organizzazione interna a risorse date. Ecco perché la responsabilità andrebbe cercata più in alto, là dove si decide l’organizzazione di un ospedale: la Direzione sanitaria dell’Azienda sanitaria territoriale e, un gradino più su, la Giunta della Regione Marche con il suo Assessorato alla Sanità. Sono loro a decidere quanti fondi allocare e come e dove spenderli.

E qui arriviamo a un altro punto cruciale: i soldi. Nel caso specifico delle Marche, ogni discussione sui tagli alle spese per la Sanità si può allegramente saltare a piè pari grazie ai numeri: dei circa 431,2 milioni di euro ricevuti dal Pnrr, alla metà dello scorso anno era stato speso soltanto il 21,3%; rispetto ai finanziamenti disponibili, lo stato di avanzamento per i progetti sanitari nel territorio di Senigallia è fermo al 2,7%. Dove sono finiti questi soldi: tagliati? Dirottati altrove? No, sono quasi sempre fermi nelle pieghe dei vari passaggi amministrativi. Dunque disponibili, se solo si volesse davvero utilizzarli.

Non sappiamo se per Senigallia fosse in programma l’acquisto di nuove lettighe. Sappiamo però che l’unico a poter trasformare i fondi a disposizione in barelle (o posti letto o nuove assunzioni) è la Regione. Certo, allo Stato spetta vigilare. Se non altro per far sì che la dignità dei suoi cittadini smetta di essere calpestata come quella di quel paziente sul pavimento del Pronto soccorso di Senigallia.

Di Valentino Maimone

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