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title: "Mattarella chiama il padre di Ilaria Salis: “Le sono vicino. Colpisce la disparità di trattamento”"
description: Sergio Mattarella ha telefonato a Roberto Salis dopo che ieri il padre di Ilaria  aveva mandato una lettera al Quirinale
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date: 2024-03-30
modified: 2024-03-31
author: Filippo Messina
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categories: [Cronaca]
tags: [Italia, Mattarella]
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# Mattarella chiama il padre di Ilaria Salis: “Le sono vicino. Colpisce la disparità di trattamento”

![Mattarella padre di Ilaria Salis](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Mattarella-padre-di-Ilaria-Salis.jpg)

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2024-03-29 09:45:39

2024-03-29 08:45:39

Ilaria Salis resta in cella. Il ministro degli Esteri Tajani: "Oggi è stata portata in aula ancora in manette e catene, non è un bel modo". Prossima udienza prevista per il 24 maggio

Ilaria Salis resta in cella. Il tribunale di Budapest ha respinto la richiesta dei legali della donna di passare i domiciliari nella capitale ungherese. La trentanovenne è in carcere da 13 mesi con l'accusa di aver aggredito due esponenti di estrema destra.

Oggi a processo si sarebbero dovute ascoltare le vittime e i due testimoni, ma per problemi tecnici il giudice Jozsef Sòs ha deciso di ascoltare solo l'imputata.

"Mi auguro che la signora Salis possa essere assolta, ho visto che oggi è stata portata in aula ancora in manette e catene ma pare che poi gliele hanno tolte - ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani - non è un bel modo, non mi pare ci sia pericolo di fuga. Detto questo eviterei di politicizzare il caso se no si rischia lo scontro".

Inoltre, stando alle informazioni riportate da Ansa, un gruppo di estremisti di destra avrebbe minacciato i legali e gli amici di Ilaria Salis al loro arrivo in tribunale. La prossima udienza è prevista per il 24 maggio.

Di Matilde Testa

Il tribunale di Budapest nega i domiciliari a Ilaria Salis

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2024-03-29 11:25:14

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2024-01-29 18:53:56

2024-01-29 17:53:56

Ilaria Salis, al via il processo: la 39enne italiana in aula in catene, con le manette ai polsi e alle caviglie e i piedi legati da ceppi di cuoio con dei lucchetti. Le polemiche

In catene, con le manette ai polsi e alle caviglie - legate tra loro a un cinturone attaccato a sua volta a una specie di “guinzaglio” la cui catena viene tenuta da una donna delle forze di sicurezza - e i piedi legati da ceppi di cuoio con dei lucchetti; dietro di lei, i due coimputati e agenti di un corpo speciale in tenuta antisommossa, giubbotto antiproiettile e “mephisto” nero calato sul volto.

In queste condizioni è entrata oggi in aula per il processo - rinviato poi al 24 maggio - Ilaria Salis a Budapest (Ungheria).

La 39enne italiana militante antifascista - lo ricordiamo - si trova in carcere nella capitale ungherese da febbraio 2023 ed è accusata (insieme ad altri due coimputati, un uomo e una donna tedeschi) di aver aggredito due estremisti di destra nella capitale ungherese.

“È stato choccante, un'immagine pazzesca. Ci aveva detto che veniva sempre trasferita in queste condizioni ma vederla ci ha fatto davvero impressione” le parole dell'avvocato difensore Eugenio Losco, che prosegue: “Era tirata come un cane, con manette attaccate a un cinturone da cui partiva una catena che andava fino ai piedi, con questa guardia che la tirava con una catena di ferro. Ed è rimasta così per tre ore e mezza È una grave violazione della normativa europea, l'Italia deve far finire questa situazione ora”.

“Chiediamo al governo ungherese di vigilare e di intervenire affinché vengano rispettati i diritti, previsti dalle normative comunitarie, della cittadina italiana Ilaria Salis detenuta in attesa di giudizio”, dichiara il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Salis, che si è dichiarata non colpevole, rischia ora 11 anni di carcere.

di Filippo Messina

Budapest, Ilaria Salis in aula con catene a mani e piedi

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2024-01-29 18:53:56

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2024-02-03 10:50:59

2024-02-03 09:50:59

Criticare il sistema ungherese è giusto e necessario, non dimenticando le disastrose inadeguatezze del nostro

Ilaria Salis, anatomia di un orrore. Che altro si può dire a commento di immagini che nella realtà giudiziaria italiana sarebbero riservate a processi per gravi omicidi, ma riguardano di fatto reati che nel nostro Paese si potrebbero patteggiare a pene inferiori all’anno (o forse non sarebbero nemmeno perseguibili, non avendo le vittime denunciato l’aggressione)? Agenti incappucciati, piglio severo, imputata legata mani e piedi, tenuta alla catena: tutto ciò evidentemente non ha nulla a che vedere con le esigenze processuali e costituisce una dimostrazione di debolezza e fragilità del sistema che le adotta. Nelle nostre aule da decenni vi sono ‘gabbie’ che costituiscono retaggio di passate, aprioristiche esigenze: forza, severità e intransigenza, attributi che non necessitano d’essere rappresentati, in quanto incompatibili con la risposta che deve essere di giustizia.

Ilaria Salis è stata esibita in tribunale in condizioni che – a prescindere dalla sua eventuale responsabilità – sono offensive del buon senso, della giustizia e dei fondamentali diritti cui si deve informare un Paese civile. Questa donna si trova ristretta in una prigione a cui i familiari hanno potuto accedere soltanto dopo il clamore mediatico. Tutto ciò ha acceso i riflettori sulle criticità del sistema carcerario ungherese: durezza, difetto di igiene, offesa della dignità. Le autorità di Budapest respingono i rilievi e, per dimostrare quanto siano infondati, invitano persino i giornalisti italiani con tanto di telecamere.

Ciò detto, non si può non considerare che la Corte europea per i diritti umani ha definito le condizioni di detenzione delle nostre carceri – come ricorda Mauro Palma in un pregevole articolo su “Diritto Penale e Processo” di questo mese – «inumane e degradanti innanzitutto per il sovraffollamento delle strutture ma anche per l’inutilità di una vita organizzata attorno alla permanenza di quella che, forse con qualche ironia, è chiamata camera di pernottamento». Per descrivere il nostro sistema carcerario è sufficiente ricordare che nel 2023 il numero dei detenuti suicidatisi è di 67. Fra loro anche Fakhri Marouane, che si è dato fuoco nel carcere di Pescara. Secondo l’associazione Antigone, «una persona profonda, interessata alla cultura e all’arte. Nessuno si immaginava che si sarebbe tolto la vita in quel modo così doloroso».

Nelle nostre carceri ci sono oltre 60mila detenuti. L’impressionante numero di suicidi è emblematico di quali siano le condizioni di detenzione in Italia. Criticare il sistema ungherese è necessario, non dimenticando le disastrose inadeguatezze del nostro.

di Cesare Cicorella

Ilaria Salis, anatomia di un orrore

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2024-02-03 16:28:44

2024-02-03 15:28:44

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