Mattarella, la storia e l’orgoglio
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto salutare l’arrivo del nuovo anno puntando sugli ottant’anni della nascita della Repubblica italiana
Mattarella, la storia e l’orgoglio
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto salutare l’arrivo del nuovo anno puntando sugli ottant’anni della nascita della Repubblica italiana
Mattarella, la storia e l’orgoglio
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto salutare l’arrivo del nuovo anno puntando sugli ottant’anni della nascita della Repubblica italiana
Un bel discorso, bellissimo per chi come noi ama la storia, la storia di questo Paese.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto salutare l’arrivo del nuovo anno puntando quasi tutto il tradizionale appuntamento del 31 dicembre sugli ottant’anni della nascita della Repubblica italiana.
Una scelta apparentemente doverosa, in vista del 2 giugno 2026, ma ricca di sostanza, attraverso un viaggio per immagini che il Capo dello Stato ha regalato ai milioni di italiani che si sono radunati davanti al televisore per ascoltare le parole dell’uomo di gran lunga più stimato d’Italia.
Fotografie di un Paese che scelse la democrazia e la libertà, che le ha sapute coltivare pur con tutti i limiti, gli errori, le deviazioni, gli orrori di ottant’anni di storia.
Un soffio di vita, come ha ricordato lo stesso Mattarella, eppure un percorso che ci ha donato benessere, sviluppo, protagonismo a livello mondiale.
È stato bello ascoltare il Presidente della Repubblica parlare di quegli anni dopo la guerra così difficili eppure carichi di speranza e voglia di fare.
Li abbiamo sentiti risuonare tante volte nei racconti dei nostri nonni e dei nostri genitori: anni in cui non c’era quasi nulla, rispetto a oggi, ma c’era una voglia di fare, di conquistare, di sperimentare, di superare barriere e steccati in modi che ai giorni nostri appaiono incredibili.
Nell’ascoltare le parole del Presidente della Repubblica, noi adulti dovremmo sentire la responsabilità di trasferire qualcosa ai più giovani – quei giovani sempre richiamati da Sergio Mattarella – perché possano capire che il vero miracolo italiano non fu economico o almeno non solo quello, ma essersi convinti di non avere limiti. Di poter conquistare qualsiasi risultato, tagliare ogni traguardo. Come i protagonisti dei grandi trionfi azzurri nello sport, che è stato bellissimo sentir richiamare dal Presidente.
Lo seppe fare l’Italia degli anni a cavallo fra i ‘50 e i ‘60. Senza troppe storie, con spirito di sacrificio, ma anche tanta voglia di vivere, godersela, mordere la vita.
Tutto quello che oggi fatichiamo a riscontrare e certo non solo perché il mondo a tratti ci sembra completamente impazzito.
Di Fulvio Giuliani
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