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title: Mestre, cerchiamo colpe e troviamo la sorte
description: Su quel pullman della tragedia di Mestre c’erano loro, ma poteva esserci chiunque. Non si può parlare d’altro che di destino crudele
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date: 2023-10-05
author: Annalisa Grandi
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categories: [Cronaca]
tags: [cronaca, Evidenza]
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# Mestre, cerchiamo colpe e troviamo la sorte

![mestre](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/10/Evidenza-sito-608.jpg)

Su quel pullman della tragedia di Mestre c’erano loro, ma poteva esserci chiunque. Non si può parlare d’altro che di destino crudele

**Era una vacanza. Doveva essere un momento di gioia, si è trasformato in una tragedia**. C’erano turisti ucraini, tedeschi, francesi e croati a bordo del bus precipitato dal cavalcavia a Mestre. **Non c’è una tragedia che sia peggiore dell’altra ma certo lascia sgomenti** immaginare come il destino possa spazzare via tutto in un istante. Le risate, la felicità di** una vacanza in Italia probabilmente a lungo sognata e finalmente realizzata**. Pensiamo agli ucraini, scappati da una guerra e morti sotto un ponte in un Paese dove la guerra non c’è. **Pensiamo a quel padre che ha tirato fuori la figlia dal finestrino di quello che era diventato soltanto un ammasso di lamiere**. A quei soccorritori costretti a trasportare corpi senza vita di uomini, donne e bambini.

**Le responsabilità, se ci sono, verranno accertate. Ora però è il momento del dolore, dell’incredulità**. Su quel pullman che portava al campeggio di Marghera c’erano loro, **ma poteva esserci chiunque**. Non si può parlare d’altro che di destino crudele. **Siamo abituati a cercare i colpevoli, com’è comprensibile**. Soffermiamoci per oggi almeno sulle vittime e su coloro che hanno tentato, disperatamente, di dare una mano. **Lì dove è avvenuto il disastro ci sono soltanto case popolar**i. Lì vivono due immigrati che sono stati fra i primi ad accorrere. Che hanno raccontato di aver sentito un rumore che sembrava un terremoto e poi le urla di chi chiedeva aiuto.** A mani nude hanno tirato fuori una donna, una bambina, un cane**. **Hanno ascoltato le urla di un’altra donna che chiedeva di salvare la figlia**. Una bimba forse di due anni e che però era priva di sensi. **Non sanno, Boubakar e Godstime, se fosse viva o morta. L’hanno consegnata ai soccorritori:** uno padre di un bimbo della stessa età di quella bambina, l’altro che padre lo è diventato da pochi giorni. **Qualcuno ora li chiama “eroi”. Hanno fatto quello che potevano**. Hanno provato ad aiutare persone che urlavano in un’altra lingua, ma la disperazione in fondo ha una lingua universale.

**Il destino, dicevamo**. Ha raccontato l’amministratore delegato della società che gestisce il servizio di pullman che quella corsa **l’avevano prenotata in sedici**. Poi sono saliti in molti di più. E ci sono anche quelli che avrebbero dovuto essere a bordo e** invece hanno fatto tardi girando per Venezia**. **E quel ritardo è il motivo per cui oggi sono ancora vivi. Come in altre tragedie del recente passato, attimi che fanno la differenza fra la vita e la morte**. Scelte apparentemente irrilevanti e che invece cambiano il destino. Quei turisti, la maggior parte molto giovani, sono esattamente come noi.** A separarci oggi da loro è il fato**. **Drammi come questo colpiscono dritto nelle viscere perché raccontano di quanto tutto si riduca a un attimo**. Senza voler essere retorici, perché poi in fondo vivere è non pensare che un attimo potrebbe cambiare tutto. Ma oggi, almeno oggi, pensiamo a loro. Ai quei bambini, morti o vivi ma magari senza più una famiglia. A quegli uomini e a quelle donne, partiti con una valigia carica di vestiti e sorrisi e che ora sono corpi avvolti in lenzuoli.

di *Annalisa Grandi*
