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Milano e le inchieste sull’urbanistica

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Nel giro di un pugno di mesi Milano finisce di nuovo in prima pagina su giornali, tg, radio e siti di informazione per una vicenda giudiziaria legata a una questione di urbanistica

Milano

Milano e le inchieste sull’urbanistica

Nel giro di un pugno di mesi Milano finisce di nuovo in prima pagina su giornali, tg, radio e siti di informazione per una vicenda giudiziaria legata a una questione di urbanistica

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Milano e le inchieste sull’urbanistica

Nel giro di un pugno di mesi Milano finisce di nuovo in prima pagina su giornali, tg, radio e siti di informazione per una vicenda giudiziaria legata a una questione di urbanistica

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Ma guarda. Nel giro di un pugno di mesi Milano finisce di nuovo in prima pagina su giornali, tg, radio e siti di informazione per una vicenda giudiziaria legata a una questione di urbanistica. Stavolta non c’è una presunta corruzione di mezzo, ma un’altrettanto presunta lottizzazione abusiva con tanto di reato di falso e irregolarità varie. Com’è già stato per l’inchiesta che tanto baccano fece a suo tempo a colpi di arresti eccellenti (presto revocati) e terremoti politici annunciati (e rapidamente assorbiti), anche qui colpisce l’ennesima applicazione di una prassi che sembra ormai consolidata. I giudici – in questo caso il gip che ha ordinato il sequestro di due palazzi in costruzione – tendono a condire le proprie decisioni lanciandosi in valutazioni etico-moraleggianti.

Milano, le inchieste sull’urbanistica e l’addio alla buona fede presunta

Nel provvedimento dell’altro giorno, a colpi di avverbi e incisi, si fa intendere che il progettista abbia intenzionalmente agito in modo da aggirare le normative. Addio a prescindere alla buona fede presunta. Ma soprattutto tanti saluti alla lettera della legge, che imporrebbe – a lui come a ogni giudice – di attenersi rigorosamente al Codice.

Non è la prima volta che accade. La casistica recente racconta di tribunali che si avventurano in considerazioni non strettamente necessarie e piuttosto inclini a insegnare la morale: «In termini oggettivi era educativamente inaccettabile», «È un’abitudine che dovrebbe semplicemente cessare» (a proposito di fare regali a pubblici ufficiali), «Come dargli torto?» (sulla reazione di un imputato al comportamento della moglie).

Di fronte a cotanto afflato moralizzatore, l’informazione gongola: è quel che cerca per alimentare il suo solito can can frettoloso, sciatto e forcaiolo. Nella speranza di un lettore, uno spettatore, un click in più. Speranza vana quasi quanto quella di restituire al Paese uno straccio di cultura della legalità.

di Valentino Maimone

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