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title: Milano e le statue in pericolo, ora tocca a Omodeo
description: "In Italia il fenomeno di accanirsi contro le statue è meno diffuso che negli Stati Uniti, ma c’è un’eccezione importante: Milano"
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date: 2024-04-09
author: Luca Ricolfi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/milano-e-le-statue-in-pericolo-ora-tocca-a-omodeo/
categories: [Cronaca]
tags: [Arte, cronaca, milano, politically correct, società]
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# Milano e le statue in pericolo, ora tocca a Omodeo

![Milano statue](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Evidenza-sito-1048-1024x639.jpg)

In Italia il fenomeno di accanirsi contro le statue è meno diffuso che negli Stati Uniti, ma c’è un’eccezione importante: Milano

**Le statue sono in perenne pericolo. In nome del politicamente corretto ne sono state abbattute parecchie centinaia**. In Italia il fenomeno è meno diffuso che negli Stati Uniti, ma c’è un’eccezione importante: **Milano**. **Qui la statua di Indro Montanelli**, collocata nel giardino dove il giornalista venne gambizzato dalle Brigate Rosse, **è costantemente oggetto di imbrattamenti**, vandalizzazioni, scritte offensive, richieste di rimozione.

**Però Milano non si accontenta. Abbattere statue già presenti nello spazio pubblico non basta. Ora è tempo di occuparsi anche delle statue future,** che potrebbero essere collocate in qualche parte della città. Occorre prevenire, non solo sopprimere. **È successo nei giorni dopo Pasqua con una statua di bronzo della scultrice Vera Omodeo**, scomparsa recentemente all’età di quasi 100 anni. L’opera, intitolata “**Dal latte materno veniamo**”, rappresenta una madre che allatta un neonato.** I figli avevano deciso di donarla al Comune di Milano, proponendo di collocarla in Piazza Eleonora Duse**. Ma la **Commissione preposta** a valutare la domanda, composta da esperti del Comune e della Soprintendenza, **ha detto no**. **Motivazione? La statua possiederebbe «sfumature squisitamente religiose» e rappresenterebbe «valori certamente rispettabili ma non universalmente condivisibili da tutti i cittadini».**

**La storia è paradossale e infatti**, contro la bocciatura della Commissione, si sono levati un po’ tutti: esponenti della destra, politici di sinistra, associazioni femminili e – sia pure con qualche cautela – **anche il sindaco di Milano Beppe Sala**.** Qualcuno ha anche osservato che, stante la clamorosa sottorappresentazione di figure femminili fra le statue di Milano, la scelta era del tutto ragionevole**. E avrebbe reso omaggio a una scultrice con una storia di vita e di impegno commovente, per tanti aspetti esemplare. **Malata in giovinezza di nefrite, i medici le avevano detto che non avrebbe potuto avere figli: ne partorì sei.** All’età di cinquant’anni riprese gli studi giovanili all’Accademia di Brera, passando dalla pittura alla scultura con la creta e infine a quella con il bronzo, occupandosi di tutte le fasi della produzione (comprese le limature e le patine finali) tradizionalmente affidate agli uomini. I figli e le figlie ne ricordano la determinazione, la generosità e l’indifferenza a qualsiasi riconoscimento pubblico. Fu lei a realizzare il portale di Santa Maria della Vittoria, vicino alle Colonne di San Lorenzo, il primo portale mai realizzato da un’artista donna. Insomma, difficile immaginare un personaggio e un’opera con le carte più in regola per un riconoscimento pubblico. **Eppure no, la Commissione ha bocciato la proposta di porre la statua “Dal latte materno veniamo” in una piazza di Milano**.

Perché? **Chi mai potrebbe offendersi alla vista della figura più universale che si possa immaginare, quella di una madre che allatta il suo bambino?** Possibile che, dopo mille lotte delle donne e a sostegno delle donne, la statua che rappresenta una madre nel suo gesto più naturale possa scandalizzare qualcuno? Chi è questo qualcuno? Come siamo arrivati a tanto?

**Una possibile risposta è che i funzionari della Commissione del Comune di Milano abbiano voluto tutelare la sensibilità delle donne che non possono o non vogliono avere figli**. Un’altra è che abbiano pensato che la figura della madre che allatta **rimandi a quelle della Madonna con il bambino e che ciò possa turbare le comunità di altra religione.** Ma la spiegazione più plausibile è forse un’altra. In realtà i funzionari del Comune di Milano potrebbero – in un rigurgito di vissuti patriarcali – aver inteso proteggere i maschi. **Associare il gesto dell’allattamento a una figura femminile esclude infatti automaticamente i maschi e, fra i maschi, la più aggressiva delle minoranze protette di questi tempi, ovvero i maschi che si vivono come femmine o che sono impegnati in una transizione da maschi a femmine (i cosiddetti *trans* MtF).**

Non tutti lo sanno, **ma da tempo esiste una componente della cultura *woke* che teorizza che anche i maschi possono allattare** (grazie a farmaci che inducono la lattazione, non senza rischi per il neonato), anzi che hanno il pieno diritto di farlo; che si può essere donne pur essendo nati maschi; che la maternità non ha nulla a che fare con il parto; che mamma è chi alleva il bambino, non chi lo partorisce. **E, naturalmente, la logica conclusione di tutto: non c’è nulla di male se i maschi commissionano la gravidanza alle donne** e – grazie a farmaci come il Peridon – provano ad allattare essi stessi i bambini che vere donne hanno messo al mondo.

**In questo senso, la vicenda di Milano è illuminante. Essa mostra nel modo più vivido che il femminismo storico – se non è morto, come alcune femministe sostengono – è quantomeno sotto scacco. Sopraffatto dalla prepotenza dei maschi, dei *trans* MtF, delle transfemministe **e del cosiddetto femminismo ‘intersezionale’, non ha più nemmeno la forza di portare a casa il minimo sindacale: far mettere in Piazza Duse “Dal latte materno noi veniamo”, una delle statue più belle di Vera Omodeo.

di *Luca Ricolfi*
