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title: "Milano: protesta davanti alla sede Rai"
description: Le manifestazioni pro Palestina contro la Rai toccano anche Milano, proteste contro la “censura della tv pubblica”.
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date: 2024-02-14
modified: 2024-02-15
author: Claudia Burgio
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categories: [Cronaca]
tags: [cronaca, guerra, israele, Italia, viral]
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# Milano: protesta davanti alla sede Rai

![Milano proteste contro RAI pro Palestina](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Milano-proteste-contro-RAI-pro-Palestina.png)

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2023-11-07 21:18:05

2023-11-07 20:18:05

A un mese esatto dall'atroce attacco sferrato da Hamas a Israele, si è tenuto oggi, a piazza del Campidoglio a Roma, il flash mob “Passeggini vuoti in Campidoglio”

A un mese esatto dall’atroce attacco sferrato da Hamas a Israele, si è tenuto oggi, a piazza del Campidoglio a Roma, il flash mob “Passeggini vuoti in Campidoglio” organizzato dalla Comunità Ebraica di Roma.

“Passeggini vuoti a Piazza del Campidoglio per tenere alta l’attenzione sulla sorte degli ostaggi israeliani, tra cui molti bambini. Con questa installazione chiediamo libertà e preghiamo per il loro immediato ritorno a casa”, le parole della Comunità Ebraica di Roma.

33 passeggini vuoti, tenuti da 33 donne, con al loro interno fotografie e peluche di bambini e adolescenti strappati all’improvviso dalle proprie famiglie. Angoscia, dolore, paura e rabbia: questi i principali sentimenti delle persone che hanno i loro cari in ostaggio e di chi ne richiede il rilascio immediato.

 

Credits video: Local Team

"Passeggini vuoti in Campidoglio", il flash mob della Comunità Ebraica

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2023-11-07 21:18:05

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2023-10-25 10:26:28

2023-10-25 08:26:28

"Hamas è come l'Isis", parole forti quelle dell'imam Massimo Abdallah Cozzolino, guida dell'associazione culturale islamica Zayd Ibn Thabit incastrata nel centro storico di Napoli

Capitali europee blindate e un conflitto regionale divenuto internazionale che si allarga anche alla Siria, al Libano e allo Yemen. Persino in Italia, con la guerra scatenata da Hamas contro Israele, si avverte una sensazione diffusa di insicurezza. «È un periodo estremamente pericoloso, la situazione di tensione determinata dal conflitto fra Israele e Hamas con i morti civili e la narrativa strumentale, alternativa che si è sviluppata sui social porta all’innalzamento della tensione nei Paesi europei» ci dice l’imam Massimo Abdallah Cozzolino, guida dell’associazione culturale islamica Zayd Ibn Thabit incastrata nel centro storico di Napoli.

L’imam ha scelto di non scendere in piazza e partecipare a manifestazioni di sostegno alla Palestina. Il giorno dopo la follia terroristica del 7 ottobre ha invece scandito pubblicamente parole forti e per nulla banali: «Hamas è come l’Isis». E dire che invece ci sono altri imam che, a Napoli e altrove, osano addirittura paragonare i terroristi di Hamas ai partigiani. «È in atto un processo di radicalizzazione che produce ovunque una tensione molto alta» osserva Cozzolino. «Non sto lanciando un grido di allarme ma piuttosto un invito a mantenere la prudenza, a coinvolgere tutte le comunità musulmane affinché prestino attenzione alla formazione inconsulta di qualche cellula solitaria».

Secondo l’imam di Napoli «si è passati dalla polarizzazione fra Stato di Israele e Hamas a quella fra ebrei e musulmani». La mente corre all’arresto a Torino, a un passo da una sinagoga, di un trentenne nordafricano armato di coltello. «L’escalation della violenza è evidente: anche la visita in Israele del presidente Biden, che ha manifestato la sua vicinanza allo Stato ebraico, in una lettura distorta finisce per determinare il rischio di episodi violenti, di altri attentati per opera di cellule terroristiche isolate. In questo senso l’Europa deve adoperarsi per una soluzione diplomatica: non dimentichiamo quante comunità musulmane vivono nei Paesi europei. Va soprattutto ristabilito il rispetto del diritto internazionale. Le morti dei civili determinano una percezione alterata di quanto sta avvenendo» riflette l’imam, che ci ricorda il ruolo che in questo contesto possono giocare i social network.

Il commissario Ue al Mercato interno Thierry Breton, ha chiesto alle piattaforme social più conosciute di prepararsi al rischio di una diffusione in diretta di esecuzioni da parte di Hamas. «È un monito importante: la loro narrativa alternativa è pericolosa, fanno da detonatore alla potenziale emersione di cellule isolate». Come nel recente, tragico caso di Bruxelles.

 

di Nicola Sellitti

"Hamas è come l'Isis", parla Massimo Abdallah Cozzolino

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2023-10-25 12:07:11

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2023-10-24 16:45:52

2023-10-24 14:45:52

Cortei che negano l'evidente. Sono i fatti a parlare, quelli che in molti cortei non trovano spazio, perché troppo scomodi a determinate letture

Nel fine settimana fonti ‘ufficiose’ dell’intelligence militare francese sono state autorizzate dal presidente Emmanuel Macron a parlare con l’agenzia “Reuters” – una delle più autorevoli al mondo – per fornire le prove documentali della responsabilità dei terroristi della Striscia di Gaza nella tragica esplosione dell’ospedale Al-Ahli. Non c’entrano gli israeliani, in base a un’analisi del tipo di esplosione e delle sue conseguenze nel parcheggio del nosocomio dove si è sviluppata e si sono registrati i morti. Esattamente quello che aveva sostenuto il presidente degli Stati Uniti Joe Biden incontrando il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Un’assunzione di responsabilità da parte del capo della Casa Bianca che soltanto osservatori molto disattenti o particolarmente interessati possono aver derubricato a una dichiarazione ‘leggera’, buona a scagionare ‘sulla fiducia’ l’alleato israeliano. Fossero emerse tragiche responsabilità di Tel Aviv, il boomerang per Joe Biden – così ora per Emmanuel Macron, che ha fatto parlare i suoi uomini non casualmente a 72 ore dalla visita in Israele – sarebbe stato devastante. Perché le opinioni pubbliche delle democrazie liberali non fanno sconti e il conto prima o poi si paga. Non certo a caso, lo stesso Biden ha invitato Israele a non commettere gli stessi errori degli statunitensi dopo l’11 settembre.

Eppure, nulla di tutto ciò basterà mai a convincere gli inveterati nemici interni dell’Occidente. I tragici fatti dell’ospedale di Gaza City sono uno spettacolare esempio di come il preconcetto e il pregiudizio muovano certe menti. Chi sfila nelle piazze e nelle vie italiane intonando inascoltabili cori antisemiti inneggianti ai tagliagola di Hamas, chi brandisce striscioni in cui il termine “Olocausto” viene accostato alle ‘colpe’ dello Stato di Israele, chi si spinge a mostrare un’oscena fotografia di Anna Frank in kefiah – arruolandola nella propaganda della distruzione dello Stato ebraico – non è minimamente interessato alla verità. Vogliamo parlare di verità storiche? I nazisti che deportarono e uccisero Anna Frank come altri 6 milioni di ebrei erano appoggiati da buona parte del mondo arabo, al punto che Mussolini (sodale di Hitler) poté brandire spudoratamente “la spada dell’Islam”. Non conta la verità, le ricostruzioni oggettive sono un fastidio intollerabile per chi ritiene di poter già distribuire le colpe. Senza un moto di vergogna per l’appoggiare nei fatti Hamas (come se non fosse già troppo) ma anche l’Iran, la ‘Repubblica’ in cui le ragazze vengono ridotte in morte cerebrale per essersi tolte il velo in metro e i gay buttati giù dai palazzi. I sunniti di Hamas e gli sciiti al potere in Iran soltanto su una cosa saranno sempre d’accordo: morte a Israele.

Che a frenare la reazione israeliana, ad appellarsi a una gradualità nella risposta militare e a non cadere nella trappola mortale tesa da Hamas siano stati tutti i leader occidentali non viene neppure notato. Dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, passando per il primo ministro britannico Sunak, hanno confermato il diritto alla difesa e alla reazione contro i terroristi ma sottolineato con forza la necessità di salvaguardare per quanto possibile i civili. Non sono dichiarazioni per scaricarsi la coscienza con gli elettori di casa propria, perché se Israele non ha attaccato ancora via terra e probabilmente sta mutando le stesse linee tattiche lo si deve esclusivamente alla diplomazia occidentale. In massima parte a quella statunitense.

Sono i fatti a parlare, quelli che nei cortei “per la Palestina” non trovano spazio, perché troppo scomodi a determinate letture. In Israele è in corso un dibattito doloroso ma necessario e approfondito sul dopoguerra. Su come gestire la Striscia, sottraendo 2 milioni di palestinesi al tallone di terroristi sanguinari e del tutto disinteressati al loro destino. Nei Paesi pronti ad accusare Israele senza prove l’idea stessa del dibattito è invece bandita.

 

di Fulvio Giuliani

Cortei che negano l'evidente

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2023-10-24 11:59:31

2023-10-24 09:59:31

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