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Morte bimbo a Roma e mamme sole

Morte bimbo, non lasciate sole le mamme

La tragica vicenda che ha visto la morte di un neonato schiacciato dalla madre che si era addormentata ci ricorda che quando nasce un bimbo nasce anche una mamma
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Morte bimbo, non lasciate sole le mamme

La tragica vicenda che ha visto la morte di un neonato schiacciato dalla madre che si era addormentata ci ricorda che quando nasce un bimbo nasce anche una mamma
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Morte bimbo, non lasciate sole le mamme

La tragica vicenda che ha visto la morte di un neonato schiacciato dalla madre che si era addormentata ci ricorda che quando nasce un bimbo nasce anche una mamma
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La tragica vicenda che ha visto la morte di un neonato schiacciato dalla madre che si era addormentata ci ricorda che quando nasce un bimbo nasce anche una mamma

La tragica notizia del neonato morto soffocato in braccio alla mamma che, distrutta dalla stanchezza dopo il parto, si è addormentata è terribile. Terribile perché, salvo dovessero emergere altre patologie o problematiche, era una morte facilmente evitabile. Per questo comprenderla e farsene una ragione ancora più difficile.

Il parto in ospedale è una grande opportunità del nostro tempo che ha permesso di abbattere le percentuali di problematiche e morti da parto. Negli anni si è avuto però un eccesso di “medicalizzazione”, con il parto accomunato più a una malattia che a un evento naturale da supportare con cure e professionisti . Per questo, con tutte le migliori intenzioni, una serie di pratiche sono state via via cambiate e affinate. Una di queste è l’attuale “rooming in. Anziché staccare, allontanare mamma e bambino subito dopo il parto oggi si privilegia il contatto immediato, lo skin to skin, lasciando subito il bambino abbracciato alla mamma e anche al papà e si dà la possibilità di tenere il neonato subito in camera con la mamma senza lasciarlo nel nido dell’ospedale come si faceva fino a pochi anni fa.

Il problema però nasce proprio qui, e le testimonianze di numerose neo mamme sono concordi. Spesso infatti, soprattutto con i protocolli Covid (ancora oggi, anche se meno stringenti, in vigore) questo non diventa una possibilità ma un obbligo. Una mamma stremata dopo il parto non può scegliere, deve tenere quasi sempre da sola (perché gli accompagnatori e il papà, se ci sono, possono stare un tempo limitato) il nuovo nato. La gioia, l’adrenalina, l’istinto consentono generalmente di farcela, ma non senza un prezzo. Le prime fasi dell’allattamento sono sempre complicate e il riconoscimento tra mamma e figlio non sempre immediato. Nasce un bimbo ma nasce anche una mamma e proprio perché si è in ospedale è importante ricordare come non solo il piccolo ma anche chi ha partorito ha bisogno di cura, assistenza, conforto. Invece non sempre è così.

Sono tanti i casi di donne che non solo vengono incitate e spronate ad allattare a curare il bambino, ma vengono lasciate sole. A volte è difficile chiedere aiuto, a volte non si sa neanche di averne bisogno, a volte si ha vergogna. E a volte non si viene ascoltate. Come se fossero capricci, come se fosse debolezza, come se si debba dimostrare sin da subito di essere una mamma forte e instancabile. Mamme lasciate sole, senza sapere cosa fare con questo fagottino piangente. Di notte. In un letto di ospedale con in braccio il piccolo, provando ad allattarlo e a non crollare dal sonno.

Come sempre senza generalizzare gli ospedali sono pieni di personale attento e disponibile, ma non si può negare che purtroppo succeda anche di imbattersi in ostetriche, medici e infermieri freddi e superficiali. Per stanchezza, per turni di lavoro troppo duri… le motivazioni possono essere tante ma quando si è vulnerabili come chi ha appena partorito questo non può essere tollerato. E ben venga che la mamma stia subito con il suo bambino dopo il parto, ma con un’attenzione in più da parte del personale sanitario. Con continui passaggi in camera per vedere se tutto procede bene, con una parola di conforto e un abbraccio se serve. Perché la solitudine e la stanchezza di una neo-mamma sono difficili da spiegare, ma non da capire. E tragedie come quelle di Roma non devono più ripetersi.

 

di Ginevra Ferrari

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