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Farsi giustizia da sé, inammissibile in una società che però non sempre è giusta

La cronaca di questi giorni ci racconta di come ci sia ancora tanta voglia di farsi giustizia da soli in questa società che si definisce moderna ma che non sempre fornisce garanzie all’altezza del suo nome. Troppi errori giudiziari e casi che restano senza un colpevole, che anche quando c’è, non sempre paga. Come nel caso dell’omicida di Niccolò Ciatti, ucciso a Lloret del Mar

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Lo zio del ragazzo di 16 anni che la settimana scorsa a Napoli ha sfregiato indelebilmente il volto della fidanzatina di 12 che voleva lasciarlo è stato gambizzato. La Procura sta indagando ma la pista più probabile è che si tratti di un’azione vendicativa. L’altro giorno il papà di Leonardo Muratovic, ucciso con un fendente al petto davanti a un pub ad Anzio per uno sguardo di troppo, ha accoltellato i due buttafuori, a suo giudizio colpevoli di non aver difeso il figlio a dovere. Una tragedia nella tragedia che lascia sgomenti, riportando a galla il desiderio di farsi giustizia da sé: un sentimento più che comprensibile dal punto di vista umano ma, evidentemente, inaccettabile in una società civile.

Vero è che a fomentare queste azioni è spesso anche una maldestra e lacunosa conduzione delle indagini che lascia insoluti casi clamorosi. Di contro altre inchieste, ad esempio quella nata dall’uccisione della tredicenne Yara Gambirasio (citata nei testi di criminologia di mezzo mondo per l’analisi di ben 16mila test del Dna), hanno dato prova di una intensa e inesausta attività investigativa.

A fomentare la voglia di farsi giustizia da soli contribuisce anche l’incertezza della pena. Non si tratta di cercare a tutti i costi “un” colpevole, ma quando “il” colpevole c’è allora è giusto che paghi. Quello ad esempio che non sta facendo Rassoul Bissoultanov, il ceceno che la giustizia spagnola ha stabilito essere stato l’assassino di Niccolò Ciatti, ucciso a 22 anni a Lloret de Mar con calci e pugni. Si trovava in libertà vigilata e si sarebbe dovuto presentare al Tribunale di Girona per essere incarcerato e scontare una pena definitiva di 15 anni, eppure si è dato alla macchia. Il papà di Niccolò, che nei giorni precedenti aveva invano lanciato l’allarme, ha parlato di «fuga annunciata».

Finché queste situazioni non verranno sanate, la comprensibile sete di vendetta che dimora in ognuno di noi ogniqualvolta sente di aver subito un torto troverà sempre una qualche giustificazione in chi non riesce a tenere a bada la propria rabbia. Siamo umani, vero, ma restiamo umani.

 

Di Ilaria Cuzzolin

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