Niscemi frana senza misteri e la colpa è nostra – IL VIDEO
Avevamo appena finito di lodare le nostre strutture di prevenzione e gestione dell’emergenza di fronte a un’esplosione di violenza della natura come quella del ciclone Harry e ora ci siamo trovati a osservare impotenti sbriciolarsi sotto i nostri occhi un pezzo di Niscemi
Avevamo appena finito di lodare – con pieno merito – le nostre strutture di prevenzione e gestione dell’emergenza di fronte a un’esplosione di violenza della natura come quella del ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna, che ci siamo trovati a osservare impotenti sbriciolarsi sotto i nostri occhi un pezzo di Niscemi.
Tutte le nostre osservazioni sulla qualità della macchina italiana della prevenzione e del soccorso restano. Così come restano le impressioni e lo sconcerto di sempre. Questa di Niscemi, come mille altre (purtroppo) in Italia è una storia che conosciamo sin nei dettagli. Abbiamo costruito dove non avremmo mai dovuto costruire e nella perfetta consapevolezza dell’errore macroscopico e potenzialmente tragico che si stava compiendo.
A Niscemi non si sarebbe mai dovuto edificare in quei luoghi e in quel modo
Come accertato da prove documentali, testimonianze d’epoca, studi e scritti, che a Niscemi non si sarebbe mai dovuto edificare in quei luoghi e in quel modo è noto da circa 230 anni.
Quindi, stiamo buoni ed evitiamo di tirar fuori le sconclusionate e per certi aspetti imbarazzanti polemiche che abbiamo dovuto sorbirci nelle ultime ore a base di colpa di questo governo, di quel governo, di quell’altra maggioranza.
L’Italia è un Paese che se ne frega del proprio territorio da tempo immemore. È lo stesso che ha costruito sulle pendici del Vesuvio, nei greti dei fiumi, su costoni franosi da nord a sud, da est a ovest.
La teoria delle tragedie idrogeologiche nel nostro Paese è per definizione quasi infinita
La teoria delle tragedie idrogeologiche nel nostro Paese è per definizione quasi infinita, al punto da spingere le persone a vivere in uno stato di rassegnazione.
Quando Niscemi sfarina davanti al nostro naso e centinaia di persone si trovano senza casa ci strappiamo le vesti e cerchiamo il colpevole. Risparmiamoci anche la fatica, perché i colpevoli siamo noi, intesi come comunità che in giro per l’Italia nei decenni hanno regolarmente premiato chi ha permesso di costruire in modi indecenti e pericolosi, punendo con regolarità o – nella migliore delle ipotesi – ignorando nelle urne chi si batteva per un approccio razionale e rispettoso al territorio.
Adesso, come da copione, si chiedono soldi, soldi e ancora soldi. Dobbiamo sorbirci l’appello surreale a distogliere i fondi destinati al Ponte sullo Stretto di Messina perché vengano utilizzati nella costruzione prossima ventura di una nuova area residenziale di Niscemi.
Una tale corbelleria che non dovremmo star qui neanche a commentarla, ma che in Italia diventa dichiarazione da prima pagina.
Il solito schema che si ripete: in buona misura in Italia si odiano le grandi opere – a prescindere dalle idee che si possono avere sul Ponte – le si combattono in genere invocando il benaltrismo più classico delle necessità dei rispettivi territori. Necessità regolarmente ignorate da quegli stessi che urlano contro le grandi opere. Fantastico.
di Fulvio Giuliani
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