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title: Non manipoliamo la storia del 25 aprile
description: "La terribile guerra che insanguinò l'Italia dal 1943 al 1945, paradossalmente, è tra le realtà meno studiate a scuola."
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date: 2022-04-25
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/non-manipoliamo-la-storia-del-25-aprile/
categories: [Cronaca]
tags: [Evidenza, Italia, scuola, storia]
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# Non manipoliamo la storia del 25 aprile

![Non manipoliamo la storia del 25 aprile](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-30-3.png)

La terribile guerra che insanguinò l'Italia dal 1943 al 1945, paradossalmente, è tra le realtà meno studiate a scuola. Il più grande lascito del 25 aprile dovrebbe essere l'approdo a una visione condivisa, a cominciare dalle responsabilità storiche del nostro Paese.

**La guerra di liberazione dal nazifascismo, la Resistenza, la terribile guerra civile che insanguinò l’Italia fra il 1943 e il 1945 sono fra le realtà meno studiate (a scuola, intendiamo) del dopoguerra.** Un apparente paradosso, considerata la grancassa e le polemiche che hanno sempre accompagnato il 25 aprile. È sufficiente, però, tornare con la memoria ai nostri anni scolastici per capire di che cosa stiamo scrivendo. **Spieghiamo, ricordiamo, in modo da generare gli anticorpi che sono il fondamento di una società evoluta, in cui la democrazia sia conquista da tutlare giorno per giorno.**

Di quei mesi da incubo, vissuti dall’Italia dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, l’armistizio siglato con gli Alleati – annunciato e gestito nel modo peggiore possibile l’8 settembre successivo – fino alla “macelleria messicana” di Piazzale Loreto,** abbiamo avuto per anni una lettura parziale e di comodo**. Pesantemente influenzata dalla politica democristiana che resse l’Italia dopo il secondo conflitto mondiale, negli anni ruggenti del *boom* e del miracolo economico, ma permeata dall’indiscutibile egemonia culturale di sinistra. Nulla che oggi non venga dato per acquisito (non ci sono solo i libri di Giampaolo Pansa a testimoniarlo), ma che per decenni ha definito la lettura della Resistenza e dello stesso 25 aprile. Al punto che** la mia generazione è venuta su con l’idea che avessimo ‘pareggiato’ la Seconda guerra mondiale e che la Resistenza ci avesse fatto diventare sostanzialmente alleati degli Alleati, se non proprio dei vincitori**.

Del resto, il nostro stesso posizionamento atlantista nel dopoguerra finiva per sostenere questa lettura semplificata e mistificata della Resistenza. Frutto avvelenato di tutto ciò,** l’incapacità di analizzare storicamente il fenomeno, finendo per polarizzare anni di dibattito fra una beatificazione acritica o una condanna senza appello e in una sovrapposizione altrettanto semplicistica della lotta partigiana al Partito comunista**. Due sciocchezze uguali e contrarie, che hanno avvelenato i pozzi e impedito al nostro Paese di sviluppare una consapevolezza condivisa della propria storia. A cominciare dai nostri, terribili errori. Del resto, ce n’erano abbastanza da destinare all’oblio fra i tanti che si erano agilmente riciclati da fascisti ad anti, ma anche fra chi a sinistra aveva accarezzato la rivoluzione, si era fatto pagare da Stalin e piacevolezze varie.

**Per decenni abbiamo ‘dimenticato’ la Resistenza di tanti soldati che onorarono il giuramento alla patria e al re** – che si era infine risolto a dichiarare guerra al vecchio alleato nazista – **e non al duce di ciò che restava del fascismo e alla sua cupa repubblica-fantoccio di Hitler, finendo per cancellare il sacrificio di migliaia di loro**. A cominciare da quelli che non riuscirono a combattere al fianco degli anglo-americani perché rinchiusi nei campi di concentramento tedeschi, dopo essersi rifiutati di schierarsi con i fascisti. Se si ‘dimentica’ la Resistenza cattolica, azionista, repubblicana o al più la si dipinge come un corollario alla spina dorsale ‘rossa’, non è lecito meravigliarsi che il 25 aprile sia stato per un lunghissimo periodo una festa di parte. Al punto che, **caduto il Muro e teoricamente superata la contrapposizione fra blocchi, chi tentò di vivere questa giornata come una ricorrenza infine nazionale fu inseguito dalle più spietate accuse di revisionismo**, se non fisicamente cacciato dai cortei. Fallito il socialismo reale, **paradossalmente in Italia il 25 aprile per taluni doveva restare la riserva indiana del comunismo che fu**. La ridicolaggine in sé di questa pretesa potrebbe persino farci amaramente sorridere, se non finisse per replicare gli errori commessi a lungo e che qui abbiamo provato a sintetizzare.

**Il più grande lascito del 25 aprile dovrebbe essere l’approdo a una visione condivisa, a cominciare dalle responsabilità storiche del nostro Paese.** Realtà da tirar fuori da sotto il tappeto e illustrare ai nostri figli. **Spieghiamo, ricordiamo, in modo da generare gli anticorpi che sono il fondamento di una società evoluta, in cui la democrazia sia conquista da tutelare giorno per giorno.** Una società pronta a riconoscere le minacce all’orizzonte, come oggi di drammatica attualità.

di *Fulvio Giuliani*
