AUTORE: Fulvio Giuliani
È difficile mettere insieme più violenza fisica e psicologica, ignoranza, stupidità e protervia che nel caso in diretta televisiva di Greta Beccaglia. La giornalista 27enne è stata palpeggiata in pubblico e in diretta televisiva, al termine della partita di calcio fra Empoli e Fiorentina di sabato scorso.
Quel personaggio – non chiamatelo tifoso, per cortesia – consapevole di entrare in una ripresa Tv, anzi probabilmente proprio per quello, che non ci pensa su due volte prima di molestare una donna è un viaggio in un abisso. Vedere quello stesso soggetto ridere come un minus habens, mentre passa e crede di affermare la propria supremazia toccando una donna, ci ricorda l’enorme lavoro che abbiamo davanti.
Ancora più fragorose e istruttive le due opposte reazioni: la giornalista non fa finta di nulla, magari per “salvare“ il suo lavoro o non dar soddisfazione all’imbecille, lo indica, alza voce, gli fa capire che la cosa non potrà finire lì. Da studio, invece, arriva un raggelante “non te la prendere”. Non te la prendere?! Cosa avrà mai voluto dire il collega di Greta Beccaglia con quella frase? Sminuire, circoscrivere o cos’altro?
Secondo una versione buonista avrà pensato, con gli strumenti a sua disposizione, che quello fosse il modo migliore di manifestare solidarietà, ipotesi che comunque denuncerebbe una grave impreparazione personale e professionale. La lettura temiamo più aderente alla realtà è figlia di un bias cognitivo vecchio come il mondo, per cui in fin dei conti in quel gesto non c’è poi chissà cosa… al più una marachella, una bischerata.
Nel fatto in sé e nelle reazioni immediate (che certo non ci rappresentano tutti, ma sono significative) vediamo tutto il cammino che dobbiamo ancora fare, per educare ed estirpare. Il molestatore verrà individuato, denunciato e ci auguriamo adeguatamente sanzionato, ma la cosa non può chiudersi così. Il tema educativo e formativo resta quello centrale e in quel “non te la prendere“ cogliamo un allarme grave quasi come la molestia stessa. Impossibile da ignorare.
di Fulvio Giuliani
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