Padova, banca clandestina di matrice cinese: tra i clienti anche imprenditori italiani
A Padova fatture false per oltre 40 milioni e prestiti a “strozzo” con tassi al 120%. L’associazione a delinquere gestiva anche una bisca per il gioco d’azzardo
Padova, banca clandestina di matrice cinese: tra i clienti anche imprenditori italiani
A Padova fatture false per oltre 40 milioni e prestiti a “strozzo” con tassi al 120%. L’associazione a delinquere gestiva anche una bisca per il gioco d’azzardo
Padova, banca clandestina di matrice cinese: tra i clienti anche imprenditori italiani
A Padova fatture false per oltre 40 milioni e prestiti a “strozzo” con tassi al 120%. L’associazione a delinquere gestiva anche una bisca per il gioco d’azzardo
Dietro le vetrate oscurate di uno stabile in via dell’Artigianato 2, nella zona industriale di Padova Est, si nascondeva una società tutt’altro che specchiata. Era operativa da almeno un anno la banca clandestina di matrice cinese dove venivano riciclati i proventi derivanti da “molteplici attività illecite, tra cui evasione fiscale, usura e abusiva attività bancaria e finanziaria”. Un “istituto” in piena regola con tanto di cinque telecamere di sorveglianza all’ingresso, casseforti, macchine contasoldi e security.
Padova, sono in tutto 21 gli indagati
Sono in tutto 21 gli indagati accusati a vario titolo di associazione a delinquere, riciclaggio, usura, ricettazione ed emissione di fatture false, con l’aggravante del carattere transnazionale dei movimenti di denaro. Lo scorso 27 aprile la Guardia di Finanza ha smantellato l’attività eseguendo 17 misure cautelari – sette persone in carcere, cinque ai domiciliari, cinque con obbligo di dimora – e sequestrando beni per oltre 40 milioni di euro tra contanti, criptovalute, immobili, auto e orologi di lusso.
Non erano soltanto i cittadini della comunità cinese a usufruire dei prestiti. Dalle carte delle Fiamme Gialle, infatti, è emersa una clientela più variegata e composta anche da imprenditori italiani. Uno di loro, domiciliato a Dubai, è finito agli arresti domiciliari: nell’arco di sei mesi, tra l’ottobre 2025 e l’aprile 2026, l’uomo avrebbe riciclato fino a 600mila euro. Oltre alla conversione di fatture false in denaro contante, la “banca” offriva prestiti con tassi usurari che arrivavano fino al 120% annuo. Nello stesso stabile dell’istituto, il gruppo gestiva anche una bisca clandestina dove si poteva giocare a mahjong, diffusissimo tra la comunità cinese. Qui i giocatori potevano attingere direttamente al denaro prestato dai cassieri della banca contigua. Il denaro contante confluiva nei punti di raccolta sparsi tra Padova, Saonara e il Centro Ingrosso Cina di corso Stati Uniti.
Come funzionava la banca
L’accesso alla struttura avveniva previa identificazione tramite le telecamere esterne. All’interno, tre cassieri – anch’essi finiti agli arresti domiciliari – tenevano la contabilità cartacea di ogni operazione. Ogni giorno l’istituto rimpinguava le proprie casse con denaro contante frutto di altri crimini e reinvestiti in attività illecite. Al vertice dell’associazione a delinquere c’erano tre soci, ora in carcere, che si avvalevano di collaboratori stipendiati. Tra questi spiccavano due donne incaricate di raccogliere e distribuire il denaro. Infine, un “commercialista” curava l’apertura e la gestione delle società di comodo, mentre un altro collaboratore si occupava di aprire posizioni bancarie funzionali al trasferimento dei capitali verso conti esteri.
Il sistema reggeva grazie a una fitta impalcatura fiscale fraudolenta che si concretizzava in un utilizzo sistematico di società cartiere. Attività fittizie intestate a prestanome e create al solo scopo di emettere fatture per operazioni mai avvenute in favore di imprenditori compiacenti sparsi su tutto il territorio nazionale. I proventi del malaffare venivano poi frazionati su più conti, movimentati con carte prepagate e in parte convertiti in criptovalute.
Così, nel giro di pochi mesi, diversi milioni di euro hanno lasciato l’Italia alla volta della Cina. Per eludere i controlli i malfattori si servivano di triangolazioni in Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Lituania e Lussemburgo. Durante le indagini, condotte da circa 200 agenti, la Guardia di Finanza ha collaborato con le autorità di sette paesi europei. Le operazioni sono cominciate nel 2023 dopo che gli agenti hanno intercettato auto di lusso circolanti intestate a nullatenenti. In tutto sono state perquisite 35 aziende e abitazioni tra Padova, Venezia, Treviso, Brescia, Milano e Prato.
di Angelo Annese
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