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Padova, si fa male durante lo smart working: per il tribunale è “infortunio sul lavoro”

Sentenza storica per una dipendente dell’Università di Padova che si è vista recapitare l’indennizzo Inail dopo un infortunio sul lavoro… durante lo smart working

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Sentenza storica a Padova, dove una dipendente dell’Università ha ottenuto il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro per una frattura avvenuta mentre lavorava da casa in smart working. La decisione del giudice arriva dopo quattro anni di battaglie legali. All’inizio, infatti, l’Inail aveva classificato l’episodio come “infortunio domestico”, negando quindi il pieno indennizzo previsto per gli incidenti sul lavoro. Il lavoro da remoto, oggi, è una pratica sempre più diffusa. E trovandosi al confine tra lo spazio di lavoro e quello domestico si corre il rischio che, diversamente dall’ufficio, non tutte le tutele e i diritti dei lavoratori vengano rispettate.

Padova, i fatti risalgono ad aprile 2022

I fatti risalgono ad aprile 2022, nel pieno del periodo pandemico, quando da un giorno all’altro lo smart working si era imposto come modalità di lavoro per quasi tutti i lavoratori del paese. La donna, impiegata nell’area amministrativa dell’Ateneo, si era alzata dalla scrivania per recuperare alcuni fogli caduti a terra. Nel piegarsi, probabilmente per lo spazio ristretto o per la fretta, ha appoggiato male il piede ed è caduta, riportando una doppia frattura alla caviglia destra. Allertati i soccorsi, viene portata in ospedale. Lì l’attende un ricovero e un intervento chirurgico. La prognosi è di 137 giorni di inabilità al lavoro. 

In un primo momento l’Inail aveva riconosciuto l’indennizzo, per poi fare dietrofront dopo alcune settimane, sostenendo che l’incidente fosse avvenuto in ambiente domestico e quindi non fosse riconducibile all’attività lavorativa. La dipendente ha così dovuto fare ricorso alle coperture assistenziali Inps per sopperire a tutte le spese mediche affrontate durante il suo percorso di guarigione. 

Lei decide così di portare avanti un ricorso interno che non sortisce alcun effetto: l’Inail rimane sui suoi passi e continua a escludere la natura lavorativa dell’infortunio, rimarcando il fatto che la lavoratrice si trovasse in un ambiente domestico. Infatti, dopo il ricorso l’Inail aveva convocato la donna per una visita di controllo, ma anche questa volta non le aveva riconosciuto alcun indennizzo per le spese mediche e legali.

Si arriva in tribunale

A questo punto il caso della signora finisce sulla scrivania del sindacato FGU Gilda Unipd che decide di portare la disputa in tribunale e mettere a sua disposizione un pool di avvocati. In aula, la sezione lavoro del Tribunale di Padova accoglie le loro richieste e dichiara “cessata la materia del contendere in ordine alla natura di infortunio sul lavoro occorso e sulle entità postume”. Infine, l’iscritta al sindacato ha potuto ottenere un rimborso spese pari a 1.300 euro e godere di un indennizzo mensile per l’inidoneità al lavoro causata dall’infortunio.

di Angelo Annese

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