Palagonia, kalashnikov e calessini: due fantini si sfidano sulla statale scortati dai mafiosi – IL VIDEO
La “sfida” è avvenuta a Palagonia (Sicilia). Fra soldi, potere e rispetto: la rete di corse clandestine che intrattiene i malavitosi. Il video
Palagonia, kalashnikov e calessini: due fantini si sfidano sulla statale scortati dai mafiosi – IL VIDEO
La “sfida” è avvenuta a Palagonia (Sicilia). Fra soldi, potere e rispetto: la rete di corse clandestine che intrattiene i malavitosi. Il video
Palagonia, kalashnikov e calessini: due fantini si sfidano sulla statale scortati dai mafiosi – IL VIDEO
La “sfida” è avvenuta a Palagonia (Sicilia). Fra soldi, potere e rispetto: la rete di corse clandestine che intrattiene i malavitosi. Il video
Far west a Palagonia, tra Catania e Caltagirone. In queste terre i galli non cantano più, hanno lasciato il posto ai Kalashnikov. Di tanto in tanto capita che due “fantini” occupino la statale sfrecciando sui calessi scortati da un’orda di motociclisti imbizzarriti e armati fino ai denti. Chiunque viva su questo fazzoletto dell’entroterra della Sicilia, consacrato a ippodromo dei malavitosi, dev’essersi ormai abituato (o rassegnato) ai colpi di arma da fuoco che squarciano il cielo alle prime luci del giorno. L’ultimo episodio risale a venerdì 8 maggio, quando sulla SS 417 Catania-Gela è stata immortalata questa corsa clandestina (e non si tratta certo di un caso isolato).
Le immagini della corsa clandestina a Palagonia sono state rese pubbliche dall’attivista Enrico Rizzi
Le immagini sono state rese pubbliche dall’attivista Enrico Rizzi, che ha denunciato l’accaduto sui social. Qui, insieme ai cavalli, scalpita l’esuberanza dei “padroni” protetti dai caschi integrali e dalle targhe rigorosamente oscurate. “La mafia ha sfidato lo Stato sfruttando gli animali per guadagnare denaro” ha scritto l’animalista sui social, dove ha ricordato di aver testimoniato in tribunale appena un mese prima nell’ambito di procedimenti analoghi. Immagini di questo tenore, come spesso accade in questi casi, diventano virali. La Sicilia scrive che a vincere la gara sarebbe stato il fantino sponsorizzato da Trappeto Nord – roccaforte Catanese dello spaccio di cocaina.
Le verifiche della squadra a cavallo della Questura di Catania si sono concentrate fin da subito sulle stalle del rione San Cristoforo, nelle vie Alogna e Garozzo, condotte insieme ai medici veterinari del Servizio Veterinari dell’ASP. Il primo controllo ha dato esito positivo non appena il proprietario di una stalla è stato messo alle strette. L’uomo ha ammesso che quello nel video era uno dei suoi puledri di circa un anno. Inoltre, la suddetta struttura e il cavallo erano privi di qualsivoglia forma di identificazione. E non è certo un caso.
L’assenza dai registri serve a eludere i controlli veterinari rimanendo invisibili agli occhi della burocrazia
Come sottolineato dagli investigatori, l’assenza dai registri serve a eludere i controlli veterinari rimanendo invisibili agli occhi della burocrazia. L’equino è stato microchippato sul posto, sequestrato e affidato alle cure di un’azienda specializzata. Proseguendo i controlli nel rione, gli agenti hanno individuato una seconda stalla abusiva.
Anche qui stesso copione. Questa volta però gli investigatori hanno riconosciuto subito uno dei due fantini. L’uomo aveva gareggiato a volto scoperto e non ha potuto fare altro che ammettere le proprie responsabilità, dissociandosi però da chi aveva sparato. I proprietari delle stalle clandestine sono stati sanzionati per detenzione di animali senza autorizzazione, mancata registrazione e omissione delle visite sanitarie. I due fantini catanesi, di 40 e 45 anni, sono stati invece denunciati alla Procura della Repubblica di Caltagirone per aver partecipato, a vario titolo, alla competizione ippica non autorizzata. Gli atti sono ora al vaglio dei magistrati. Vale, come da prassi, la presunzione di innocenza.
La rete di corse clandestine che “intrattiene” i malavitosi
L’episodio di Palagonia altro non è che il tassello di un mosaico criminale radicato nel territorio da decenni. Un monito della tracotanza dei padrini. Secondo i dati del Rapporto Zoomafia della LAV, solo tra il 1998 e il 2020, sono state denunciate 4.039 persone, sequestrati 1.352 cavalli e bloccate 137 corse e gare clandestine. Nel solo 2024 sono stati registrati 17 interventi delle forze dell’ordine con 70 denunce. Si tratta di un fenomeno diffuso in gran parte del Meridione, anche se la Sicilia rimane la regione dove le corse sono più frequenti.
Le gare avvengono con il patrocinio di esponenti mafiosi: tra questi figurano il clan Giostra di Messina, i Santapaola di Catania, i Piacenti “Ceusi”, i Casalesi del Casertano, i Parisi di Bari, i Condello e gli Stillitano di Reggio Calabria. I clan più attivi nel Catanese sono il Cappello-Bonaccorsi, il Nicotra, i Piacenti “Ceusi” e i Santapaola. Le corse così diventano una dimostrazione di forza per rivendicare il loro dominio incontrastato. Angelo Santapaola, morto ammazzato nel 2007 per volere del figlio di Nitto, era fissato con i cavalli e non perdeva occasione per scommettere. Il suo stallone “Tempesta” era imbattibile, una vera e propria calamità, sbaragliava gli avversari chiudendo sempre in testa le gare che si disputavano proprio nel “circuito” di Palagonia – uno dei più gettonati dagli organizzatori.
Palagonia e non solo: come funzionano le gare clandestine
La procedura è sempre la stessa. L’organizzazione delle corse clandestine oggi passa dai gruppi Telegram e viene affidata ai soliti noti, mentre per ottenere i “pass” da spettatori bisogna essere almeno amici di amici. Una volta stabilito il percorso, i duellanti vengono portati sul posto alle prime luci dell’alba. Davanti a loro un cordone di motociclisti armati libera la strada da possibili “intrusi” andando a bloccare tutte le corsie di immissione.
Ed ecco che una serie di spari annuncia l’inizio della sfida. Sulle pagine di Domani, il criminologo Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, traduce l’ossessione dei malavitosi per le corse spiegando che il cavallo “è un simbolo di forza e potere: i boss, che vivono nascosti e non si mostrano fieramente, vivono attraverso gli equini un’esperienza di sostituzione, si nutrono della loro forza”. Il giro d’affari è alimentato da puntate che superano i 200mila euro a competizione. “Le corse clandestine di cavalli rappresentano una delle più eclatanti manifestazioni del prestigio criminale e del controllo mafioso del territorio” è questo il verdetto della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie che sottolineano come le indagini abbiano messo in luce il legame intrinseco tra la criminalità organizzata e le corse clandestine.
Queste non vengono utilizzate solo per generare introiti dalle scommesse illegali, ma anche per affermare il proprio prestigio. Ci troviamo dunque di fronte a una sorta di campionato con i suoi circuiti nel quale le varie “scuderie” vengono sponsorizzate dai clan.
di Angelo Annese
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche