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title: Perché i femminicidi continuano ad aumentare
description: Una considerazione preliminare nel trattare il tema dei femminicidi, per quanto possa apparire scontata o banale, s’impone
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date: 2025-10-23
author: Cesare Cicorella
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/perche-i-femminicidi-continuano-ad-aumentare/
categories: [Cronaca]
tags: [cronaca, donne, femminicidio, Italia]
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# Perché i femminicidi continuano ad aumentare

![Femminicidi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/10/Femminicidi-1-1024x639.jpg)

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2025-10-16 07:50:27

2025-10-16 05:50:27

Certo che ci sono anche uomini uccisi da donne e maschi vessati da femmine, ma i numeri contano e sono impietosi

Che dice un genitore ai propri figli, se li sente commentare il barbaro assassinio di questa ragazza nel meglio della sua vita, ieri a Milano? Cosa risponde a delle domande dirette?Non ci sono consigli da dare, parole da raccomandare. Chi scrive ha figli maschi e una figlia femmina e sente la responsabilità di un’educazione - quella sì - che dia gli strumenti per rispondere. Per orientarsi.Per difendersi. In una società così moderna, sicura di sé ed emancipata eppure percorsa da un così alto numero di uomini che continuano a non saper fare i conti con la realtà. Con la fine di una relazione. Con un No.Perché oltre qualsiasi statistica, analisi psicologica, studio sociologico, si torna sempre lì: questa serie di delitti tutti uguali, sin quasi nei dettagli, sono figli - nella gran maggioranza dei casi - della banale incapacità di accettare la fine di una storia, un rifiuto, il desiderio altrui di andare avanti.Se un uomo premedita fino nei dettagli cosa vuol fare, si procura le copie delle chiavi di casa della sua compagna, arriva armato di un coltellaccio da caccia e sa perfettamente di doversi introdurre o con la forza o con l’inganno nell’abitazione - come ieri a Milano, zona nord del capoluogo lombardo - è guidato da un’idea ben precisa. Maligna, eppur chiara e soprattutto ineluttabile: far scontare a quella donna la colpa suprema di averlo rifiutato.E con il rifiuto della storia, il rifiuto di sé, di tutto ciò che rappresenta. Nella sua mente fuori controllo, si intende.Certo che ci sono anche uomini uccisi da donne e maschi vessati da femmine, ma i numeri contano e sono impietosi. Ancor peggio quello che spesso c’è dietro questi numeri: il fallimento dell’uomo che nega sé stesso, la sua dignità. E inneggia in modo scandaloso e turpe all’amore scambiato per puro possesso.

Femminicidi: l'orrore sempre uguale

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2025-10-16 14:21:59

2025-10-16 12:21:59

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2022-07-18 10:51:49

2022-07-18 08:51:49

Ben vengano l'inasprimento delle pene per i Femminicidi, ma senza perdere di vista l'origine del problema. Che è dannatamente culturale

In più di un’occasione mi è capitato di incrociare lo sguardo di un assassino. Ammetto che dopo un po’ ci si fa l’abitudine ma gli occhi di Roberto G. non riesco proprio a dimenticarli. Sarà che eravamo quasi coetanei: io 22 anni, lui 17; sarà che, mentre piangeva disperato, continuava a fissarmi quasi a cercare in me un moto di pietà. Da un paio d’ore aveva ucciso l’ex fidanzatina sedicenne e per questo era stato portato al commissariato di Sesto San Giovanni (MI), dove io – stagista per una tv locale – ero riuscita a intrufolarmi grazie all’ingenuità di un poliziotto.

Era una fredda giornata di febbraio del 2001 e quel ragazzo, durante la ricreazione, aveva reciso con un fendente la carotide di Monica T. nel cortile del Liceo “Erasmo da Rotterdam”, proprio a sinistra dell’ingresso, dove campeggiava un’enorme chiazza di sangue. All’epoca non era ancora stato coniato il termine “femminicidio” ma la notizia fece comunque scalpore perché era stato violato un luogo sacro come la scuola. Oggi Roberto G. si sarà fatto una sua vita. Monica T. questa seconda occasione non l’ha avuta e da 21 anni ‘riposa’ dentro una bara.

Due decenni dopo la situazione non è cambiata. La storia della ragazzina di Napoli, che a soli 12 anni rimarrà sfregiata a vita perché il fidanzatino di 16 non accettava la fine della loro relazione, mi ha fatto tornare in mente lo sguardo di chi – sempre troppo tardi – capisce di aver compiuto l’irreparabile in nome di un amore cieco, che vede nella donna una proprietà. Non c’entrano l’età, l’epoca, il livello culturale, il Nord e il Sud. Questo è un ‘virus’ trasversale. Eppure l’antidoto sarebbe tanto semplice: basterebbe insegnare ai propri figli il rispetto, spiegare loro che non sempre si ha ciò che si vuole. E invece i genitori sembrano più smarriti dei figli. Qualcuno gli dica che non è normale che una bambina di 12 anni sia già fidanzata con uno di 16 e che gironzoli per le vie di Napoli a tarda notte.

Chi ha il dovere di tutelare queste bambine e ragazze se non lo Stato? Ben vengano il Codice Rosso, i vari braccialetti elettronici, l’inasprimento delle pene ma questi sono solo palliativi se non si va alla radice del problema. Che è solo dannatamente culturale. Per sradicare convinzioni dure a morire, serve entrare con maggior efficacia nelle scuole e nelle case, attraverso campagne di sensibilizzazione che diano il buon esempio a chi, questo esempio, non ce l’ha.

In un mare di «No!» mai detti, di contro c’è una grossa fetta di genitori che di «No!» ne dice fin troppi, anche quando a un certo punto dovrebbe dire «Sì». «Non ci fidiamo, con quel che si sente in giro» si difendono, senza rendersi conto di condannare i propri figli a un futuro da bamboccioni. Basti pensare che, a settembre, molti dei quindicenni che inizieranno le superiori non avranno mai preso la metropolitana da soli. E no, non è normale neanche questo.

di Ilaria Cuzzolin

Femminicidi: la radice del problema è culturale

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2022-07-18 08:56:19

2022-07-18 06:56:19

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2023-09-05 12:57:22

2023-09-05 10:57:22

I femminicidi si combattono a tavola, sul tram, ovunque. Il rispetto non si improvvisa, va costruito giorno per giorno

Accade di nuovo.

Accadrà di nuovo e ancora. Più o meno fra due giorni recitano le statistiche. Eppure non vogliamo e possiamo rassegnarci a questa mattanza che  sembra incontenibile e ci lascia disarmati.

Ieri a Roma un'altra donna, un'altra mamma, è stata uccisa a coltellate perché un uomo non ha saputo accettare un rifiuto, la fine di una  relazione che non aveva motivo di essere.

L'inasprimento delle pene, il Codice Rosso, le campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere sono le diverse strade, tutte giuste, che si stanno percorrendo ma che, evidentemente, si dimostrano  insufficienti per arrestare il fenomeno dei femminicidi.

É un odio che parte da lontano quello che muove la mano di questi assassini, che non si genera dell'oggi al domani ma che ha radici profonde che partono con  probabilità dalla propria infanzia, dall'educazione ricevuta, dall'ambiente famigliare in cui sono cresciuti.

Non sempre, ma spesso.

Se si intende invertire la rotta è  soprattutto alla famiglia e alla scuola che dobbiamo appellarci. Lo abbiamo già scritto e continueremo a ripeterlo. A ogni femminicidio.

Il rispetto si insegna giorno dopo giorno, mattoncino dopo mattoncino, a cominciare dalle piccole cose. Non si improvvisa. Il rispetto per il cibo, per le cose, per gli animali, per le persone naturalmente. Cedere il posto a una persona più anziana, stare composti a tavola, non rispondere in malo modo a un genitore. Sembrano dettagli ma non lo sono. È tutto collegato, è un circolo virtuoso.

Invece cosa può insegnare di buono quella madre che nel vedere il proprio figlio prendere a calci una capretta, minimizza asserendo che "l'animale, tanto, era già agonizzante" ? Cosa, mai?

Tocca a noi adulti mostrare oggi cosa sia il rispetto ai nostri figli, altrimenti poco o nulla cambierà. E domani saremo punto a capo, a fare la conta, a dipingere panchine di rosso, appendere bambole alle pareti, a tappezzare i social con l'hashtag "nonunadimeno". Fino al prossimo femminicidio.

Quello che ci sfugge sui femminicidi

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2023-09-05 16:21:02

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