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title: Presunti colpevoli, il “no” facile dei magistrati italiani
description: I magistrati italiani hanno il “no” facile. Respingono la separazione delle carriere, rifiutano praticamente ogni cosa
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date: 2024-12-13
author: Valentino Maimone
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categories: [Cronaca]
tags: [giustizia, Italia]
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# Presunti colpevoli, il “no” facile dei magistrati italiani

![I magistrati italiani](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/I-magistrati-italiani.jpg)

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2024-03-13 12:01:26

2024-03-13 11:01:26

C’è la sensazione che qualcosa stia accadendo dietro le quinte della vicenda dei ‘dossieraggi’. Come un regolamento di conti tra magistrati

Mentre tutta Italia sembra vivere appesa ai nominativi che gocciolano quotidianamente dagli elenchi dei file della Direzione nazionale antimafia scaricati abusivamente, c’è la sensazione che qualcosa stia accadendo dietro le quinte della fanfara mediatica di contorno alla vicenda dei ‘dossieraggi’.

Qualcosa che assomiglia molto da vicino a un regolamento di conti in corso tra magistrati, intenti a marcarsi fra loro, a delimitare il campo, a inviarsi segnali: «Io so che tu sai che io so». Non tutte le tessere del puzzle vanno già al proprio posto, ma di sicuro c’è materiale per ragionarci su.

C’è un procuratore della Repubblica dal curriculum che pesa, come Raffaele Cantone, che chiede di essere sentito in Commissione antimafia assieme a un altro magistrato altrettanto insigne: Giovanni Melillo, capo della Direzione nazionale antimafia. Al di là della circostanza già di per sé perlomeno insolita, c’è un fatto: davanti ai parlamentari Cantone rovescia sul tavolo definizioni da far tremare i vetri («Un verminaio», «Numeri mostruosi», «Mercato degli accessi») e ipotesi di ‘grandi vecchi’ all’opera («I numeri lasciano pensare che ci sia altro dietro»).

Nel pieno di un’indagine così delicata, il titolare dell’inchiesta spiattella dunque elementi, valutazioni e situazioni che dovrebbero restare segreti e di cui al tempo stesso non può non immaginare la sorte: le fauci dei media impazziti e grati per cotanto inaspettato bendiddio. E meno male che le indagini migliori sono quelle che si conducono a fari spenti, che il circo mediatico è un’invenzione, che il magistrato deve soltanto pensare a lavorare nel chiuso della propria stanza. Dice: il suo era un grido d’aiuto. D’accordo, ma rivolto a chi? A quegli stessi parlamentari che si sono divisi un istante dopo aver letto la proposta del guardasigilli Nordio di istituire una Commissione ad hoc?

Poi c’è un altro magistrato di quelli che pesano, se non altro per il grado e il ruolo: Sergio Sottani, procuratore generale della Corte d’appello a Perugia, la città dove Cantone è titolare dell’inchiesta sui ‘dossieraggi’. Di punto in bianco, quarantott’ore fa, agguanta la tastiera e digita un comunicato in cui fa sapere di voler attivare le proprie funzioni di sorveglianza nei confronti dell’operato del procuratore Cantone, in nome del rispetto della presunzione di innocenza e per «segnalare agli organi deputati al controllo quelle che potrebbero apparire eventuali anomalie comportamentali nell’esercizio della funzione giurisdizionale».

Fuor di linguaggio per adepti: Sottani non sembra aver gradito granché la performance di Cantone in Commissione antimafia (definita «inusuale») e si aggrappa al rispetto del principio della presunzione di innocenza (che Cantone avrebbe violato già soltanto raccontando della sua inchiesta ai parlamentari). In più – sostenendo di muoversi anche per «evitare attacchi strumentali ai magistrati requirenti» – tradisce un qual certo fastidio per alcune vecchie intercettazioni saltate fuori (guarda il caso) proprio nei giorni in cui Perugia è al centro dell’attenzione mediatico-giudiziaria: chat che fanno parte dell’inchiesta sulla “Loggia Ungheria” in cui lo stesso Sottani viene citato in termini non esattamente lusinghieri.

L’iniziativa del procuratore generale di Perugia avrà senza ombra di dubbio le migliori intenzioni. Ma un procuratore generale che annuncia di essere pronto a controllare l’operato di un procuratore non può lasciare indifferenti. A voler pensare male, potrebbe sottintendere che non tutto quadra nel lavoro fin qui svolto da Cantone e Sottani fa sapere all’opinione pubblica di essere lì pronto a vigilare. Dicono che Cantone non l’abbia presa benissimo. Anche perché il Csm – a cui ha chiesto di essere sentito – ancora non ha neanche fissato una data.

di Valentino Maimone

Faide e toghe

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2024-03-14 10:38:59

2024-03-14 09:38:59

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2022-05-18 15:55:47

2022-05-18 13:55:47

Enzo Tortora moriva oggi, nel 1988. I frutti maturi della sua politica sono stati lasciati marcire e, trentaquattro anni dopo, si è stati costretti a chiamare al voto referendario sulle stesse riforme.

Enzo Tortora moriva oggi, nel 1988. Sul suo cippo funerario è scritto «Che non sia un’illusione». È andata invece come peggio non si poteva: i frutti maturi della sua lotta politica sono stati lasciati marcire nell’indifferenza colpevole di un Parlamento ignavo quando non tremebondo al cospetto della corporazione togata. Quanto alla stampa e alle tv, il ricordo a intermittenza che ne fanno è stucchevole, niente altro che uno stanco tributo alla loro cattiva coscienza. Consola che se fosse morto oggi, nel 2022, non gli sarebbero stati risparmiati partiti vuoti di idee e di cultura garantista, il vomito dei social e l’assenza di Pannella, Sciascia, Montanelli, Biagi e Bocca. Nel frattempo almeno 30mila altri innocenti sono stati inghiottiti nell’incubo. Trentaquattro anni dopo si è stati costretti a chiamare al voto referendario sulle stesse riforme (se ne parlerà oggi davanti a Montecitorio in una maratona oratoria organizzata dalla sua compagna Francesca Scopelliti) e la magistratura associata si è definitivamente screditata. No, Enzo non riposa in pace.

di Vittorio Pezzuto

Tortora non riposa in pace

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2022-05-18 12:05:15

2022-05-18 10:05:15

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2023-10-13 14:53:21

2023-10-13 12:53:21

Enzo Tortora: distrutto negli ultimi anni di vita nella sua immagine pubblica e letteralmente ucciso da un'inchiesta giudiziaria feroce e truffaldina

Se siete grosso modo quarantenni è probabile che sappiate ben poco di Enzo Tortora. Distrutto negli ultimi anni di vita nella sua immagine pubblica, letteralmente ucciso da un’inchiesta giudiziaria feroce e truffaldina perché campata in aria, il presentatore tv (che fu anche scrittore e giornalista) è stato rimosso dalla memoria collettiva di un Paese già distratto di suo. Poco o nulla si è voluto tramandare di una carriera fatta di record d’ascolti ineguagliati, format geniali e fecondi, conduzioni in diretta che con cultura e garbo andavano diritte al cuore del pubblico. Si è piuttosto preferito sussurrare del ‘povero Tortora’, quasi fosse finito vittima non della balorda giustizia italiana ma di un asteroide precipitatogli in testa. Nemmeno quando Mamma Rai si concede lunghe vacanze estive – propinandoci per mesi fondi di magazzino, repliche di programmi dimenticabili e spezzoni del suo archivio storico – vengono mostrati gustosi assaggi di “Portobello” e delle altre sue trasmissioni. Comprendiamo l’imbarazzo: uso del congiuntivo, ricca aggettivazione, schiena dritta, idee robuste e mai ritrattate andavano pochissimo di moda già allora. Figuriamoci oggi.

Ecco perché ha il sapore dell’evento il lungo ricordo che questa sera alle 21,20 gli verrà tributato su RaiTre (disponibile anche su RaiPlay). Evidentemente a corto di personale e competenze, per ricordare uno dei suoi più grandi protagonisti la tv di Stato ha deciso di affidarsi a una produzione esterna. Scelta azzeccata. “Ho voglia di immaginarmi altrove” – realizzato da Moviheart – è un documentario potente, accurato ed emozionante che in novanta minuti ci restituisce una grande storia umana, professionale e politica. Il regista Tommaso Cennamo (che con Enzo Decaro ha scritto anche la sceneggiatura) ha disposto in una trama ritmata i fili di un racconto colorato, complesso e sorprendente.

Quando un lavoro è svolto con passione e onestà intellettuale te ne accorgi subito. Stasera la televisione saprà di pulito, anche nel mostrare lo sconcio nauseabondo di certa magistratura e di certo giornalismo. Ma proprio per questo dispiace un’omissione non casuale: nessun accenno o quasi viene fatto al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. Non un dettaglio. Tortora è stato soprattutto un importante leader politico e il suo lascito di presidente del Partito radicale è proprio la battaglia durissima e inesausta condotta con Marco Pannella perché a ogni cittadino venga garantito il diritto di essere risarcito dal magistrato che per dolo o colpa grave l’abbia sbattuto in carcere. Quel referendum, stravinto nelle urne, venne tradito dal Parlamento pochi giorni prima della sua morte. Ancora oggi resta scomodo, tanto che a Cennamo è stato fatto chiaramente intendere che non fosse il caso di sottolineare una questione politica così delicata. E lo è davvero, se siamo costretti a contare 30.778 innocenti in carcere dal 1991 al 31 dicembre 2022. Guarda caso, dei dati forniti per l’occasione da Errorigiudiziari.com, la Rai nella scheda finale del documentario ha omesso i circa 933 milioni di euro di risarcimenti pubblici erogati, per una media di poco inferiore ai 29 milioni e 200mila euro l’anno. Soldi nostri.

Dopo stasera Enzo Tortora tornerà a vivere nei cuori di molti, speriamo possa farlo anche la sua battaglia.

 

di Vittorio Pezzuto

Enzo Tortora torna in Rai

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2023-10-13 14:53:21

2023-10-13 12:53:21

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