Prima della politica, dopo la politica, il senso di comunità
Torino: c’è una immagine, che più di tutte racconta l’abisso di distanza da chi in piazza è sceso per distruggere e chi ha rischiato la vita per fare il proprio dovere
Prima della politica, dopo la politica, il senso di comunità
Torino: c’è una immagine, che più di tutte racconta l’abisso di distanza da chi in piazza è sceso per distruggere e chi ha rischiato la vita per fare il proprio dovere
Prima della politica, dopo la politica, il senso di comunità
Torino: c’è una immagine, che più di tutte racconta l’abisso di distanza da chi in piazza è sceso per distruggere e chi ha rischiato la vita per fare il proprio dovere
Nella barbarie di quello che è successo sabato a Torino c’è una immagine, che più di tutte racconta l’abisso di distanza da chi in piazza è sceso per distruggere e aggredire e chi, in strada, ha rischiato la vita per fare il proprio dovere. È l’istantanea che immortala il momento in cui Alessandro Calista, il poliziotto di 29 anni aggredito a calci, pugni e martellate, viene soccorso da un suo collega.
Lo solleva, lo protegge con lo scudo, gli tiene la testa. Lo sorregge mentre si allontanano da quelli che definire manifestanti sarebbe un insulto a chi manifesta veramente. Erano violenti, erano criminali, ed è un film che purtroppo avevamo già visto praticamente ogni volta che dimezzo c’è chi dietro la bandiera di Askatasuna mette a ferro e fuoco le città. È successo ogni volta, ogni volta che sono scesi in piazza. Per questo ieri era enorme il dispiegamento di forze dell’ordine. Enorme ma evidentemente non sufficiente, dato il film dell’orrore che è comunque andato in scena.
Quel video, il filmato di quell’agente accerchiato e massacrato, come un uomo solo contro il branco, è qualcosa che rimane impresso. Non ha estratto l’arma, in pratica non si è difeso. Perché se l’avesse fatto, se avesse sparato, oggi saremo a dover ascoltare ben altri discorsi. Non ha estratto l’arma ed è stato massacrato. Solo, senza il casco, massacrato come solo i vigliacchi possono fare.
E poi c’è quel gesto, quello del collega che si stacca dal resto del reparto, che va a proteggere chi è rimasto solo contro la violenza cieca. Che gli fa da scudo. L’orrore, e l’umanità, a distanza di pochi secondi. I criminali, e lo Stato. In quella foto c’è tutta la differenza. Un abisso di differenza.
Di Annalisa Grandi
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Roma: “comprano” quattro Rolex da 250mila euro con i soldi del Monopoli
Torino: Giorgia Meloni visita in ospedale il poliziotto Calista. Arrestato uno dei presunti aggressori
Il pestaggio vergognoso e le vergognose indifferenze