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Professori anti Israele

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L’appello, firmato già da oltre 3000 professori universitari, a chiudere qualunque rapporto diplomatico con Israele, che lascia senza parole

Professori anti Israele

L’appello, firmato già da oltre 3000 professori universitari, a chiudere qualunque rapporto diplomatico con Israele, che lascia senza parole
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Professori anti Israele

L’appello, firmato già da oltre 3000 professori universitari, a chiudere qualunque rapporto diplomatico con Israele, che lascia senza parole
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Le idee sono libere, le posizioni ideologiche assolutamente legittime. Nelle democrazie liberali, anche le più urticanti (per gli altri) vanno tutelate. Sempre. Questa è la differenza fra i sistemi in cui abbiamo avuto l’enorme fortuna di crescere – non smettendo mai di ringraziare, inchinandoci, le generazioni dei nostri nonni che seppero sacrificare anche la vita per la libertà – e gli Stati illiberali, le teocrazie, le democrature, le dittature dichiarate, gli Stati o le entità direttamente terroristiche. Una differenza solare, che proprio nel confronto, nel dialogo fra posizioni diverse trova l’antidoto al confronto violento e alla sopraffazione dell’altro. Non può che lasciare basiti – almeno il sottoscritto e me ne assumo la piena responsabilità – che nelle università, il luogo deputato per eccellenza allo studio, all’approfondimento, alla razionalità e all’ascolto delle diverse tesi per generare sintesi aristoteliche degne del cervello e della sensibilità umana, circoli un appello per chiedere l’interruzione di qualsiasi rapporto accademico con le università israeliane. A valle di un’analisi dell’inestricabile conflitto arabo-israeliano che definire di parte è molto poco. Una lettura in base alla quale Israele viene descritto di fatto come uno Stato canaglia, dedito alla sistematica oppressione di un intero popolo per ottenerne l’espulsione fisica dalla Terrasanta. Una tesi degna delle farneticazioni della teocrazia iraniana. Che un simile documento abbia raccolto già fra le 3000 e le 4000 firme di professori lascia a bocca aperta. Leggerlo è uno strazio per chiunque cerchi disperatamente di mantenere una forma di equilibrio fra le ragioni e i torti. Di una parte o dell’altra. Di un’analisi storica che non sia un’accozzaglia disordinata di sentenze inappellabili, nella totale ignoranza di quanto accaduto per decenni. Proprio nelle aule universitarie, in cui si dovrebbero educare i nostri ragazzi all’approfondimento, a non fermarsi mai alla prima risposta – tantomeno a quella più facile e di moda – si innaffia impunemente il seme dell’intolleranza, sfiorando l’antisemitismo. Solo una cosa vorremmo dire a lor signori: nel mondo da voi sognato, non vi sarebbe concesso di scrivere simili documenti, dovreste solo fare da megafono alla voce del padrone. Prendetevi due minuti per rifletterci, fra un corteo e una bandiera da bruciare. di Fulvio Giuliani

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