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title: Quando il giornalismo diventa ‘spettacolo’
description: "C’era un tempo in cui fare giornalismo significava rifarsi a una specifica scala di princìpi. Purtroppo, quel giornalismo è stato colpito da un brutto virus: la spettacolarizzazione. "
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date: 2022-02-15
author: Matteo Bizzotto Montieni
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/quando-il-giornalismo-diventa-spettacolo/
categories: [Cronaca]
tags: [giornalismo]
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# Quando il giornalismo diventa ‘spettacolo’

![Quando il giornalismo diventa ‘spettacolo’](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/Giornalismo-spettacolo.jpg)

C’era un tempo in cui fare giornalismo significava rifarsi a una specifica scala di princìpi. Purtroppo, quel giornalismo col passare degli anni è stato colpito da un brutto virus: la spettacolarizzazione. Esempio di tutto questo, suo malgrado, è Luigi Criscuolo.

 

C’era un tempo in cui fare giornalismo, in particolar modo d’inchiesta, significava rifarsi a una specifica scala di princìpi, primi tra tutti quelli della **veridicità e della essenzialità**;** valori necessari per ricercare una cronaca onesta dei fatti**, permettendo di arrivare al pubblico solamente grazie alla propria professionalità e alla volontà di fare sana informazione. **Purtroppo, quel giornalismo col passare degli anni è stato colpito da un brutto virus,** una sorta di Covid della ragione che ha spento sempre più la sua anima valoriale,** per lasciare spazio al male del nuovo millennio: la spettacolarizzazione.** Una ricerca spasmodica dello *scoop*, del sensazionale, a cui poco importa del lato umano dietro la notizia, arrivando a mietere spesso vittime tanto quanto gli stessi protagonisti della propria grottesca ‘cronaca’.

**Così avviene che giornali e trasmissioni trasformino fatti di vita in veri e propri *reality show*** in cui aguzzini, vittime e rispettivi famigliari diventano protagonisti di discutibili ricostruzioni, pietose analisi psicologiche fatte da vicini e conoscenti e interviste fuori luogo farcite di improbabili domande**. Un giornalismo, se così lo possiamo definire, il cui unico fine è fornire la “prossima puntata”**, attirando *audience*, senza tener conto se quanto si riporta si possa rivelare un domani totalmente infondato.

Ecco che allora le vere vittime – esseri umani con sentimenti e storie – non sono altro che mezzi per raggiungere uno scopo, arrivando a essere malamente categorizzate e classificate nei titoli dei giornali e nelle trattazioni tv: “una pensionata”, “uno studente dieci e lode”, “un muratore”, “una ragazza di origine africana”, come se il fatto di possedere queste caratteristiche o vivere in un certo modo debba portare automaticamente attenzione, biasimo o disinteresse in chi legge; come se le loro vite non abbiano lo stesso valore o non meritino la stessa attenzione; **come a voler comunicare che ci sono notizie con protagonisti di prima fascia e altre con semplici comparse.**

**Esempio di tutto questo, suo malgrado, è Luigi Criscuolo**. Il suo nome dirà probabilmente poco, eppure il suo omicidio è uno dei fatti di cronaca più seguiti di questi mesi. Purtroppo però, stampa e tv hanno deciso che questo essere umano non meriti di essere chiamato col proprio nome, evidentemente ritenendo molto più riconoscibile il suo soprannome: “Gigi Bici”.

 

di *Matteo Bizzotto Montieni*
