AUTORE: Annalisa Grandi
Ammette di non avere né avere mai avuto la competenza per quel ruolo, e così Liliana Segre mostra ancora una volta la sua caratura. Nulla che si scopra oggi ma ora più che mai va reso il giusto merito a una donna che ha l’intelligenza e l’umiltà di dire pubblicamente di non sentirsi all’altezza in un Paese dove lo spettacolo solitamente offerto dalla politica è quello di una corsa ad accaparrarsi e mantenere le poltrone a qualunque costo.
Il suo nome aveva preso a circolare tra i ‘papabili’ per il Colle. Prevedibile, visto il peso del personaggio, lontano da quella tendenza alla perenne polemica che è pane quotidiano per tanti che si muovono nell’ambiente politico. Eppure lei ha detto «No grazie». Al di là del rifiuto che era nell’ordine delle cose, quello su cui occorre soffermarsi è la motivazione, che la Segre ha esplicitato: non solo una questione di età, ma anche di preparazione. «Non ne ho le competenze, e non le avrei avute neanche trent’anni fa» dice la senatrice a vita.
Parole che sanno di onestà e di enorme rispetto innanzitutto per i cittadini italiani e che per questo, nella loro semplicità, appaiono in qualche modo rivoluzionarie. «Si deve avere coscienza dei propri limiti» ha aggiunto la Segre. «Non si può rischiare di compromettere, con le proprie fragilità, il funzionamento di istituzioni essenziali». Istituzioni essenziali, appunto, com’è naturalmente la Presidenza della Repubblica, ma come lo è in fondo qualsiasi ruolo che sia di rappresentanza di una nazione.
Dovrebbe essere la base, chiedersi se si hanno la preparazione e le competenze per svolgerlo, eppure sfido chiunque a ricordare quando un discorso del genere sia stato pronunciato in passato. Non è di prassi una riflessione preventiva quando di mezzo ci sono delle cariche, ne abbiamo avuto molteplici esempi nel passato recente con ministri dal background non certo particolarmente affine al ruolo loro affidatogli. Eppure sarebbe doveroso. Non dovrebbe spettare solo a una persona di 91 anni ammettere una propria mancanza, e farlo prima che l’effetto di quella mancanza ricada su molti altri.
Non si può che plaudere a chi sempre a testa alta ha affrontato non solo l’orrore che tutti conosciamo, ma spesso è stata bersaglio di insulti che di rispettoso nei suoi confronti non hanno davvero nulla. «Chi mi augura la morte ha poca pazienza» afferma con una punta di ironia, perché ormai non val neanche la pena indignarsi.
Liliana Segre dimostra che è possibile tributare il giusto valore a ruoli che comportano enormi responsabilità, e d’altronde l’avevamo vista prendere un treno a gennaio scorso – in piena emergenza Covid – per andare a votare la fiducia al governo Conte. Rispettiamo oggi il suo «no» denso di buonsenso, perché semplicemente ha avuto il coraggio di fare ciò che riteneva giusto.
di Annalisa Grandi
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