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Scuola: se ne parla tanto, si fa niente

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Scuola: se ne parla tanto, si fa niente. L’inutilità di fatto dell’esame di maturità e il senso generale di inadeguatezza

Scuola: se ne parla tanto, si fa niente

Scuola: se ne parla tanto, si fa niente. L’inutilità di fatto dell’esame di maturità e il senso generale di inadeguatezza

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Scuola: se ne parla tanto, si fa niente

Scuola: se ne parla tanto, si fa niente. L’inutilità di fatto dell’esame di maturità e il senso generale di inadeguatezza

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Siamo già intervenuti come molti sulla vicenda dei ragazzi che si sono rifiutati di sostenere l’orale dell’esame di maturità. Abbiamo (ho) sostenuto una posizione – trascurabile ci mancherebbe – in cui si provava a spostare il focus dalla bravata-trovata all’elefante nella stanza.

Quest’ultimo resta l’inutilità di fatto dell’esame di maturità stesso, cartina di tornasole di una scuola fuori tempo massimo da due punti di vista di enorme importanza: la capacità di dare ai nostri ragazzi gli strumenti necessari ad una realtà ultra competitiva come quella che si troveranno a vivere e il ruolo costituzionalmente garantito di “ascensore sociale“, che la scuola pubblica italiana ha smesso di svolgere fregando come ovvio i ragazzi che partono dalle condizioni più svantaggiate.

Ci riferiamo a chi è nato nelle zone più povere del Paese e nelle famiglie con meno mezzi economici e culturali. Di tutto questo, sia detto con il massimo rispetto del dibattito degli ultimi giorni, non si è occupato nessuno.

Non ci sfugge la forza mediatica della notizia dei ragazzi che si rifiutano di rispondere all’esame orale e ho personalmente sperimentato – nella diretta televisiva di Morning News su Canale 5 – la capacità di uno di questi ragazzi – Mariasole Tomassini – di gestire la comunicazione della loro iniziativa e relative polemiche.

Ho fatto in qualche misura anche i complimenti alla ‘fantasia’ e alla prontezza mostrati, ma tutto questo non sposta di una virgola la profonda amarezza per il senso generale di inadeguatezza che la scuola italiana mostra ogni giorno.

Altrettanto inadeguato il dibattito che la circonda, che si divide fra “permessivisti“ e “severi“. Rigorosamente sulla carta questi ultimi.

E la vera sfida di creare una scuola al passo con i tempi? Quando parleremo di una digitalizzazione intelligente e non di facciata, capace di far sentire i ragazzi fra i banchi in una condizione almeno paragonabile a quella che vivono nella vita di tutti i giorni, immersi nella loro realtà digitale? Un mondo nuovo che dobbiamo imparare a gestire e indirizzare, non giudicare senza capire.

Non lo facciamo, perché spesso non sappiamo cosa fare. Di sicuro i nostri figli meritano molto di più dei luoghi comuni di cui riempiamo la bocca e le discussioni fra amici rigorosamente adulti.

Di Fulvio Giuliani

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