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title: "Strage di Capaci, 34 anni dopo: la ferita aperta che chiede ancora memoria e responsabilità"
description: 34 anni dalla strage di Capaci, ma il 23 maggio 1992 resta una data incisa nella coscienza civile del Paese come una frattura insanabile
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date: 2026-05-23
author: Paolo Lennoni
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/cronaca/strage-di-capaci-34-anni-dopo-la-ferita-aperta-che-chiede-ancora-memoria-e-responsabilita/
categories: [Cronaca]
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# Strage di Capaci, 34 anni dopo: la ferita aperta che chiede ancora memoria e responsabilità

![strage di Capaci](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/05/UNA-FOTO-818-1024x639.jpg)

Sono passati 34 anni dalla strage di Capaci, ma il 23 maggio 1992 resta una data incisa nella coscienza civile del Paese come una frattura insanabile

**Sono passati 34 anni dalla strage di Capaci, ma il 23 maggio 1992 resta una data incisa nella coscienza civile del Paese come una frattura insanabile**. Alle 17.58, sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, un’esplosione devastante spezzò la vita del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. **Cinquecento chili di tritolo sventrarono l’asfalto e con esso l’illusione che la mafia potesse essere combattuta senza pagare un prezzo altissimo**. Capaci non fu soltanto un attentato. Fu una dichiarazione di guerra allo Stato, un atto terroristico con cui Cosa Nostra mostrò tutta la propria ferocia e la propria capacità di colpire il cuore delle istituzioni.** Falcone era diventato il simbolo di un metodo nuovo, rigoroso e moderno nella lotta alla criminalità organizzata: seguire il denaro, leggere i rapporti di potere, costruire indagini fondate su riscontri e visione internazionale**. Per questo andava eliminato. E per questo la sua morte non segnò la fine di una battaglia, ma l’inizio di una nuova consapevolezza collettiva.

**A 34 anni di distanza, il valore di quella memoria non può ridursi alla sola commemorazione**. Ricordare Capaci significa interrogarsi sul lascito di Falcone e di chi morì con lui, ma anche sul modo in cui l’Italia ha saputo trasformare quel dolore in coscienza civile, leggi, educazione alla legalità, rifiuto dell’indifferenza. **La mafia, pur cambiando volto, linguaggio e strategie, non è un relitto del passato: continua a insinuarsi nell’economia, nelle relazioni sociali, nelle zone grigie del potere**. Per questo il ricordo non può essere rituale, ma deve restare attivo, scomodo, vivo.

**Ogni anno, il 23 maggio, tornano le immagini di quel cratere sull’autostrada, delle auto sventrate, del silenzio irreale che seguì al boato**. Tornano anche le parole di chi ha continuato a testimoniare, dei familiari, dei magistrati, degli insegnanti, di chi nelle scuole prova a spiegare ai più giovani che Falcone non è un’icona da celebrare una volta all’anno, ma un esempio concreto di rigore, coraggio e senso dello Stato.** La sua lezione, come quella di Paolo Borsellino, parla ancora al presente.**
