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Suo fratello cerca la verità

Un libro che ricostruisce scientificamente un’indagine giudiziaria lacunosa della cronaca italiana: il caso di David Rossi, responsabile delle pubbliche relazioni del Monte dei Paschi di Siena e manager, considerato il braccio destro del presidente Mussari , trovato morto nel 2013.

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Ha ragione Ranieri Rossi: la verità è di tutti, non solo della famiglia. “David Rossi, i fatti” (Edizioni Effigi) è un libro importante perché non è soltanto il racconto di un dolore inguaribile – la morte di suo fratello David – ma soprattutto la ricostruzione scientifica di un’indagine giudiziaria, lacunosa a dir poco. Ranieri non parla di buona o cattiva fede. Certo, nelle ultime trenta pagine del volume azzarda una sua teoria e sposa insieme a molti altri l’ipotesi che David sia stato ucciso, che non si sia suicidato. Non tanto per mano di un killer o di un agente segreto di chissà quale organizzazione, forse a seguito di uno scontro in quell’ufficio per sapere se e quali segreti avesse intenzione di rivelare agli inquirenti. 

Ranieri è un chimico, uno scienziato: in oltre duecento pagine analizza i fatti, mette in fila le crude immagini delle autopsie (eseguite tardi e con molte contraddizioni), introduce tramite Qrcode la possibilità di scaricare video acclusi alle indagini dell’apposita Commissione parlamentare. Ragiona in una sorta di palestra logica mentale, archiviando secondo un ordine preciso i dati, gli elementi poco chiari, i dubbi, le certezze, le evidenze. Come la ferita sanguinante di un ferretto antipiccione nella caduta, classificata come una vecchia lesione. Insanguinata?! Ranieri ragiona, non accusa. Siamo noi lettori a doverci fare un’idea su ciò che realmente è accaduto e, soprattutto, sul movente di quel volo da Palazzo Salimbeni, sede storica del Monte dei Paschi di Siena.

Era la mattina del 6 marzo 2013. Da mesi stavo lavorando per il “Tg5” all’inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena. Giorni prima avevo denunciato da Prato alcuni mutui concessi con facilità dalla locale sede dell’istituto a cinesi senza credenziali, raccomandati da un notaio da tempo all’attenzione degli inquirenti. Mi telefonò David Rossi, collega che conoscevo da anni, responsabile delle pubbliche relazioni della banca senese e manager considerato il braccio destro del presidente Mussari. Conoscevo la passione che David metteva nel suo lavoro; a volte lo trovavo perfino arrogante, ma sempre professionale. Stante la situazione giudiziaria, le perquisizioni, i crescenti malumori e talvolta i pettegolezzi di una Siena scossa nel profondo da quella sorta di terremoto, gli chiesi come stesse. Mi rispose un po’ sconsolato, almeno a me così parve. Il tono non era certamente quello suo consueto, sicuro e polemico. La sera fui raggiunto da una telefonata: «David è morto, si è gettato dal suo ufficio di Palazzo Salimbeni».

Sono trascorsi anni di indagini, fascicoli giudiziari, volgari pettegolezzi sulla vita privata di David che nemmeno voglio qui riportare, in una città anestetizzata dal disastro di una banca fiore all’occhiello del sistema finanziario, deflorata dall’ignavia di una politica che ha depredato un’intera comunità. Ancora non abbiamo una verità definitiva ma soltanto sospetti, illazioni, voci. Ha ragione Ranieri: la verità deve essere di tutti, non solo della famiglia.

di Andrea Pamparana

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