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Torino in un clima di guerriglia

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Oggi Torino attende, in un clima da guerriglia, una manifestazione indetta da tutta l’area antagonista in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna.

Torino

Torino in un clima di guerriglia

Oggi Torino attende, in un clima da guerriglia, una manifestazione indetta da tutta l’area antagonista in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna.

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Torino in un clima di guerriglia

Oggi Torino attende, in un clima da guerriglia, una manifestazione indetta da tutta l’area antagonista in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna.

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Oggi Torino attende, in un clima da guerriglia, una manifestazione indetta da tutta l’area antagonista in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna. Un piccolo fatto locale che si è trasformato negli ultimi mesi in una questione nazionale. Dietro la cronaca appaiono anche le convulsioni di una sinistra radicale in crisi da tempo. Alla ricerca di un nuovo soggetto rivoluzionario da almeno trent’anni, il mondo antagonista – orfano della classe operaia – le ha tentate tutte: dagli indios dell’Ezln ai “palestinesi in lotta”, passando per la comunità Lgbt. Nei fatti, spesso si è ridotto all’attivismo cieco.

Una crisi di area che è soprattutto culturale. Se nel 1977 riviste come “Cannibale”, in grado di stravolgere la cultura giovanile, venivano pensate proprio in un centro sociale (il Traumfabrik di Bologna) e se negli anni Ottanta un centro sociale come il Virus di Milano poteva far nascere la scena punk più importante del mondo dopo quella inglese, oggi le cose stanno diversamente. L’assemblea dei collettivi, tenutasi qualche giorno fa a Torino nell’aula di un’Università di Stato, ha messo in scena una cultura scialba, omologata, che parla un linguaggio incapace di comunicare all’esterno. Gli attivisti ripetono ossessivamente nei loro interventi lo scioglilingua “tutte e tutti”, i più creativi lo estremizzano in un grottesco “ciao a tuttu”, i contenuti sono poveri. Il termine “lotta” si ripresenta centinaia di volte in pochi minuti, ma l’impressione è che l’unica lotta sia quella per l’autoconservazione di una specie anacronistica.

Silvio Viale, ex militante di Lotta Continua, poi esponente radicale e oggi consigliere comunale a Torino, ci aiuta a comprendere meglio la faccenda. «Sì, sabato ci sarà tutta l’estrema sinistra, tranne Avs che si mantiene ai lati. La situazione appare ingestibile. Da una parte ci sono gli antagonisti che vedono l’occasione di fare una estrema prova di forza, dall’altra c’è il governo. Askatasuna ha sempre causato scontri in tutti i cortei a cui ha partecipato, ma negli ultimi anni c’era Avs che faceva da ponte e da mediatore. Sabato sarà diverso. C’è un clima da resa dei conti. Non escludo che il Ministero voglia usare Torino come un elemento di tensione, perché hanno cambiato il questore e vedo da tempo in giro molti funzionari della Digos che arrivano da fuori, sono aumentate le forze. Poi ci sono le difficoltà tecniche legate a una manifestazione che sarà divisa in tre tronconi e dislocata in tre punti diversi della città. Il mio timore è che tutto possa degenerare come a Genova nel 2001. Anche allora il corteo era diviso e la parte pacifica non si aspettava di essere coinvolta nel disastro. E anche allora ci fu la voglia del governo di dare una lezione».

Qual è la posta in gioco per l’estrema sinistra? «Non lo capisco. Hanno convocato il fior fiore dell’antagonismo nazionale, ma l’unico scopo può essere dimostrativo. Lo stabile non è più occupabile. È dichiarato pericoloso, non è agibile, non possono sfondare. Quando hanno fatto il corteo del 31 dicembre io ho detto che era il funerale di Askatasuna: il 31 gennaio sarà la messa di trigesima».

Una notevole differenza dalle ambizioni dell’antagonismo del passato. «Ma sì, che cos’è Askatasuna? Non è un’associazione, non ha leader. Ha gestito abusivamente uno stabile come se fosse a volte un ostello, a volte una discoteca. Non ha la capacità di gestire un corteo. È tutto irrazionale, gruppi spontanei di ragazzini si uniscono per far casino e vengono messi in prima fila. Però una somiglianza sorprendente con gli anni Settanta la trovo. Nel 1977 sgomberarono il circolo giovanile Cangaçeiros a Torino, io ero presente. La scelta del ministro fu politica e segnò la fine del movimento del ’77 a Torino. La Storia potrebbe ripetersi oppure no, vedremo».

di Riccardo Frola

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