Venezia, ultras aggrediscono una coppia sul vaporetto. La 30enne: “avevo chiesto di smettere di urlare”
Ieri un gruppo di ultras del Venezia ha aggredito una coppia sul vaporetto: “Né il comandante né il marinaio sono intervenuti”
Venezia, ultras aggrediscono una coppia sul vaporetto. La 30enne: “avevo chiesto di smettere di urlare”
Ieri un gruppo di ultras del Venezia ha aggredito una coppia sul vaporetto: “Né il comandante né il marinaio sono intervenuti”
Venezia, ultras aggrediscono una coppia sul vaporetto. La 30enne: “avevo chiesto di smettere di urlare”
Ieri un gruppo di ultras del Venezia ha aggredito una coppia sul vaporetto: “Né il comandante né il marinaio sono intervenuti”
Una serata di sport si è trasformata in un’aggressione brutale. Ieri sera, sabato 9 maggio, sul vaporetto della linea 5.2 che tornava da San Marco, una donna veneziana di 30 anni e il suo fidanzato sono stati picchiati da un gruppo di ultras del Venezia.
Il battello era stracolmo di tifosi che tornavano dalla partita contro il Palermo. Saltavano e urlavano, facendo dondolare pericolosamente l’imbarcazione. Quando la donna ha chiesto con gentilezza di smettere, è scattata la violenza: “Mi hanno tirato così tanto i capelli da avermi strappato diverse ciocche dalla cute; sono stata presa a pugni in faccia, presa per il collo, alzata da terra e gettata sul pavimento”, racconta la vittima.
Il fidanzato ha cercato di difenderla con il corpo, ma è stato preso a calci e pugni sulla schiena. La coppia ha cercato aiuto nel personale di bordo, ma senza successo. Una volta arrivati alla fermata della Palanca, il marinaio ha aperto la sbarra per farli scendere: “Gli ho detto che ci stavano picchiando. Lui ha fatto spallucce e ci ha invitati ad andarcene”, prosegue il racconto.
Inseguiti dai tifosi tra le calli, i due sono riusciti a scappare fino a piazzale Roma per poi correre al pronto soccorso dell’ospedale all’Angelo. I medici hanno riscontrato lividi sul volto, tagli e segni di strangolamento sul collo.
Ora la coppia ha sporto denuncia ai carabinieri. Oltre al dolore fisico, resta l’amarezza per non essere stati protetti: «Ciò che più mi fa male è il fatto che mi sia sentita completamente abbandonata dalle istituzioni. Comandante e marinaio hanno lasciato che degli uomini grandi il doppio di me mi prendessero a pugni». La speranza è che le telecamere abbiano ripreso tutto.
Di Camilla Parigi
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- Tag: cronaca
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