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Violenza sempre più giovane, sempre più cieca

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Nello scorso weekend, due ragazzi sono stati ammazzati in Sicilia e in Campania. Come si può restare indifferenti davanti al continuo abbassarsi dell’età media dei protagonisti di alcuni fatti sconcertanti di cronaca nera?

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Violenza sempre più giovane, sempre più cieca

Nello scorso weekend, due ragazzi sono stati ammazzati in Sicilia e in Campania. Come si può restare indifferenti davanti al continuo abbassarsi dell’età media dei protagonisti di alcuni fatti sconcertanti di cronaca nera?

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Violenza sempre più giovane, sempre più cieca

Nello scorso weekend, due ragazzi sono stati ammazzati in Sicilia e in Campania. Come si può restare indifferenti davanti al continuo abbassarsi dell’età media dei protagonisti di alcuni fatti sconcertanti di cronaca nera?

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Lungi da noi voler confondere storie diverse fra loro, cercare a tutti i costi un filo conduttore, un collegamento anche solo remoto, ma come si può restare indifferenti davanti al continuo abbassarsi dell’età media dei protagonisti di alcuni fatti sconcertanti di cronaca nera? Come non restare con il fiato tagliato davanti alla violenza cieca, in alcuni casi assassina, in altri turpe pur senza arrivare alle più nefaste conseguenze. Non per questo meno allucinante.

La cronaca nera degli ultimi giorni


Nello scorso weekend, due ragazzi sono stati ammazzati in Sicilia e in Campania in circostanze che, in base alle prime indagini, porterebbero a escludere un loro coinvolgimento diretto in qualsiasi atto criminale. Sarebbero stati uccisi per sbaglio, in estrema sintesi. Uccisi per sbaglio in strada – che solo a dirlo proviamo ribrezzo – ammazzati in provincia di Messina e di Napoli.

A Torino, una banda di sciagurati avrebbe seviziato e poi gettato nel fiume un ragazzo disabile di 15 anni. Inutile anche in questo caso cercare una sia pur allucinata motivazione in un simile gesto.

Il male per il male: ecco, davanti a chi sceglie il male con lucidità o quantomeno senza saperne soppesare in alcun modo le conseguenze, la prima reazione è sentirsi del tutto impotenti. Figurarsi se questo qualcuno è poco più che un bambino.
La reazione subito successiva, non ci vergogniamo a scriverlo perché in tanti l’avranno provata, è arrendersi all’ineluttabile, archiviare la follia criminale come tale e girarsi dall’altra parte o almeno andare avanti per la propria strada. E, in fin dei conti, una forma di autodifesa.

Violenza sempre più giovane


Però sono fatti che accadono nelle nostre strade, coinvolgono ragazzini che hanno l’età dei nostri figli.
Se abbiamo deciso di scriverne è perché non possiamo rassegnarci a vedere un pezzo del nostro Paese andarsene alla deriva, limitandoci alla nuda cronaca.

È già accaduto nel passato, per motivazioni del tutto diverse nell’era delle ideologie distorte e ne abbiamo pagato le conseguenze per anni. In questo caso non ci sono implicazioni di questo tipo, ma a volte anche il nichilismo inconsapevole può fare molta paura.

Una questione culturale


Non ci sono più, grazie al cielo, i cattivi maestri nelle aule scolastiche universitarie di quando eravamo ragazzi, ma i pessimi esempi abbondano.
Nessuna confusione, per carità: siamo lontani anni luce da qualsiasi forma di proibizionismo o moralismo, ma riteniamo fondamentale saper ancora distinguere fra i messaggi di canzoni, comunicazioni pubblicitarie, post social, romanzi o altro che provino a scavare nel disagio della vita da quelli che richiamano la violenza per la violenza, il nulla per il nulla.

Uno scimmiottare volgare e sconfortante modelli che vorrebbero essere fighi e sono solo un fallimento per chi li sceglie ma anche per chi non li contrasta con sufficiente efficacia. E qui siamo coinvolti a vario titolo tutti. Genitori ed educatori in prima fila.

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