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title: Cina-Pirelli, un precedente pericoloso
description: O c’è la guerra e il capitale della Cina in Pirelli non è gradito, o si sta difendendo un azionista che ha messo soldi per la minoranza
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date: 2023-06-20
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [Cina, economia, esteri, Evidenza, politica]
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# Cina-Pirelli, un precedente pericoloso

![cina Pirelli](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/06/Evidenza-sito-422.jpg)

O c’è la guerra e il capitale della Cina in Pirelli non è gradito, o si sta difendendo un azionista che ha messo soldi per la minoranza

**Il governo ha scelto di utilizzare il *golden power* e mettere in sicurezza il controllo italiano di Pirelli**. Non s’è levato un fiato critico, nessun oppositore s’è opposto e anche la stampa che solitamente dipinge Meloni come un rischio per l’Italia **ne ha festeggiato la determinazione, elevandola a baluardo dell’Occidente democratico**. Innanzi a tanta concordia nazionale non resterebbe che compiacersi. Quando si parla d’interessi reali si ottengono reali coesioni. Che bello. **Se non fosse che il corale afflato si realizza su una mossa che introduce uno scivoloso precedente.**

Vale la pena di capire, perché in questo racconto c’è moltissimo del capitalismo italiano senza capitali.** Il primo azionista di Pirelli sono i cinesi di Sicochem, con 37,01%. Cinesi sono anche due altri azionisti, dal nome con un significato inequivocabile: Silk Road Fund (9,2%) e LongMarch (3,68%)**. In mano cinese si trova il 49,71% del capitale Pirelli. Il loro ingresso risale al 2015, quando i loro soldi servirono per sostituire i russi di Rosneft (**con la Russia che aveva già preso la Crimea, nel 2014**). Nell’azionariato Pirelli c’è una quota di Camfin, pari al 14,1%, che esercita un potere di voto largamente superiore, definito nei patti parasociali. **Camfin viene indicata dai giornali come la finanziaria che fa capo a Marco Tronchetti Provera, ma il suo primo azionista è ancora la cinese LongMarch**. Anche in questo caso i patti parasociali stabiliscono che gli italiani hanno diritti di voto superiori alle quote azionarie. In altre parole, ci sono azioni che contano di più pur avendo il medesimo valore unitario. **Affari loro, resta il curioso fatto che questo genere di controllo societario viene denominato “scatole cinesi”**. **In questo caso piene di cinesi veri.**

Nel 2020 gli Stati Uniti già indicavano quelle filiere cinesi come facenti capo ai militari e al governo, predisponendo le sanzioni. **Mentre l’Italia non soltanto li aveva in casa, ma firmava gli accordi governativi per la “[Via della seta](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/il-mistero-conte/)”. **Cosa è cambiato?

Da parte cinese (c’è un documento dello scorso novembre) le società azioniste di Pirelli – come tutte le altre importanti – **sono state richiamate alla coerenza con i piani industriali di Xi Jinping**. Dall’altra la Russia ha invaso l’Ucraina e la Cina s’è collocata al fianco di Putin, **sebbene più per mangiarselo che per aiutarlo**. Quindi, mentre gli azionisti cinesi cercano di fare quel che è ovvio nel nostro (nostro) sistema capitalistico – **ovvero far corrispondere il potere ai soldi messi – l’azionista italiano si rivolge al governo segnalando il pericolo**. Che si fa, considerando che non siamo in guerra ma c’è la guerra?

**Esistevano due strade: a. vedetevela davanti a un giudice; b. si interviene a tutela di una tecnologia che ha a che vedere con la sicurezza nazionale**, in questo caso congelando le azioni in mano cinese. Ma si deve indicare quale sia la tecnologia e che sia la geolocalizzazione delle ruote e l’accumulazione di dati in *cloud* è un po’ pochino, considerato che quella roba è a bordo di qualsiasi cosa e vettura. **Il governo ha scelto una terza strada: afferma il valore strategico della tecnologia ma non congela le azioni**, bensì modifica i patti parasociali, **alzando il numero di consiglieri che Camfin può nominare.** La Camfin in cui il primo azionista è cinese, sicché domani lo si dovrà forse rifare anche per Camfin.

Delle due l’una: **o c’è la guerra e il capitale cinese non è gradito**, in questo caso prima si prende una decisione politica d’indirizzo governativo (ma noi siamo ancora dentro la “Via della seta”) **e poi si restituiscono i soldi, salutando**;** oppure si sta solo difendendo un azionista che ha messo soldi per la minoranza di quel che domina**, **introducendo un precedente che il cielo solo sa dove possa portare**. Nel frattempo danneggiando tutte le imprese italiane – piccole, medie e grandi – che con i cinesi, da anni, fanno o provano a far affari.

Bella la concordia. O forse manca qualcuno che abbia saputo pensarci e voluto dirlo.

di Davide Giacalone
