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title: Cresciamo
description: "L'Italia cresce ed è un +3,9% per il 2022 a confermarlo. Ma cresce anche la propaganda dello sfascio portata avanti dallo stesso Governo"
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date: 2022-12-02
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza]
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# Cresciamo

![l'economia in Italia cresce](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/12/Evidenza-sito-3.jpg)

L'Italia cresce ed è un +3,9% per il 2022 a confermarlo. Ma cresce anche la propaganda dello sfascio e del pessimismo portata avanti dallo stesso Governo con manovre che non sono piaciute a Bruxelles. 

**L’Italia e gli italiani devono far pace con sé stessi**. Imparare a riconoscersi per quello che sono, smetterla di scegliere istintivamente la lettura più sconfortante della propria realtà. Di apparire persino dissociati, come proveremo a spiegare.

Lo ripetiamo – consci di urlare in una stanza insonorizzata – mentre fuori vince il baccano insulso dell’ultimo *post* allarmista: **nel 2022 l’Italia è cresciuta tanto, smentendo persino sé stessa**. Nel terzo trimestre **il Pil ha fatto segnare +0,6%**. La stima diceva +0,5% e le previsioni, anche della Banca d’Italia, -0,2%. **La crescita acquisita per il 2022 è oggi del 3,9%**. Ossia, sarebbe questa anche se negli ultimi tre mesi il Pil dovesse segnare zero. A spingere la crescita sono stati soprattutto i consumi interni. Non un dettaglio: a luglio, agosto e settembre – mentre cadeva il governo Draghi e ci si avviava alle elezioni – gli italiani (un po’ dissociati) credevano in loro stessi, come dimostrato dalla crescita dall’indice di fiducia di famiglie e aziende. Intanto ascoltavano di un Paese straccione e semifallito, ossessivamente narrato in campagna elettorale e non solo.

Abbiamo fatto un *test* davanti a una platea di cento persone, oltretutto “ben disposte” perché interessate a possibili investimenti: nessuno – dicasi nessuno – sapeva che quest’anno l’Italia sta crescendo a ritmi che hanno fatto impallidire la Germania; **tutti erano convinti di essere in recessione da mesi**. La propaganda dello sfascio funziona ed è una responsabilità di chi l’ha messa cinicamente in piedi, ma nell’era dell’informazione h24 essere così all’oscuro dei fatti di casa nostra resta inconcepibile.

Tutto questo ha un costo, a cominciare dalla delicata gestione del **Pnrr. Su di esso non si scherza, è la chiave per garantirci crescita e sviluppo in continuità**. I segnali, però, sono quelli che sono: diversi ministri del governo Meloni hanno espresso forti perplessità sulla possibilità di rispettare gli impegni presi con la Commissione europea per la fine dell’anno. Sono quelli necessari a sbloccare la prossima *tranche* da 19 miliardi di euro. Il ministro Raffaele Fitto, con delega all’attuazione del Pnrr, ha messo rumorosamente le mani avanti, sottolineando che saremo molto lontani dai 22 miliardi di spese previste. **Soldi già a nostra disposizione** (in totale ci sono stati consegnati 66 miliardi) **che non saremo in grado di mettere in moto. Grave**.

Al rispetto degli impegni assunti dal Paese con Bruxelles – c’era al governo Draghi, ma quello che conta ora è la capacità dell’Italia di onorare le scadenze – è legata la sopravvivenza stessa del Piano nazionale di ripresa e resilienza. **Preoccupa che nelle ultime settimane il governo sembri impegnato soprattutto a sottolinearne le pur oggettive difficoltà, a cominciare dal fenomeno inflattivo**. Ritardi e lentezze nell’apertura dei cantieri e nell’assegnazione dei lavori non possono essere spiegati solo con i maggiori costi derivati dall’inflazione. Pesano quelle ataviche pastoie burocratiche la cui cancellazione era fra i presupposti del gigantesco finanziamento. Così come era un impegno ben preciso quello assunto sull’evasione fiscale. **Non sono piaciuti a Bruxelles due segnali della manovra: l’innalzamento dell’uso del contante a 5mila euro e la possibilità di rifiutarsi di usare il Pos fino a 60 euro**.

Più pesante ancora un fantasma che si aggira fra i corridoi dei Palazzi: i**l decreto attuativo della legge sulla concorrenza**, lasciato in eredità dal governo Draghi. Il provvedimento prevede l’obbligo delle gare per i contratti del trasporto pubblico locale. Se i Comuni dovessero affidare senza gara un servizio a una controllata, dovrebbero giustificarlo. Le resistenze sono innumerevoli e il ministro per le Autonomie Calderoli ascolta e concede “tavoli”. **Il mitologico modo all’italiana per diluire i tempi e non decidere**.

Se non saremo capaci di tenere a bada gli interessi particolari, se daremo anche solo la sensazione di non saper tenere la mano fermissima sulla montagna di soldi arrivati e in arrivo, metteremo a repentaglio la crescita dell’Italia e il nostro stesso futuro.

 

*di Fulvio Giuliani*

 
