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title: Di deficit in deficit
description: Se le richieste della Commissione sono lineare, perché ne parliamo come se fosse un evento inatteso? A causa di tre deficit
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date: 2023-05-25
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [economia, Evidenza]
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# Di deficit in deficit

![Deficit](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-365.jpg)

Se le richieste della Commissione sono lineare, perché ne parliamo come se fosse un evento inatteso? A causa di tre *deficit*

**Ogni anno la Commissione europea riceve da ciascun Paese le previsioni e l’impostazione del bilancio futuro**, formulando osservazioni e fornendo indicazioni specifiche. **Perché non si fa gli affari suoi?** Perché sono affari suoi, visto che **il compito della Banca centrale europea è quello di assicurare la stabilità monetaria** e una crescita che non comporti un troppo alto tasso d’inflazione, mentre quello della Commissione consiste nel rendere più fluido e omogeneo il mercato interno, aumentando le possibilità di circolazione e ricchezza per tutti. Essendo escluso che il governo belga abbia da impicciarsi del bilancio austriaco, **questo lavoro lo fa la Commissione**. Da noi queste raccomandazioni vengono tradotte in “monito” o “richiamo”, per poi condurre a “promozione” dopo avere temuto la “bocciatura”. **Questa corruzione del vocabolario nasconde la sostanza.**

**Abbiamo sicuramente un debito pubblico troppo alto, tanto che ci si impegna ricorrentemente a farne scendere il peso in rapporto al Prodotto interno lordo.** Per ottenere questo risultato è necessario che il *deficit* di ogni anno non aggravi la situazione e che la crescita resti sostenuta, quindi è del tutto ovvio che il *deficit* è migliore se basso, mentre la crescita è più forte se si spende in investimenti. **Essendo noi i destinatari della quota largamente prevalente dei fondi europei legati a Next Generation Eu** – composti da donazioni e prestiti a tassi agevolati (quindi un vantaggio, rispetto a quelli di mercato) – **ed essendo questi soldi destinati a investimenti, è più che ragionevole ci si chieda di procedere nei tempi e nei modi stabiliti**. Ove si debba cambiare qualche cosa si presentino delle proposte, cosa che non abbiamo fatto. **Ripeto: non lo abbiamo fatto.** Tutto questo non è che abbia un significato se lo scrive la Commissione e lo cambia se lo si scrive (come lo si è scritto) nel programma di governo. E non si tratta di bocciare o promuovere, ma di ricordare i preziosi e positivi vincoli dentro i quali si muove l’intero mercato unico europeo. Che, a scanso di equivoci, **per noi è fonte di ricchezza**, visto che le esportazioni sono una voce decisiva della nostra salute economica e fra le esportazioni la parte prevalente è nel mercato europeo.

**Se è tutto così semplice e lineare, perché ne parliamo come se fosse un evento inatteso e preoccupante?** **A causa di tre *deficit***. **Il primo è economico e unisce destra e sinistra: a turno reclamano più “elasticità”**, che vuol dire libertà di spesa pubblica a debito, ma siccome quando la ottengono non sale la spesa per investimenti, si dilapida in spesa corrente. **Il secondo è culturale**, anche questo unificante: **si dice “Europa” per intendere altro da sé** (“vado in Europa”, “l’Europa ci dice” *et cetera*), mentre si tratta di noi stessi assieme ad altri, quindi si vivono quelle osservazioni come un giudizio esterno, fino al ridicolo di parlare di “austerità” imposta quando il debito continua a crescere ma è conveniente un *deficit* più basso. **Il terzo è politico**:** i partitanti pensano sé stessi come distributori di denari**, sicché ne servono sempre di più e si destinano dove si spera nella gratitudine.

Ergo, **se la Commissione invita a contenere il *deficit*** (escludendo dal conteggio le spese per l’alluvione e i disastri), a far scendere il peso del debito, a essere diligenti nell’attuazione del Pnrr, a tassare di meno il lavoro (e se la spesa corrente non scende, a distribuire diversamente il carico fiscale), ad avere un catasto in cui il valore degli immobili non sia quello del secolo scorso e altre bellurie, **non afferma nulla di diverso da quel che dovremmo ripeterci allo specchio tutte le mattine.** Nel nostro interesse, che dovremmo sempre chiamare e richiamare. **E il nostro interesse è anche quello europeo**, perché se Ngeu dovesse fallire sarebbe un fallimento europeo, dovuto all’inetto masochismo italiano. A fine anno torna il vigore il Patto di stabilità, arrivarci sbilanciati è da incoscienti. **Mentre fare melina sulla ratifica della riforma del Mes è da fessi.**

di *Davide Giacalone*
