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title: "Per rendere l&#8217;economia Ue competitiva servono investimenti"
description: "Nell'economia Ue occorre sì investire nelle transizioni, ma anche rendere unico il mercato dei capitali, dell’energia, della difesa"
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date: 2024-02-28
author: Davide Giacalone
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categories: [Economia]
tags: [economia, Europa]
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# Per rendere l&#8217;economia Ue competitiva servono investimenti

![Economia UE](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Evidenza-sito-920.jpg)

Nell'economia Ue occorre sì investire nelle transizioni, ma anche rendere unico il mercato dei capitali, dell’energia, della difesa e così via andando

**Passi per il campare alla giornata, ma senza un minimo di prospettiva si crepa in serata.** Passi per l’aggiustare i conti pubblici solo per l’immediato,** salvo poi sbracare al primo trattore che fa quello che qualche minorenne a piedi non deve fare** (e sarebbe bene denunciare entrambi per manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale), ma non si va lontano se l’aggiustamento serve a svoltare la mesata e si affrontano le scadenze elettorali continuando a reclamare o promettere – a seconda che si sia opposizione o maggioranza –** una crescita della spesa pubblica che non si sa come finanziare**. Passi per il disseminare le scadenze elettorali, sicché si sta in campagna elettorale permanente fino a giugno, **ma non è serio pensare di nascondere che le regole sono cambiate e che la legge di bilancio dovrà essere presentata a settembre**, sicché si chiederanno i voti senza dire a cosa si è votati, consumando così il tempo nel nulla e senza credibile alternativa elettorale.

**È in uno scenario di questo tipo che colpisce il modo in cui quasi neanche s’è parlato del rapporto presentato da Mario Draghi ai ministri economici dell’Unione europea**. Ciarlieri all’inverosimile sul niente, divengono cogitabondi e riservati sulla sostanza. Essendo escluso che la faccenda **sia liquidabile attribuendo a Draghi l’idea di spendere 500 miliardi all’anno per finanziare le transizioni digitale e verde**, oltre che il necessario riarmo. Perché il vero contenuto di quel ragionamento – che, in scala, riporta alla magra sorte del Pnrr – non è lo spendere, **ma il chiamare alla compartecipazione e agli investimenti i capitali privati**. Quella è la rivoluzione, non la cifra del mezzo bilione (mille miliardi) annuale, **che vuol dire bilioni in pochi anni.**

**I soldi pubblici** – che sono soldi del contribuente e, se presi in prestito (quindi a debito), sono soldi del contribuente e del risparmiatore –** producono ricchezza quando sono investiti in infrastrutture che generano profitti in tempi lunghi e quando finanziano riforme che accorciano i tempi per tutti i servizi**, dalla sanità alla giustizia. Per chiamare i capitali privati non serve a niente il discorsetto retorico sull’avvenire e sull’interesse nazionale (in questo caso europeo),** serve offrire una seria strategia di crescita, quindi di guadagno**. Se si continua a festeggiare la vendita di questo o quel titolo del debito pubblico non si fa altro che convogliare i risparmi sul binario morto della spesa corrente.** Difatti la grande parte del risparmio italiano continua a essere investita** (lecitamente) **all’estero**, producendo ricchezza fuori e riportando a casa solo gli incrementi di valore.

**Per consentire all’area dell’Ue di recuperare competitività** (e dentro quest’area l’Italia ne ha più bisogno di altri) **occorre sì investire nelle transizioni, ma anche rendere unico il mercato dei capitali, dell’energia, della difesa e così via andando**. Ovvero serve molta più integrazione, che deve avere come contrappeso maggiore penetrazione della sovranità popolare ai livelli alti delle istituzioni comuni.** Se invece, come ancora accade, si indirizza una parte enorme della spesa pubblica esistente ad accudire arretratezze e rendite si ottiene come conseguenza che i capitali privati vanno altrove**. Per capirci, la crescita statunitense è alimentata anche dal nostro risparmio. Che fa bene ad alimentarla, perché i soldi devono andare dove si riproducono, non dove si fa voto di castità e sterilità.

Ciò comporta anche la crescita delle aziende e delle filiere, che abbiano almeno dimensione continentale. Noi italiani abbiamo buttato i quattrini in un *bonus* 110% che ha favorito la crescita di aziendine rionali, alimentatrici di evasione e lavoro nero (30.680 lavoratori irregolari accertati già solo nel 2023), nonché in coma quando finisce il *bonus*. **Soldi sprecati che hanno generato disfunzioni.**

**Ma non si è ritenuto neanche di parlarne.** Così però la politica diventa un’opera dei pupi autogestiti, perché anche il puparo se n’è andato.

di *Davide Giacalone*
