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description: Nel primo weekend di luglio i numeri sul turismo appaiono unici. Ma la leva del prezzo è stressata, i lavoratori stagionali scarseggiano.
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date: 2022-07-03
modified: 2022-07-02
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/eppur-si-muove-qualcosa-nel-turismo/
categories: [Economia]
tags: [Evidenza, turismo]
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# Eppur si muove qualcosa per il turismo italiano, ma serve di più

![Il turismo estivo in Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/07/Evidenza-sito-2-1.jpg)

Nel primo weekend di luglio i numeri sul turismo appaiono straordinari. Ma la leva del prezzo è stressata, i lavoratori stagionali scarseggiano: tutte questioni sulle quali vale la pena agire per il turismo del domani.

Primo *weekend* di luglio e già oggi possiamo parlare di numeri in alcuni casi persino straordinari. **La voglia di Italia cresce e il *brand* del Paese nel mondo continua a macinare risultati**.

Nostro compito, però, è porre l’accento su quanto si continua a rimandare o semplicemente non fare. Se qualcuno crede – sulla scorta di quegli stessi numeri a cui abbiamo fatto riferimento – di poter impostare **il futuro dell’industria del turismo** sugli attuali livelli di servizio e competitività italiani è un folle. O un bugiardo.

Ci siamo più volte espressi sul **tema spiagge e concessioni balneari** e non ci ripeteremo, se non per sottolineare che comunque un altro anno è stato buttato, rinviando le gare al 2023. 12 o 24 mesi di ritardo per investimenti fondamentali, il rinnovo del servizio e la cura del cliente. **In questa stagione 2022**, in cui avremmo dovuto presentarci al mercato forgiati dall’esperienza della pandemia, **abbiamo semplicemente scelto di far finta che due anni non siano esistiti**.

L’offerta alberghiera e più in generale l’accoglienza, pur fra i consueti picchi d’eccellenza del nostro Paese, continuano a languire nel sempre uguale. **Si stressa la leva del prezzo**, arrivando a tariffe spesso non solo fuori dalla realtà, ma prive di qualsiasi relazione con il livello e la qualità del servizio offerto. Questo è un gioco pericolosissimo, perché mette a rischio non solo la singola struttura ma il buon nome di tutto il sistema.

È giusto pagare di più per godere del prodotto-Italia, ma **il turista del Terzo millennio è troppo informato e smaliziato per accettare supinamente il ruolo di pollo**. Per paradosso, il viaggiatore può anche accettare di farsi (relativamente) ‘spennare’, ma solo in cambio di un’esperienza da conservare gelosamente nella memoria. Coccolateli e saranno felici di pagarvi, prendeteli in giro e vi detesteranno per sempre. **Pensate ai taxi**: nessuno si offenda – siamo stufi dell’inutile corporativismo – ma **in Italia offriamo un servizio spesso impresentabile in termini di qualità e costo**. Viaggiamo troppe volte su auto scassate, puzzolenti, gelide d’inverno e torride d’estate e dobbiamo pure sorbirci la litania delle concessioni e degli scioperi selvaggi. Come non batteremo mai i cinesi sulle ciabatte di plastica, restando viceversa irraggiungibili nel confezionare scarpe di qualità, così il nostro turismo non potrà essere massificato e massacrato solo per far cassa.

Per fortuna, **con la ripresa dei grandi numeri qualcosa si muove**: il Comune di Venezia ha deciso di introdurre dal prossimo anno (perché non subito?) la sperimentazione del *ticket* d’ingresso per il visitatore ‘mordi e fuggi’. Verrà pagato, infatti, solo da chi non pernotterà in città e sarà reso graduale in base ai giorni di maggiore o minore affluenza. Non è il numero chiuso, ma **non bisognerebbe aver paura di affrontare anche questo tabù, perché Venezia o Capri sono troppo fragili per essere abbandonate a orde fuori controllo**.

Non si fa turismo in un carnaio, non si capisce nulla di San Marco facendo a gomitate nei denti per un *selfie* o del Canal Grande stipati su battelli tramutati in tradotte. Potrà risultare antipatico, ma se vuoi visitare Venezia ti devi saper organizzare per tempo, altrimenti torni la prossima volta. Il problema è che questo concetto andrebbe interiorizzato dagli operatori turistici prima ancora che dal viaggiatore.

Altro tema immancabile è **la grande difficoltà nel trovare dipendenti** – soprattutto giovani – per la stagione turistica. Facciamo cagnara chiedendoci se questa sia la spia del crollo della voglia di lavorare, colpa del reddito cittadinanza e via polemizzando. Vorremmo, per una volta, parlare di queste occupazioni e anche dei ‘lavoretti’ come della possibile scintilla per provare a inventarsi un pezzo di futuro.

**Basta con la retorica incrociata degli sfaticati e degli sfruttatori**: imparare una professione e fare esperienza ha sempre spinto i migliori ad avviare un’attività in proprio. Accadrà anche questa volta, che lo si ricordi o meno ai ragazzi. Meglio avvertirli.

 

*di Fulvio Giuliani*
