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title: Fuori dal Covid le difficili sfide del mercato globale
description: L’Italia non è ancora uscita completamente dalla pandemia ed entra già in una crisi di incertezza geopolitica ed economica globale.
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date: 2022-02-17
author: Francesco Orlando
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categories: [Economia]
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# Fuori dal Covid le difficili sfide del mercato globale

![Fuori dal Covid le difficili sfide del mercato globale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/Evidenza-sito-70.png)

L’Italia non è ancora uscita completamente dalla pandemia ed entra già in una crisi di incertezza geopolitica ed economica globale

Con la pandemia alle battute (si spera) finali e con l’avvenuta elezione del capo dello Stato, che cosa possiamo aspettarci nel nostro Paese? Se da un lato abbiamo delle circostanze favorevoli – la fine dell’emergenza sanitaria e i fondi del Pnrr, pur soggetti a condizionalità – dall’altro ci sono pesanti incognite provenienti dal contesto esterno, quali le tensioni tra la Russia e la comunità internazionale, la crisi energetica, quella delle forniture di *microchip* e l’inflazione.

**In questo contesto di incertezza si inserisce nel calendario degli eventi la prossima fine della legislatura con il voto nella primavera 2023.** Le recenti dichiarazioni di Mario Draghi rendono facile prevedere un lungo, ininterrotto periodo di campagna elettorale. Purtroppo, non mancheranno rigurgiti populisti per capitalizzare nell’urna i timori, il malcontento, le frustrazioni e la scarsa memoria di parte dei cittadini. Possiamo scommettere che al salire dello *spread* torneranno le spinte ‘sovraniste’ contro la cattiva Ue, contro l’euro, contro l’immigrazione e quelle delle sinistre contro l’*austerity*, per citare le più prevedibili e insensate.

**Appare peraltro risibile parlare di *austerity* in un Paese che nel decennio precedente la pandemia è stato capace di aumentare la spesa pubblica dagli 810 miliardi del 2011 agli 870 miliardi del 2019, veleggiando al 50% del Pil, senza mai produrre uno straccio di crescita.** Ed è sintomo di una totale mancanza di memoria attaccare l’euro che ci ha regalato quindici anni di stabilità e bassi tassi di interesse, dimenticando gli elevatissimi costi pubblici della lira, cronicamente debole. Sono davvero difficili da comprendere le posizioni ‘sovraniste’ che – pur osservando i problemi della Brexit e dimenticando che l’Unione europea è un campo privilegiato per le nostre esportazioni (che hanno raggiunto livelli *record* negli ultimi anni) – si rifiutano di prendere atto che il *quantitative easing* della Bce, arrivata a detenere con i suoi acquisti il 28% del nostro debito, ci ha letteralmente tenuto in piedi, contribuendo in maniera decisiva a mantenere basso lo *spread* e a rifinanziare il debito in scadenza, poco meno di 400 miliardi di euro l’anno.

**La verità è che l’Italia ha bisogno di una chiara visione del futuro, basata su una maggiore consapevolezza dei suoi *gap*.** Il nostro Pil è costituito già per il 74% dai servizi. L’economia si sposta cioè sempre più verso la conoscenza, ma investiamo solo l’1,5% del Pil in Ricerca e Sviluppo contro il 2,3% della media Ue, allochiamo soltanto 70 miliardi (contro i 140 della Germania) in tutto il comparto Istruzione e Università, abbiamo solo il 63% di diplomati e il 20% di laureati (contro rispettivamente il 79% e il 33% della media Ue). Sono questi i dati da tenere bene a mente, se vogliamo evitare altri provvedimenti populisti e fallimentari come Quota 100, reddito di cittadinanza, *cashback* ed *ecobonus*.

 

di Francesco Orlando
