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title: Grazie al riscaldamento globale berremo vino scandinavo
description: Dopo una tradizione millenaria radicata nel bacino del Mediterraneo, il nostro vino potrebbe cercare casa verso nuove latitudini Il clima cambia e con esso anche la mappa dei vini del mondo. Così, dopo una tradizione millenaria radicata nel bacino del Mediterraneo, i nostri vigneti potrebbero essere...
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date: 2025-02-12
author: Angelo Annese
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/grazie-al-riscaldamento-globale-berremo-vino-scandinavo/
categories: [Economia]
tags: [cibo, clima, esteri, Italia, società]
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# Grazie al riscaldamento globale berremo vino scandinavo

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Dopo una tradizione millenaria radicata nel bacino del Mediterraneo, il nostro vino potrebbe cercare casa verso nuove latitudini

**Il clima cambia e con esso anche la mappa dei vini del mondo. Così, dopo una tradizione millenaria radicata nel bacino del Mediterraneo, i nostri vigneti potrebbero essere destinati a cercare casa verso nuove latitudini.** Secondo una ricerca pubblicata su “Nature”, entro i prossimi 70 anni molte viticolture pianteranno nuove radici a Nord. Nel 2100 Svezia e Danimarca potrebbero essere tra i maggiori produttori di Chardonnay.

**Sotto accusa è il riscaldamento globale che sta influenzando notevolmente la resa dell’uva nonché la composizione e la qualità del vino. Basti pensare che circa il 90% delle regioni vitivinicole tradizionali – come Francia, Italia e California – si trova a medie latitudini.** Dove fino a non molto tempo fa le condizioni climatiche erano considerate ottimali. Il *climate change *sta però imponendo nuovi *standard*. Proprio in Italia (secondo Paese produttore al mondo) il 50-70% delle attuali aree vinicole potrebbe diventare inospitale entro la fine del secolo.

Il clima ideale per permettere la maturazione dell’uva dovrebbe essere abbastanza caldo e secco, ma senza eccessivi periodi di siccità. E invece **dal 1980 ai giorni nostri il 70% delle annate ha registrato livelli di piovosità inferiori alla media, con perdite fino al 40-60%**. Queste regioni ora subiscono frequenti ondate di calore intenso e siccità, inframezzate da fenomeni metereologici estremi (come grandinate e allagamenti). Che impattano sui costi e sulla reddittività delle coltivazioni. **Trattasi di condizioni anomale che vanno a corrodere la fenologia della pianta, ovvero le fasi principali del suo ciclo di crescita, accorciando notevolmente il periodo di maturazione dell’uva.**

**Negli ultimi 40 anni la vendemmia è arrivata con 2-3 settimane di anticipo. Per ritardarla il più possibile gli agricoltori hanno cercato di mettere in atto le strategie più disparate.** Le vendemmie prima del tempo non permettono tra l’altro lo sviluppo di alcuni degli elementi aromatici caratteristici dei vini, che solitamente vengono loro conferiti dall’uva matura. Non solo: le ondate di calore inficiano il controllo della gradazione dei vini. Il caldo rende infatti l’uva più zuccherina e ne incrementa il grado alcolico.

**Un’altra conseguenza di questa migrazione di massa consiste nella modifica permanente del sapore di molte varietà di vino. È il caso del Pinot Nero, che dalla Borgogna sta traslocando in Germania dove il nuovo suolo gli conferisce un sapore diverso da quello tradizionale. **La chiave risiede nel *terroir*, un termine francese che indica l’insieme di fattori ambientali e climatici unici che determinano la composizione chimica – e quindi il sapore – di un determinato vino. **Nascono così nuovi aromi e nuove opportunità. Soprattutto per quelle varietà che oggi vengono selezionate appositamente per la loro resistenza al calore, come il Touriga Nacional e l’Alvarinho*,* provenienti dal Portogallo.**

Come se non bastasse, le abitudini dei consumatori stanno cambiando.** I vini rossi oggi raggiungono i 15 gradi e in Francia, primo Paese produttore al mondo, si è riscontrata una crescente disaffezione nei confronti dei [vini](https://laragione.eu/adnkronos/comunicati/per-il-terzo-anno-consecutivo-clarendelle-e-domaine-clarence-dillon-tornano-come-fornitore-ufficiale-di-vino-dellacademy-of-motion-picture-arts-and-sciences-dellacademy-museum-of-motion-pictures/)a elevato contenuto alcolico.** Un *trend* che presto potrebbe coinvolgere anche il Bel Paese, senza contare l’ingresso sul mercato dei vini analcolici, che nel 2024 hanno visto Oltralpe un [incremento delle vendite](https://www.rfi.fr/en/france/20250112-french-winemakers-dilemma-alcohol-levels-go-up-as-consumption-falls?utm_source=flipboard&utm_content=RFIEnglish/magazine/France+News) pari al 10%. **Prova che, anche se da un lato questi mutamenti possono spaventare, in realtà offrono la possibilità di sperimentare nuovi orizzonti enologici.**

La sfida dei prossimi decenni sarà quella di adattarsi per preservare l’eredità di un settore che è parte integrante della nostra cultura e della nostra economia.

*Di Angelo Annese*
