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title: I dazi sono vecchi quanto il mondo, come i modi per aggirarli
description: I dazi (in positivo e in negativo) non li scopriamo certo adesso. Sono sempre esistiti. Usarli come arma geopolitica è invece roba di Trump
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date: 2025-04-06
author: Franco Vergnano
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/i-dazi-sono-vecchi-quanto-il-mondo-come-i-modi-per-aggirarli/
categories: [Economia]
tags: [curiosità, dazi, economia, esteri, politica, Trump]
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# I dazi sono vecchi quanto il mondo, come i modi per aggirarli

![dazi-vecchi-quanto-il-mondo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/04/dazi-vecchi-quanto-il-mondo-1024x639.jpg)

I dazi (in positivo e in negativo) non li scopriamo certo adesso. Sono sempre esistiti per generare un gettito contenuto o per compensare aiuti di Stato altrui. Usarli come arma geopolitica è invece tutta roba di Trump

Tutti ricordiamo l’iconica scena del film *cult* “Non ci resta che piangere” (1984) in cui Benigni e Troisi sono alle prese con il gabelliere di turno. «Chi siete? Cosa portate? Quanti siete? Un fiorino!». Un mitico, ricorsivo siparietto. Ma non basta. Perché **i dazi (in positivo e in negativo, come vedremo) non li scopriamo certo adesso. Sono sempre esistiti per generare un gettito contenuto** – grazie alla ricchezza che arriva dall’estero – **o per compensare aiuti di Stato altrui. I dazi come arma geopolitica sono invece [tutta roba di Trump](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/nessuno-vince-la-guerra-dei-dazi/).**

**Le gabelle ‘classiche’ esistevano già nella storica ‘mezzaluna fertile’ della Mesopotamia (leggi Hammurabi) più di 3mila anni prima di Cristo**. Sono infatti stati trovati contratti commerciali, vergati con scrittura cuneiforme su tavolette d’argilla, in cui venivano registrate queste ‘tasse sugli scambi’. Del resto **ancora oggi in diverse località (per esempio a Milano) nei quattro punti cardinali ci sono ancora le vestigia delle porte di accesso. Dove c’erano i gabellieri.** **I *baby boomer* possono forse ricordare gli *slalom* che si escogitavano per dribblare il dazio nostrano. Ovvero la tassa applicata ai beni che attraversavano i confini tra i Comuni**. I commercianti rinforzavano ad esempio le balestre delle automobili per non dare nell’occhio quando contrabbandavano merci, compresi i vitelli provenienti dal contado. Quella vera e propria tassa particolarmente invisa al popolo venne abolita in Italia solo nel 1972, dopo oltre quarant’anni di vita.

Comunque** i dazi, già esistenti anche presso i greci e i romani (come pure le ‘zone franche’) risalgono sostanzialmente al Medioevo**. Non per niente Benigni e Troisi ambientarono il loro film proprio sul finire di quel periodo. Il tema è scivoloso perché guerre commerciali, evasione fiscale, alleanze e conflitti bellici s’intrecciano. **Essendo connessi alla territorialità e ai confini, questi tributi** – perché di siffatta configurazione si tratta, a chiamarla con il suo nome – **erano (come d’altra parte lo sono tuttora) collegati alla sovranità statale e avevano lo scopo di regolare gli scambi.**

La funzione delle dogane (presidiate dai soldati, come pure oggi dalla Guardia di Finanza) era quindi anche di carattere militare. Poiché si occupavano della difesa del confine e della protezione dei commerci e delle carovane. Già allora però **l’istituzione dei diritti sulla merce in entrata e in uscita dal territorio determinava la diffusione di condotte finalizzate all’evasione delle gabelle**. Come sempre succede in questi casi.

**Una particolare categoria di prerogative fiscali – se così vogliamo chiamarle – è rappresentata dalle zone franche. Il primo esempio corroborato da fonti storiche certe viene dall’antica Grecia. Si tratta della piccola isola egea di Delo**. I Romani vi istituirono il porto franco fin dal 166 a. C. in seguito alla Terza guerra di Macedonia. Lo scopo era quello di punire la vicina Rodi. Colpevole – secondo la classica strategia delle alleanze seguita da Roma – di non averli sostenuti nella guerra contro Perseo. **Grazie ai vantaggi concessi ci fu un notevole incremento dei commerci con Grecia, Siria ed Egitto. Di conseguenza Delo divenne uno dei più importanti centri internazionali di stoccaggio del Mediterraneo.**

Un altro esempio ce l’abbiamo in casa.** Il decollo economico di Trieste è infatti avvenuto grazie a Maria Teresa d’Austria. Che trasformò la città nello scalo dell’impero austroungarico in seguito all’istituzione del porto franco, il 18 marzo 1719.** Due anni prima suo padre Carlo VI d’Asburgo aveva deciso la libera navigazione nell’Adriatico. A ben vedere che cosa racchiude quello che viene chiamato “porto franco”? **Non sono altro che ‘dazi negativi’, cioè tutta una serie di prerogative** – e non soltanto gabelle, esattamente come avviene con le *tariff* di Trump – **che agevolano appunto l’attività economica.** Poi sono arrivati il Gatt nel 1947 e la Wto nel 1995. Ma questa è un’altra storia.

Di *Franco Vergnano*
