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title: Il turismo azzoppato dai tassisti (che non ci sono)
description: "Il turismo in Italia va a gonfie vele eccetto per un servizio palesemente non consono alla nostra imparagonabile proposta turistica: i taxi"
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date: 2024-02-21
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/il-turismo-azzoppato-dai-tassisti-che-non-ci-sono/
categories: [Economia]
tags: [economia, turismo]
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# Il turismo azzoppato dai tassisti (che non ci sono)

![Il turismo azzoppato dai tassisti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Evidenza-sito-19.jpg)

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2023-07-03 07:36:51

2023-07-03 05:36:51

Le code infinite in stazione Termini a Roma per un taxi non fanno ormai più notizia. Una situazione grave, imbarazzante e oltretutto vecchia come il cucco

Reduce da alcuni giorni a Ibiza, isola turistica per eccellenza come ben saprete e meta prediletta per le notti infinite in discoteca da ragazzi, giovani e anche non pochi meno giovani, mi sono sorpreso a fare una banale considerazione: ci sono più taxi sull’isola delle Baleari che a Roma. Ovviamente non in senso stretto - non conosco il numero delle licenze dei taxi di Ibiza e saranno ben di meno di quelle di Roma in termini assoluti - ma l’efficienza del servizio è quella che sarebbe lecito attendersi in un luogo che vive di turismo.

Senza ulteriori paragoni che sarebbero ridicoli, resta il dato di fatto: non si fa turismo senza taxi. Roma, nostra capitale e una delle mete più ambite a livello mondiale, è come se avesse scelto di farne quasi a meno. In relazione al numero di visitatori e abitanti, si intende. Le fotografie delle code infinite alla stazione Termini non fanno più notizia ed è diventato ormai un tratto distintivo di chi la città la conosce sul serio riuscire a conquistare un’agognata auto bianca.

Una situazione insostenibile, grave, imbarazzante e oltretutto vecchia come il cucco. Abbiamo perso il conto degli anni passati a discutere di licenze dei taxi nella capitale - diventate un’arma mica da ridere anche in alcune competizioni elettorali - così come a Milano e in tutti i principali centri del Paese. La questione, è bene sottolinearlo, non è certo solo romana. Nella città eterna è ulteriormente aggravata dalle caratteristiche, dalle dimensioni e dal numero impressionante di turisti che (grazie al cielo!) si stanno registrando in questi mesi. Provate, peraltro, a trovare un taxi alla stazione centrale di Milano in una delle tante “week“ della moda o altro che caratterizzano la vita meneghina. Impresa ai confini della realtà, che ha spinto il sindaco Sala a chiedere mille nuove licenze.

Ce l’hai con i tassisti, si chiederà qualcuno: no, mai e poi mai. “Ce l’ho” con un Paese che non fa pace con un concetto basilare: solo la concorrenza può realmente tutelare il cittadino-consumatore. Solo la concorrenza rende più vantaggioso usufruire e pagare i servizi, di qualsiasi genere. Tutto il resto è frottola, rinvio, pilatesco atteggiamento per non inimicarsi la categoria X o Y e continuare a fare i pesci nel barile.

L’idiosincrasia alla concorrenza - con il dovuto rispetto, sono anni che parliamo di spiagge e tassisti manco fossero la Carta dei diritti delle Nazioni Unite - presenta ormai dei tratti patologici e va affrontata come fosse una delle grandi priorità del paese. Perché la concorrenza è uno spettacolare stimolo alla crescita e nei prossimi anni avremo bisogno di crescere come dell’aria.

Sembrerà strano collegare le file ai taxi a Termini all’andamento economico italiano, ma la capacità di rinnovare e aggiornare un servizio pubblico che in questo momento stiamo di fatto negando nelle più grandi città italiane costituirebbe un segnale importante della voglia di affrontare nodi ben più complessi. Coraggio.

di Fulvio Giuliani

Cercasi Taxi disperatamente

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2023-07-03 07:36:51

2023-07-03 05:36:51

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9926

2022-10-21 15:00:31

2022-10-21 13:00:31

Intervista a Lorenzo Pireddu, country manager Italia di Uber. Dal 2017 l'azienda ha preso una nuova direzione puntando l'attenzione sui mercati locali e la sicurezza. Sul ddl concorrenza parla chiaro: «Se i tassisti trovano un modo di collaborare con noi, trovo paradossale che a livello governativo non si trovi lo stesso tipo di allineamento e dialogo».

Nel giro di pochi anni la nostra vita quotidiana ha subìto modifiche profonde, grazie (qualcuno dirà “a causa”) ai colossi digitali e alla cosiddetta Gig Economy, quell’universo di lavori non più basati su una tradizionale e rigida struttura. La realtà è stata plasmata non poco nella Silicon Valley e fra i protagonisti di questa rivoluzione cominciamo a conoscere più da vicino la californiana Uber.

Brand universalmente noto e identificato con il concetto di nuova mobilità urbana, è stato a lungo sinonimo di forti contrasti con istituzioni, governi, amministrazioni locali e, più di chiunque altro, tassisti. Un dato di fatto che oggi nessuno in Uber si sognerebbe di contestare e che anzi viene richiamato per sottolineare il cambio di strategia a livello globale. «L’azienda ha deciso di prendere una nuova direzione a partire dal 2017 – ricorda il country manager Italia Lorenzo Pireddu – in concomitanza con il cambio di ceo global, Dara Khosrowshahi, che ha preso il posto del fondatore Travis Kalanick (ora fuori dall’azienda), impostando un riallineamento della società su valori differenti. Primo fra tutti l’attenzione ai mercati locali e alla sicurezza. Non solo nello scontato rispetto delle leggi, ma in una comprensione più profonda della realtà del Paese. Abbiamo così deciso di puntare con decisione alla collaborazione con i taxi, oltre che a lavorare con gli Ncc».

Un rapporto storicamente difficile (eufemismo) quello con i tassisti e da questo punto di vista negli ultimi mesi abbiamo assistito a un cambio epocale: «È una grande novità aver esteso la collaborazione dagli Ncc ai taxi, concludendo lo storico accordo con IT Taxi (il consorzio di radiotaxi più grande d’Italia)» spiega Pireddu. «Tutto questo è frutto di anni di dialogo che hanno permesso di capire come lavorare bene insieme. Un avvicinamento progressivo, che ha portato a partnership solo ieri impensabili: oggi anche i tassisti aderenti al consorzio possono accettare le chiamate Uber. Un rapporto win-win: tutti vincono, nessuno perde». Uber è perfettamente consapevole di avere costantemente i riflettori accesi sulle proprie attività, ma anche di restare una ‘semplice’ azienda: «La mobilità è cambiata. Noi abbiamo messo un cappello a ciò che stava succedendo nel mondo: la tecnologia, l’elettrico, la trasformazione delle città. L’Italia è un esempio emblematico: le riforme nel settore sono state tentate ancora prima che Uber arrivasse nel 2013. Non siamo noi a creare il bisogno di mobilità».

Al netto delle furibonde polemiche di questi giorni nella neo maggioranza su politica estera e giustizia, è proprio sulla concorrenza che si potrà fare (o non fare) la differenza e imprimere un’accelerazione al Paese. «Oggi ci proponiamo come interlocutore credibile» scandisce Lorenzo Pireddu. «Se i tassisti trovano un modo di collaborare con noi, trovo paradossale che a livello governativo non si trovi lo stesso tipo di allineamento e dialogo. L’esito della discussione legata al ddl Concorrenza credo si debba considerare un’occasione persa da tutto il settore per aggiornare la normativa e lavorare meglio al fine di offrire ai cittadini un servizio migliore. È evidente che il sistema oggi non sia in grado di gestire momenti di alta domanda. Lo hanno ammesso gli stessi radiotaxi. Questo non significa una liberalizzazione, che da parte nostra non è mai stata richiesta se non tantissimi anni fa ai tempi di Uber Pop (a proposito, dimenticatevi di Uber Pop, non ne sentirete parlare mai più)» sottolinea Pireddu, che così conclude: «La nostra non è ideologia, si tratta di garantire un servizio nel modo e nel momento giusti. Come è stato già fatto in tanti Paesi. Ci auguriamo di percorrere questa strada».

Di Fulvio Giuliani

All'Italia serve concorrenza, parola del country manager Uber

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2022-10-21 10:30:38

2022-10-21 08:30:38

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